Domani, quindi, la giustizia sportiva non dovrebbe squalificare l’allenatore del Napoli per discriminazione omofoba, ma per una offesa generica, punibile con una o due giornate di stop. Il ragionamento è tortuoso ma si spiega così: una curva viene chiusa solo quando epiteti razzisti sono rivolti contro giocatori di colore, così essendo l’esternazione di Sarri rivolta a Mancini, notoriamente eterosessuale, l’episodio non viene classificato come razzista, ma soltanto offensivo. In pratica Mancini è notoriamente non gay, dunque l’offesa non era discriminatoria.

Vedremo se si sceglierà questa strada “leggera” o se l’inchiesta continuerà in altre sedi.

A stemperare la situazione interviene anche il presidente degli allenatori Ulivieri, che cerca di circoscrivere l’episodio all’adrenalina che nasce in particolari momenti difficili in panchina.

“A me è capitato, – dice il presidentedell’Assoallenatori – e ho risposto in altri modi. Ho ricevuto lo stesso tipo di offesa e ho risposto: ‘Portami tua moglie e poi lo domandi a lei….’, Allora questo diventa maschilismo e non va bene neanche, ma oggi non si sa più cosa dire”.

Arriva il Tapiro d’oro

Le telecamere di Striscia la Notizia stamattina a Castel Volturno, dove si allena il Napoli.

A Maurizio Sarri è stato consegnato il Tapiro d’Oro. Sarri ha ribadito anche oggi le sue scuse e ha fatto ripetuto quello che aveva detto ieri sera: di aver avuto in passato amici omosessuali, purtroppo deceduti di recente, e ribadito  di non essere omofobo.

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