Bisfenolo A negli alimenti: per l’Efsa nessun rischio

Contrordine: il bisfenolo A non è nocivo per la salute umana, almeno nelle dosi in cui ne siamo esposti. Anche se è stato bandito da biberon e oggetti destinati alla prima infanzia, non può attualmente effetti negativi sulla salute degli adulti. Pur se presente in decine di oggetti di largo consumo, come le confezioni di cibo in scatola, scontrini fiscali, lattine e contenitori per alimenti.

 

“Troppo poco per avere effetti negativi”
Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare il BPA (questa la sigla dell’agente chimico) non rappresenta un rischio per la popolazione di alcuna fascia d’età, perché i livelli a cui siamo effettivamente esposti, sia da fonti alimentari che di altra natura, sono parecchio al di sotto delle soglie di tossicità. Tradotto: negli oggetti ve ne è così poco che, benché nocivo, non provoca nessun danno.

 

Dai contenitori per alimenti agli scontrini
Come spiega l’Efsa nel suo comunicato, il BPA è un composto chimico usato nella produzione di materiali a contatto con gli alimenti, come la plastica per stoviglie riutilizzabili (più esattamente il policarbonato, la cui sigla è un triangolo con all’interno il numero 7) e i rivestimenti interni per lattine. Il BPA è anche usato nella carta “termica” di scontrini e ricevute fiscali. I consumatori sono quindi esposti a questa sostanza attraverso i cibi, in cui “migrano” parti della sostanza, e il contatto diretto con questi prodotti.

Bandito dai biberon
La decisione dell’Autorità è arrivata dopo una valutazione, e un esame degli studi scientifici relativi sulla sostanza. In realtà,  le ricerche che indicano come dannosa questo agente chimico sono numerosi, tanto che nel 2011 una direttiva europea ne ha bandito l’uso per la fabbricazione dei biberon e di tutti i prodotti destinati alla prima infanzia. L’obiettivo della nuova valutazione era quello però di valutare i rischi effettivi per i consumatori, in base alla effettiva esposizione alla sostanza.

 

Stime e studi
D’altra parte, in base alla nuova valutazione la “dose” massima di esposizione giornaliera considerata sicura per gli uomini è stata ridotta di più di 10 volte, ed è passata da 50 ad appena 4 microgrammi per chilo di peso corporeo al giorno, ma si è calcolato che l’esposizione giornaliera di un consumatore medio è almeno di tre volte più bassa di questo limite. Dunque niente rischi. Ma i dati, si legge in fondo alla nota, sono frutto di una stima. Come ha spiegato la dottoressa Trine Husøy, membro del gruppo di esperti scientifici dell’EFSA che si occupa di materiali a contatto con gli alimenti (gruppo CEF) nonché presidentessa del gruppo di lavoro sul BPA: “Mancano dati sull’esposizione cutanea (per esempio, la quantità di BPA assorbita dall’organismo attraverso la cute per contatto con la carta termica), il che aumenta l’incertezza dei calcoli relativi all’esposizione attraverso la carta termica e i cosmetici”.

 

Vietato solo in Francia

Il Bpa è un interferente endocrino che può avere pesanti effetti sulla salute riproduttiva. Da gennaio 2015, in Francia. Il suo utilizzo è vietato in tutti i contenitori destinato a venire a contatto con gli alimenti.

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