Sindrome del tunnel carpale: più colpite le donne, le colpe del mouse, come si cura

La sindrome del tunnel carpale è una patologia nervosa periferica abbastanza comune, causata dalla compressione del nervo mediano al polso. Le donne sono più colpite in un rapporto di circa 3 a 1 rispetto agli uomini. Come mai? “Probabilmente per la struttura anatomica (la conformazione del tunnel carpale è più piccola nel sesso femminile) e per fattori di tipo ormonale”, risponde il dottor Maurilio Bruno, Responsabile della 2° Unità Operativa di Chirurgia della mano e microchirurgia ricostruttuva dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano (nella foto in basso).

“Sicuramente esiste una correlazione tra la patologia e l’alterazione degli ormoni femminili, gli estrogeni: si è notato infatti che in momenti particolari della vita femminile, come la gravidanza e il passaggio alla menopausa, questo tipo di sindrome è più ricorrente”.

Quali sono gli altri fattori che possono determinarne l’insorgenza?

“Sono molteplici e molto diversi tra loro, non tutti noti”, risponde lo specialista. La sindrome può comparire in presenza di patologie sistemiche, come il diabete o l’ipotiroidismo. In altri casi, si manifesta a seguito di un trauma o frattura del polso. Altre volte ancora a favorirne l’insorgenza può essere un’attività lavorativa che comporti la ripetizione di certi movimenti: suonare uno strumento musicale come il violino, che costringe il polso in una posizione viziata, utilizzare strumenti lavorativi vibranti, come martelli pneumatici o motosega, lavorare al computer per molte ore al giorno, muovendo spesso il mouse”.

Ma qual è esattamente il meccanismo che porta a questa condizione?

“Diciamo innanzitutto che la sindrome del tunnel carpale è la più nota di una serie di patologie che vengono chiamate sindromi canalicolari da compressione nervosa (sindrome tarsale, sindrome del tunnel radiale, sindrome del canale cubitale, neuroma di Morton…)”, spiega il dottor Bruno. “La natura, infatti, fa scorrere i nervi attraverso dei canalicoli chiusi, allo scopo di proteggerli. Questi canali, però, per svariati motivi, non ancora del tutto noti, possono diventare nel corso della vita un po’ troppo stretti, causando la sofferenza del nervo che ospitano.

E nel tunnel carpale, in particolare, qual è la situazione?

Il tunnel carpale – una struttura osteo-legamentosa a forma di arco e situata tra la parte interna del polso e il palmo della mano – ospita al suo interno 9 tendini e un nervo, chiamato nervo mediano, che è al tempo stesso sensitivo (provvede alla sensibilità del lato radiale della mano) e motorio (permette di muovere il pollice in opposizione alle altre dita). La compressione del nervo porta ad una situazione di ischemia, ovvero i vasi sanguigni che circondano il nervo come una specie di manicotto subiscono una compressione ed il passaggio del sangue ossigenato si riduce: una situazione che acuisce ulteriormente la sofferenza del nervo e che ne compromette la funzionalità”.

Quali sono i sintomi?

“Nella fase iniziale i sintomi si limitano a episodi sporadici di formicolio e di senso di intorpidimento, che interessa soprattutto il pollice, l’indice, il medio e in parte l’anulare e che si manifesta soprattutto di notte”, spiega l’esperto. “Da qui si può passare quindi ad una fase intermedia, con l’accentuarsi del dolore ed una progressiva perdita di forza della mano e ad una fase ancora più grave, con indebolimento o addirittura paralisi dei muscoli che governano il movimento di opposizione del pollice”.

Come si arriva alla diagnosi?

Una diagnosi tempestiva è molto importante: “Durante la visita, il medico analizza il polso e la mano del paziente, ne raccoglie la storia clinica (patologie sofferte in passato, stato di salute, ecc.), esegue particolari manovre in grado di rilevare segni tipici della sindrome e la sofferenza del nervo”, spiega ancora il dottor Bruno. “La visita può essere completata con una elettromiografia, un esame che consente di misurare l’attività elettrica naturale del nervo”.

Come si cura?

“Nelle fasi iniziali la terapia è di tipo conservativo e prevede il ricorso ad un tutore di sostegno notturno, alla prescrizione di farmaci neutrofici (di solito, a base di vitamina B e di acido alfalipoico), volti a favorire la disinfiammazione del nervo”, afferma lo specialista. “Nelle forme più avanzate è necessario, invece, ricorrere ad una decompressione meccanica mediante l’intervento chirurgico. In pratica, viene allargato il tunnel, andando a recidere il legamente trasverso del carpo (il “tetto del tunnel”) liberando il nervo”.

Quali sono i tempi di recupero nel post operatorio?

“Una volta liberato il nervo, la maggior parte della sintomatologia dolorosa scompare”, risponde l’esperto. “Il paziente deve mantenere il polso bendato per un paio di giorni, successivamente può iniziare gli esercizi di riabilitazione. Nell’arco di uno o due mesi, tempo necessario affinchè il legamento reciso riesca a guarire, viene ripristinata la condizione meccanica che stabilizza il palmo della mano”.

Ci possono essere recidive o complicanze?

“La percentuale di recidiva a distanza è piuttosto bassa, si attesta attorno al 5%”, dice il dottor Bruno. “Nel 10% dei casi può esserci però una complicanza, cioè la formazione di una cicatrice reattiva peri neurale (cioè di reazione all’intervento chirurgico), che potrà essere curata con farmaci e cicli di fisioterapia.

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