Sci: “Violentata in squadra a 16 anni”: accuse choc dell’austriaca Werdenigg

Gravissime accuse da parte di Nicola Werdenigg, ex campionessa austriaca di sci alpino, contro la sua Federazione in un’intervista al quotidiano “Standard”.

La ex campionessa, che oggi ha 58 anni, quarta nella discesa olimpica a Innsbruck 1976, figlia dell’ex-allenatore austriaco Ernst Spiess e di Erika Mahringer (che vinse due bronzi olimpici a St. Moritz 1948), ha rivelato l’esistenza di abusi sessuali negli Anni ’70 che hanno macchiato la scena dello sci alpino austriaco.

“Violentata a 16 anni”

“Fui violentata all’età di 16 anni da un compagno di squadra, dopo essere stata fatta ubriacare assieme a un altro uomo”. La Werdenigg, nata a Innsbruck, nel gennaio 1973 debuttò in Coppa del mondo e poi concluse la stagione 1975-76 al terzo posto fra le discesiste.

“Tutti sapevano, ma…”

La ex campionessa aggiunge nella sua intervista: “Ci furono ripetutamente delle molestie sessuali, da parte degli allenatori, di altri compagni e anche di altri membri dello staff. Ho visto con gli occhi di una teenager diversi atti fra gli adulti che mi sembravano strani. È successo sotto gli occhi di tutti, se ne parlava quasi ogni giorno. Ma non ci furono conseguenze di alcun tipo. I rapporti di allora li definirei oggi come molto permissivi, le ‘avventure amorose’ facevano parte della quotidianità”.

Particolari choccanti

Poi il racconto della Werdenigg diventa molto più crudo: “Hanno registrato il primo coito di una compagna di squadra con una telecamera nascosta. E poi hanno mostrato il video a tutta la squadra. Per lei fu un dramma terribile. Si ritirò. Non ha sciato mai più. A lui non è successo niente. Era un periodo crudele, per noi c’era la sensazione che non si potesse far nulla per cambiare lo stato delle cose. L’abuso di potere, il sessismo evidente sono state accettate sotto il sigillo della normalità. Molte ragazze, fra cui anche io, sono finite nella bulimia”.

“Ora voglio rompere questo tabù…”

Alcuni anni dopo la Werdenigg si trasferì al collegio di Stams “dove le mie condizioni di vita sono definitivamente migliorate”. Ritiratasi nel 1981, oggi, vedova e madre di tre figli, ha più o meno elaborato tutte queste esperienze negative. “Ma sento l’obbligo di parlarne, voglio rompere questo tabù. Voglio impedire che si ripeta e spero di incoraggiare altri a parlarne”.

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