Non sprecate: la Coop lancia il cibo da salvare

Primo non sprecare. Secondo trasformare gli scarti in risorsa, per sostenere chi versa in difficoltà economiche. Con la crisi che continua a mordere – famiglie con minori, anziani e sempre più giovani in difficoltà, dice l’ultimo rapporto Caritas – ridurre e valorizzare gli “avanzi” è un imperativo.

Come fare? A poche settimane dall’entrata in vigore della nuova legge 166/16 contro lo spreco alimentare, in vigore dal 14 settembre 2016, il tema è stato affrontato nel convegno organizzato da Coop il 20 ottobre a Roma, dal titolo “Meno spreco, più solidarietà”.

Gli obbiettivi virtuosi già raggiunti

In materia, la prima insegna della grande distribuzione in Italia ha già raggiunto obiettivi virtuosi. Negli ultimi 20 anni, applicando la legge del Buon Samaritano (155/03), Coop ha già riorganizzato i suoi magazzini riducendo gli sprechi e creato una rete con 800 associazioni di volontariato per distribuire alle persone indigenti le eccedenze alimentari. Un lavoro continuo che nel 2015 si è tradotto in circa 6 milioni di pasti, frutto di oltre 5mila tonnellate di alimenti donati, per un valore di circa 24 milioni di euro.
Un traguardo mobile, ora che la nuova legge antispreco permette di donare ancora di più.

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Oltre il Buon Samaritano
Sin dal 2003, con la prima legge sulla donazione delle eccedenze alimentari, Coop riorganizza le cessioni gratuite di rimanenze alimentari e lancia il progetto nazionale “Buon fine” (che in ambito locale è stato chiamato anche “Brutti ma buoni” e “Spreco utile”).

Tonnellate di alimenti non vendibili ma ancora buoni

Tonnellate di alimenti non più vendibili si trasformano in pasti da distribuire agli indigenti. Ci sono i prodotti freschi rimasti invenduti a fine giornata, come la frutta e la verdura che rischiano di appassire, i latticini e la carne da consumare in tempi brevi. Tutti gli alimenti confezionati, come la pasta, i biscotti, le conserve, gli omogeneizzati prossimi alla scadenza e perciò ritirati dagli scaffali con qualche giorno di anticipo. E persino i cibi perfettamente integri, ma “declassati” da una confezione ammaccata, che il consumatore medio non acquista. Una enorme mole di prodotti sistematicamente contabilizzati, riuniti in uno spazio dedicato e poi confezionati per essere consegnati alle onlus, che li trasformano in pasti da servire a mensa o in pacchi alimentari.

Nella foto in basso: da sinistra Andrea Lucatello, conduttore di Radio Capital; Livia Salvini, docente di Diritto tributario alla Luiss; Enzo Costa, presidente Auser; Maria Chiara Gadda, deputata Pd promotrice della legge contro lo spreco alimentare; Stefano Bassi, presidente Coop; Rossano Ercolini, ecologista; Monica Tola, Caritas e Matteo Guidi, amministratore delegato di Last Minute Market.

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Una legge che aiuta le imprese a donare
La legge del Buon Samaritano che tanto ha permesso di donare aveva però diversi limiti. Ora superati da quella appena entrata in vigore. “Ci convince l’approccio”, dice Stefano Bassi, presidente Coop, (nella foto in basso) “Diversamente dalla legge francese, che obbliga a donare (pena sanzioni e persino reclusione, ndr), quella italiana aiuta le imprese a farlo, ampliando le tipologie dei prodotti e sostenendo le imprese”.

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Le nuove norme riducono la burocrazia
Il nuovo testo riduce la burocrazia per le imprese che vogliono donare, allarga la platea (includendo tutte le associazioni di volontariato, non più solo le onlus, e compresi i gattili e i canili), include tra gli alimenti donabili quelli che hanno superato il Tmc, il termine minimo di conservazione, che sulle etichette leggiamo come “da consumare preferibilmente entro…”. Un’indicazione di consumo diversa dalla scadenza (“da consumare entro”) e che non riguarda la sicurezza dell’alimento.
Tutti cambiamenti normativi invocati dalle imprese e dal settore del volontariato, veri ispiratori della nuova legge.

