Telefonia, il bluff del governo: disdette più veloci ma torna la penale

Un dietrofront, più che una liberalizzazione. Anche sul fronte della telefonia, il ddl concorrenza approvato venerdì in Consiglio dei ministri, ha mantenuto poche delle promesse fatte in precedenza. Tanto da far montare su tutte le furie le associazioni dei consumatori.
L’unica vera novità è la possibilità di recedere dal contratto senza inviare una raccomandata, ma utilizzando lo stesso mezzo con cui il contratto è stato sottoscritto. Ciò significa che, se il contratto è stato stipulato via telefono, anche la disdetta può seguire la stessa strada, idem se è stato stipulato via web: basterà una comunicazione inviata dal sito del gestore telefonico.

Restano i costi di chiusura del contratto
Molto più deludenti le novità riguardanti i costi, che oggi sono dovuti in ogni caso, quando si chiude un contratto. In un primo momento si era detto che questi sarebbero stati eliminati, nella versione definitiva del testo dovranno essere resi noti al cliente, voce per voce, al momento della sottoscrizione.

Torna la penale per il recesso anticipato
Altro passo indietro è stato fatto nel caso del vincolo di fedeltà: il ddl prevede che l’obbligo, per il cliente, di rimanere con lo stesso operatore con cui ha sottoscritto il contratto, non possa superare i 24 mesi (alcuni gestori impongono un obbligo di 30 mesi). Peccato che nella versione iniziale del provvedimento il vincolo scendeva a 12 mesi, facilitando i cambi di operatore.
Il governo, come fa notare l’Unione nazionale consumatori, lascia anche intatti i costi per l’utente in caso di risoluzione anticipata. Costi che avrebbero dovuto essere eliminati, e che invece vengono ridefiniti in forma di “penale”.
La penale – si legge all’articolo 16 –  deve essere “equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta”. Una dicitura che non vincola in nulla i gestori telefonici, tanto è generica. E che le associazioni dei consumatori contestano, in quanto reintroduce il concetto di “penale”, eliminato con le liberalizzazioni di Bersani nel 2006, e sostituito all’epoca con quello di “costi di uscita”.

“Così si incoraggiano le compagnie ad alzare i costi”
Secondo i rappresentanti dei consumatori avere inserito nell’ordinamento la parola “penale” potrebbe incoraggiare le compagnie telefoniche ad alzare i costi.
L’unico aspetto giudicato positivo è “il diminuire del valore della penale man mano che ci si avvicina alla scadenza naturale del contratto.

Più veloce la migrazione
Infine, altra novità di poco impatto, il provvedimento semplifica le procedure di identificazione dei clienti per la migrazione, che renderanno più veloce questa procedura. Magra consolazione.

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