Caso Bozzoli, il giallo del padrone sparito in fonderia: c’entra una mazzetta?

Uno scambio di denaro e una serie di telefonate. Sono questi gli elementi su cui puntano gli inquirenti della procura di Brescia nel tentativo di far luce sulla morte (ritenuta certa) di Mario Bozzoli (a sinistra nella foto sotto), l’imprenditore di Marcheno scomparso un anno fa (era il 7 ottobre 2016) all’interno della sua fonderia e probabilmente gettato nel forno di fusione dei lingotti. Ma c’è anche un’altra morte, stavolta un suicidio, su cui fare chiarezza. È quella del’operaio di Bozzoli, Beppe Ghirardini (a destra sotto), trovato avvelenato accanto a un ruscello a Case di Viso, nella zona di Ponte di Legno.

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Due inchieste collegate

I fascicoli d’indagine sono ancora due, sequestro di persona nel caso dell’imprenditore e istigazione al suicidio in quello dell’operaio. Per i magistrati e gli investigatori, però, si rafforza l’idea formulata fin dall’inizio che i due casi siano collegati. Ma per saperne di più occorre attendere la conclusione degli accertamenti medico-legali condotti dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Accertamenti che, focalizzati sulle ceneri in fonderia, non hanno fatto emergere tracce di Dna di Bozzoli.

Caso Bozzoli, il Pm: “Chi ha ucciso ha pianificato tutto”, ma non ci sono prove, le notizie del 27 dicembre 2015

“Chi ha ucciso Mario Bozzoli ha pianificato tutto”: ne sono sempre più convinti gli inquirenti che indagano sulla morte dell’imprenditore bresciano scomparso l’8 ottobre scorso.

Ma prove certe ancora non ne sono state trovate. Contro i nipoti Alex e Giacomo e gli operai Oscar Maggi e il senegalese Abu ci sarebbe “un quadro indiziario molto pesante”, ma nient’altro, almeno finora.

I nipoti da tre anni pare che avessero manifestato malumore contro lo zio e la frase “prima o poi uccido lo zio” pronunciata da Giacomo non sarebbe un caso isolato.

Ora la fonderia rischia di chiudere

Dopo la scomparsa dell’imprenditore Mario Bozzoli avvenuta lo scorso 8 ottobre, due mesi e mezzo senza notizie e l’indagine a carico dei nipoti e di 2 operai, ora una nuova tegola si aggiunge al caso. È il rischio che la fonderia di Marcheno (Brescia) coli a picco perché, come scrivono i sindacati, “l’azienda rischia il fallimento e per i lavoratori queste sono feste di assoluta incertezza”. Non sta infatti reggendo la società, nonostante il buon andamento fino alla sparizione di Mario Bozzoli, a causa del blocco delle attività seguite al sequestro degli impianti di produzione.

Chiesto un incontro con il procuratore di Brescia

“Il rischio è quello di trovarci un’azienda se non fallita, ma in liquidazione”, ha detto Stefano Olivari della Fim Cisl. “La proprietà ha pagato le tredicesime, ma non può dare certezze per il futuro. La produzione è ferma da più di due mesi”. Ora è stato chiesto un incontro con il procuratore capo di Brescia, Tommaso Buonanno, per capire se e quando il lavoro nella fonderia di Marcheno potrà riprendere.

Interrogati gli operai indagati: “Nulla da dichiarare”. Le notizie del 22 dicembre

Per ascoltare la versione dei 2 nipoti di Mario Bozzoli, ci vorrà ancora qualche giorni. Oggi, intanto, sono stati ascoltati Oscar Maggi (nella foto sotto) e Aboagye Akwasi (Abu), gli operai della fonderia all’interno della quale l’imprenditore di Marcheno, nel bresciano. Accusati insieme a Giacomo e Alex Bozzoli di omicidio e occultamento di cadavere, sono stati sentiti per alcune ore.

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“Ha chiarito la posizione circa i fatti”, ha detto l’avvocato Alberto Scapaticci che difende Maggi. “Non ho nulla da dichiarare”, aveva invece affermato Umberto Goffi, il legale dell’operaio senegalese. Stretto il riserbo sul contenuto delle dichiarazioni rese agli inquirenti.

 

Domani saranno sentiti in procura i 4 indagati: le notizie del 21 dicembre

Finora non c’è nessuna prova indiscutibile, ma non sembrano campate in aria le accuse contro Giacomo Bozzoli (nella foto sotto mentre entra in caserma), suo fratello Alex e i due operai su cui si indaga e che saranno sentiti domani, martedì 22 dicembre, dagli inquirenti. In particolare, Giacomo, nipote del titolare della fonderia scomparso da più di due mesi, al centro del giallo di Brescia, “avrebbe manifestato a terze persone il proposito di uccidere lo zio”.

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Insieme all’altro nipote, Alex, 36 anni, Giacomo è indagato dalla procura di Brescia per omicidio volontario dello zio Mario e distruzione del cadavere. Pesanti ipotesi di reato, in concorso con i due dipendenti presenti quella sera, Oscar Maggi e il senegalese Akwasi Aboagye, detto Abu.

Il terzo operaio, Giuseppe Ghirardini (nella foto sotto), presente quella notte in fonderia, è stato trovato morto il 18 ottobre a Case di Viso di Pontedilegno. Se fosse ancora vivo – a quanto si dice a Brescia – sarebbe anche lui tra gli indagati.

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Giallo della fonderia, il nipote di Bozzoli: "Prima o poi ammazzo lo zio"

Perquisizioni senza esito

Ma le perquisizioni finora sono state senza esito. Solo otto banconote da 500 euro, trovate in casa di Alex, hanno richiamato l’ attenzione dei carabinieri.