 

Un ampio confronto con le associazioni del volontariato

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Maria Chiara Gadda (nella foto qui sopra), la deputata Pd che l’ha promossa, raccogliendo consenso trasversale, conferma: “Nei due anni di lavoro su questa legge, prima ancora di avviare quello parlamentare, c’è stato un ampio confronto con le associazioni delle imprese e del volontariato. Il risultato è stato mettere a sistema le esperienze virtuose esistenti, superando la burocrazia e gli ostacoli normativi. Con la vecchia legge già si recuperano 500mila tonnellate di alimenti ogni anno, ma resta un’eccedenza di 5,6 milioni di tonnellate. Ora si va a recuperare questo”.

 

Una misura di contrasto alla povertà

In confronto alle altre normative contro lo spreco alimentare varate in Europa, la nuova legge italiana è l’unica che agisce lungo l’intera filiera e che è in connessione con il mondo del sociale, sottolinea la prima firmataria del testo: “La nostra legge è una misura di contrasto della povertà, oltre che un provvedimento di natura ambientale”. Le fa eco Monica Tola, di Caritas Italiana: “Questa legge mette al centro il dono, non lo spreco. Rende più facile donare, e non è poco per chi come noi incontra tutti i giorni persone in condizioni di bisogno”. Stessi toni da Enzo Costa, presidente di Auser, che assieme a Coop e altri operatori fornisce cibo agli anziani non abbienti: “La legge è ottima per restituire il diritto al cibo, di cui oggi c’è chi ne è privato”.

Donare conviene
Prevenire lo spreco e valorizzare le eccedenze deve essere nelle corde di un operatore, come insegna Coop. Eppure, lo sforzo organizzativo (enorme prima della nuova legge) è premiante. Senza contare i benefici per la collettività e per le persone in condizioni di bisogno, l’impresa che dona può recuperare l’Iva degli alimenti ceduti a titolo gratuito, ridurre la mole di rifiuti da processare (la legge inoltre rinvia ai Comuni la possibilità di ridurre la tariffa sui rifiuti a chi dona le eccedenze), condividere con i propri clienti la scelta etica, più efficace di tanti slogan in odore di greenwashing (finta sostenibilità). Un discorso che non riguarda la realtà Coop, forte di 8 milioni e mezzo di soci fedeli alla linea e impegnati in prima persona sui valori cooperativi. Come quelli presenti al convegno, che hanno rivendicato con orgoglio l’esito dei questionari sottoposti agli altri soci Coop (il 99% non spreca cibo) o che hanno persino rimproverato il “loro” presidente Bassi, “colpevole” di non avere detto abbastanza chiaramente che in Coop la lotta allo spreco alimentare e la donazione delle eccedenze è la normalità da 20 anni.

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Un premio ai fornitori virtuosi
La verità è che Coop non perde un colpo. Si batte per la legalità e contro lo sfruttamento del lavoro nei campi (il “caporalato”) da ben prima della approvazione della legge di contrasto dell’odioso fenomeno. A maggio 2016 ha bruscamente eliminato l’olio di palma da tutti i suoi prodotti all’indomani del parere Efsa, che denunciava la presenza di contaminanti cancerogeni e i rischi correlati all’eccessivo consumo tra i giovanissimi. Ha finanziato 30 progetti triennali di ricerca contro l’Alzheimer. Ha il 93,2% dei dipendenti a tempo indeterminato. Ha modificato le capsule del caffè (nuova emergenza di rifiuto non riciclabile) facendole realizzare in materiale compostabile, assecondando chi, come Rossano Ercolini, il maestro esperto ecologista, vincitore del Premio Goldman Enviromental, sostiene che “l’imballaggio non riciclabile è un errore di progettazione al quale tutti i produttori devono rimediare con un nuovo design”.

Un premio per i fornitori che risparmiano sulle risorse
Tra qualche settimana Coop ne farà un’altra delle sue: premierà tra i suoi fornitori quelli che hanno attuato progetti di risparmio di acqua, energia e altre risorse. “Progetti documentati”, precisa Renata Pascarelli, responsabile qualità di Coop.

