Cannes/La palma d’oro va a “I, Daniel Blake” di Ken Loach (la recensione)

Torna al rosso la Palma d’oro del Festival di Cannes, che premia lo lo straziante I, Daniel Blake”, di Ken Loach. Lo avevamo già apprezzato alla vigilia scrivendo il 13 maggio scorso:

“Ma il film che brilla di più quest’oggi a Cannes è sicuramente “I, Daniel Blake” di Ken Loach. Alle prese con uno dei temi che ha caratterizzato di più il suo cinema. Il proletariato, quello vero. Gente che non ha soldi per fare una regolare spesa al supermarket, che deve vendere i mobili di casa per sopravvivere e non ha certo un telefono con il touchscreen. Ma ha dignità vendere, almeno Daniel Blake (uno straordinario Dave Johns), che dopo un infarto è costretto a chiedere aiuto allo Stato per sopravvivere. Senza sapere quante trafile burocratiche ci vogliano per ottenere l’assegno di sostentamento e ignaro che il suo percorso incrocerà quello di Katie (Hayley Squires), due figli e una vita tutta da rifare”.

 

 

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Quando non basta aver lavorato una vita intera

“Loach – aggiungevamo – mostra con la giusta partecipazione le vicende di uomo rispettabile, a cui però non basta aver lavorato una vita intera come falegname per non passare nel tritacarne degli impiegati dell’ufficio di disoccupazione. E allora Blake non la prende bene, rivendica il suo stato di normale cittadino, si rifiuta di accettare tutte le formalità che lo porterebbero ad avere un regolare sussidio (neanche scontato, visto che gli assistenti del personal care fanno di tutto per dimostrare che non sia vittima di una malattia invalidante). Piuttosto, trova sollievo nel dare una mano a Katie e i suoi due bimbi”.

 

Il regista è a fine carriera?
Il lento declino di quest’uomo di mezza età è raccontato sempre con misura, con la sensibilità di chi conosce molto bene il contesto che sta mostrando allo spettatore. Senza cadere nel patetismo e con una regia lineare e asciutta, tanto da far sembrare molti giovani autori presenti a Cannes degli autentici pivellini. Loach qualche anno fa era tornato sui suoi passi, dicendo che non si sarebbe ritirato, che aveva ancora una storia da raccontare. E se questa fosse l’ultima, allora avrebbe chiuso la sua carriera con un piccolo gioiello.

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Gli altri premi della giuria

Questi gli altri premi di Cannes: Il premio per il miglior attore del Festival di Cannes è andato a Shahab Hosseini per Le Client di Asghar Farhadi.
Il premio per la miglior attrice del Festival di Cannes eè andato a Jaclyn Jose (nella foto alla premiazione) per Ma’ Rosa di Brillante Mendoza.
Il premio per la miglior sceneggiatura a Ashgar Farhadi per Le Client.
Il premio per il miglior regista del Festival di Cannes è andato ex aequo a Olivier Assayas per Personal Shopper e Cristian Mungiu per Bacalaureat
Il Grand Prix della giuria del Festival di Cannes è andato a Xavier Dolan per Juste la fin du monde.
Il premio Camera d’Or per la migliore opera prima a Divines di Houda Benyamina.
La Palma d’oro del cortometraggio va a TimeCode del regista spagnolo Juanjo Giménez.

 

Nella foto di apertura: Ken Loach e Rebecca O’Brien

Il toto-palma della vigilia

I critici quest’anno sono molto divisi, i premi potrebbero stupire. La premiazione è visibile in diretta, in francese, sul canale del Festival di Youtube.

 

La sorpresa Tony Erdmann e il brasiliano Aquarius
Cominciamo dalle sorprese: “Tony Erdmann”, della tedesca Maren Ade, “Aquarius”, del brasiliano Kleber Mendonça Filho, e “Ma’ Rosa”, del filippino Brillante Mendoza, alla vigilia degli outsider, sono invece seri candidati alla Palma d’Oro. La giuria, visto che si tratta di nomi meno “pesanti” del solito, potrebbe tenerne fuori due e dare il Gran Prix (una piazza d’onore) ad uno dei tre.

 

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Da non sottovalutare Ken Loach e Almodovar

Tra i grandi “classici”, da non sottovalutare Ken Loach, con lo straziante “I, Daniel Blake” e “Julieta”, di Pedro Almodóvar. Entrambi si sono mossi nei loro terreni prediletti: la working class per Loach e il melodramma al femminile per il regista spagnolo. Loach, sembra un passo avanti, ma se i critici italiani questa volta sembrano aver voltato le spalle a Pedro Almodóvar, gli altri sono di altro avviso.

 

Ma Jarmusch potrebbe spiazzare

Potrebbe farcela anche la poesia di “Paterson”, stupendo piccolo/grande film di Jim Jarmusch sulla banalità del quotidiano e il suo risvolto eccezionale. A sparigliare le carte l’iraniano “The Salesman”, di Asghar Fahradi, un dramma dalle molteplici letture interpretative sul bene e sul male, “Elle”, la commedia nera di Paul Verhoeven, e “Juste la fin du monde”, di Xavier Dolan, come al solito in grande di sconvolgere (ma anche lasciare  perplessi) i critici.

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Due ottimi film rumeni, ma è difficile pronosticarli

Discorso a parte per i due film rumeni: “Sieranevada”, di Cristi Puiu, riunione di famiglia diretta con lodevole maestria, e “Bacalaureat”, di Cristian Mungiu, dramma con al centro un padre e una figlia. Sembrano i film più riusciti di questa edizione, ma è difficile pronosticare un grosso premio per entrambi.

 

Vincent Cassel verso la Palma d’oro come protagonista?

Per quanto riguarda le palme agli attori, in campo maschile non sembra esserci un favorito. Forse verrano premiati i silenzi di Gaspard Ulliel in “Juste la fin du monde”, o, sempre per lo stesso film, un arrabbiatissimo ma vulnerabile Vincent Cassel. Tra le donne è una corsa al fotofinish. Fino all’ultimo giorno la Sonia Braga di “Aquarius” sembrava avere messo le mani sulla Palma, o comunque possedere un vantaggio sulle colleghe.

Tra le donne in vantaggio in extremis la Hupper

Ma ieri, l’interpretazione di Isabelle Huppert in “Elle”, che da vittima diventa stalker del suo assalitore, ha rimesso tutto in discussione. Certo la Huppert ha già vinto due Palme d’Oro, nel 1978 per “Violette Noziére, di Claude Chabrol, e nel 2001 per “La pianista, di Michael Haneke. Riceverne una terza sarà molto complicato, nonostante i bookmakers, in questo momento, diano proprio l’algida e bravissima attrice francese come favorita.

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