Lo spreco comincia già nei campi
Già, perché lo spreco – anche alimentare – comincia già nei campi e negli stabilimenti di produzione. Ma varia secondo una precisa geografia, dice Matteo Guidi, amministratore delegato di Last Minute Market, altro progetto sostenuto da Coop, che da 15 anni opera nel recupero a scopo solidaristico delle merci invendute. “L’inizio e la fine della filiera sono i punti dove c’è più spreco. In Europa il 52% dello spreco avviene nelle case (100 milioni di tonnellate di cibo). Se si aggiunge la ristorazione, pubblica e privata, si arriva al 75-77% del totale. Invece nei paesi in via di sviluppo lo spreco maggiore si verifica nella fase della raccolta e della post raccolta. Ciò vuol dire che in Africa è più importante esportare tecnologia, in Europa è invece necessario informare”.

Da ricordare bene, infine, che ogni famiglia butta nel cassonetto dei rifiuti 350 euro all’anno.


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Le premesse del convegno di Roma del 20 ottobre

(a cura della redazione di Consumatrici.it)

Pur essendo tra i meno spreconi d’Europa, anche sulle nostre abitudini c’è molto da fare. C’è chi compra troppo, fa la spesa una volta a settimana e perde il controllo della quantità di cibo necessaria. Chi non sa come conservare gli alimenti (basterebbe leggere l’etichetta). C’è chi cucina troppo e poi getta gli avanzi nel secchio. Per ragioni diverse, ogni anno buttiamo via cibi che valgono 350 euro. Sette banconote da 50 euro. Chi più chi meno: accanto a chi spreca sistematicamente c’è chi – per cultura o bisogno – non getta via neanche il pane raffermo. Sommando questi comportamenti individuali, ogni anno perdiamo 8,4 miliardi di euro solo per lo spreco che avviene fra le mura domestiche. Più o meno la cifra che serve per realizzare gli oltre 3.500 interventi prioritari per rimediare al dissesto idrogeologico.
Se aggiungiamo gli avanzi di ristoranti, bar, mense, supermercati, negozi, e le quantità di cibo commestibile ma scartato da produttori e distributori perché invendibile, si calcola che ogni anno in Europa sono buttate via 88 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 143 miliardi di euro.Gli italiani si dimostrano sensibili allo spreco alimentare e producono meno chilogrammi di rifiuti procapite (164) rispetto ai Paesi del Nord (187 in Svezia e 184 in Norvegia). Inoltre nel 67% dei casi (la media europea è del 58) leggono le etichette e controllano la data di scadenza. Questi sono due dei dati usati per presentare l’evento organizzato da Ancc-Coop “Meno spreco più solidarietà. L’impegno di Coop per ridurre e donare le eccedenze alimentari” che si terrà oggi pomeriggio, giovedì 20 ottobre, con inizio alle 16,30 al Centro congressi Roma Eventi per parlare della nuova legge antispreco.

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La tavola rotonda con gli esperti

A partire dalle 16.30, dunque, (e in diretta streaming sul sito RadioCoop.it) ne discuteranno il presidente dell’Associazione nazionale delle cooperative di consumatori Stefano Bassi, Maria Chiara Gadda, la deputata promotrice e prima firmataria della nuova legge anti-spreco ed esponenti di associazioni destinatarie delle donazioni dell’invenduto (Caritas e Auser). Si aggiungono alla tavola rotonda Livia Salvini docente di diritto tributario alla Luiss, e due esperti. Si tratta di Rossano Ercolini, coordinatore del Centro ricerca rifiuti zero di Capannori in Toscana e vincitore del premio Goldman environmental price 2013 (considerato il Nobel dell’ambiente), e Matteo Guidi, amministratore delegato di Last minute market.

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La “cena a spreco zero” con le ricetti dei ragazzi

Infine la chef Cristina Bowerman, da tempo attenta al sociale, e lo storico dell’alimentazione Maurizio Sentieri prepareranno una “cena a spreco zero”: degustazioni di ricette curate dai ragazzi di istituti alberghieri di tutta Italia e incentrate sul riuso e riciclo di cibo a partire da specifiche tradizioni territoriali.

Le infografiche sono prese dal sito Italiani.coop che è stato presentato di recente.

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