 

“Consapevoli della nostra innocenza”

“Siamo sbigottiti di essere indagati”, dicono Alex e Giacomo. “Siamo consapevoli della nostra assoluta innocenza. Non abbiamo mai pronunciato minacce di morte nei confronti di nostro zio, né a lui direttamente né tanto meno con altre persone”.

 

Ma le indagini stanno seguendo solo questa pista

Ma le indagini della Procura di Brescia ormai sono indirizzate solo sulla pista dei parenti. Per il sostituto procuratore Alberto Rossi, titolare dell’ inchiesta, quella dell’ omicidio e del corpo nel forno, sarebbe l’ unica ipotesi “logicamente accreditabile”.

Il sequestro di persona invece è “non ipotizzabile stante la mancanza di richieste di riscatto”.

 

Il dolore della signora Bozzoli 

“La speranza che Mario fosse ancora vivo c’è sempre stata. Gli ultimi sviluppi hanno però gettato me e i miei figli nello sconforto”.

Sono le parole pronunciate da Irene Zubani e riportate da Il Giornale di Brescia. La moglie di Mario Bozzoli, non si dà pace dopo i quattro avvisi di garanzia notificati. “Fa effetto e fa male. Un conto è pensare che possa essere morto, un altro è vederlo scritto”, spiega la signora (forse vedova) Irene.

Concorso in omicidio volontario

L’accusa è di concorso in omicidio volontario e distruzione di cadavere. Oscar Maggi, operaio della Bozzoli di Marcheno, Giacomo e Alex Bozzoli, nipoti di 30 e 36 anni dell’imprenditore scomparso, assieme a un altro operaio, lo straniero Abu, secondo indiscrezioni in ambienti investigativi sono indagati in merito alla scomparsa di Mario Bozzoli, sparito l’8 ottobre scorso dalla sua fonderia di Marcheno, nel Bresciano. I quattro vengono sentiti in presenza dei rispettivi avvocati (nella foto Giacomo Bozzoli mentre entra nella caserma dei carabinieri di Brescia, in piazza Tebaldo Brusato).

L’input da perquisizioni in Valtrompia

In mattinata gli uomini dell’Arma hanno eseguito una serie di perquisizioni domiciliari in Valtrompia a carico di dipendenti dell’azienda da dove l’otto ottobre scorso è scomparso l’imprenditore Mario Bozzoli. Perquisizioni anche nelle abitazioni dei nipoti dell’imprenditore. Gli interrogatori per Maggi e Abu sono terminate intorno alle 13 di oggi, venerdì 18 dicembre, e in mattinata sono arrivati anche i nipoti.

Erano tutti presenti la sera della scomparsa

Tutti e 4 gli indagati erano presenti al momento della scomparsa dell’imprenditore. Inoltre Giacomo, alla guida della sua Porche Cayenne, ha fatto degli spostamenti nei pressi della fonderia tra le 19 e le 20 dell’8 ottobre. Suo fratello Alex è stato invece ripreso dalle telecamere di Chi l’ha visto mentre strappava alcuni documenti in ufficio.

 

Vicino a Ghirardini un’altra capsula di cianuro: le notizie del 26 novembre

Le capsule di cianuro ora sono diventate due. Vicino al corpo di Giuseppe Ghirardini, il dipendente dell’imprenditore bresciano Mario Bozzoli scomparso dalla sua fonderia, è stato trovato un frammento di una seconda capsula al cianuro.

Ancora non si sa se l’operaio della fonderia Bozzoli di Marcheno si è suicidato o se (cosa più probabile) è stato costretto da qualcuno a ingerire la capsula di cianuro che aveva nello stomaco e che non si è aperta.

 

Una testimonianza a Chi l’ha visto del 25 novembre

A Ponte di Legno, accanto al cadavere, c’era un’altra capsula. La novità arriva poche ore dopo la “testimonianza” a Chi l’ha Visto di uno dei dipendenti della fonderia: “Giacomo Bozzoli rubava materiale allo zio Mario”. Giacomo è il nipote dell’industriale scomparso nel nulla.

 

“Ghilardini sapeva e ha fatto una brutta fine”

Un altro dipendente, parlando con il Corriere della Sera, afferma: “Ghirardini (nella foto in basso) sapeva e guardate che fine ha fatto. Nessuno parla per paura, la avrei anche io”.

Nessuno crede al suicidio: le notizie del 15 novembre

Giuseppe Ghirardini non si è suicidato col cianuro. Non ci crede l’avvocato Marino Colosio, che assiste l’ex moglie brasiliana dell’operaio: “Un cacciatore come lui si sarebbe sparato con uno dei suoi fucili… Non aveva motivi per suicidarsi… Faccio fatica a pensare che abbia fatto tutto da solo…”, dice l’avvocato, ma le incongruenza non mancano.

Come e perché l’operaio è finito a Case di Vivo sulla strada del Tonale, a 100 chilometri da casa, dopo aver camminato per 4 chilometri fino al torrente Frigidolfo? È stato trovato lì appoggiato a un albero, oramai assiderato, con accanto una bottiglietta di Gatorade, servita per inghiottire il baccello di silicato di 4 centimetri per quasi 2 iintrovabile sul mercato, ma non nella fonderia dove il cianuro viene usato in alcune lavorazioni.

Ma se Ghirardini voleva suicidarsi perché percorrere cento chilometri? Ancora tante le domande senza risposta.

 

La svolta rappresentata dal cianuro

Ora la svolta c’è. Giuseppe Ghirardini, l’operaio della Bozzoli prima scomparso e poi trovato morto poco dopo la sparizione del suo datore di lavoro, che forse è stato ucciso all’interno della sua azienda, è morto per avvelenamento da cianuro. Lo confermano gli inquirenti.

Nello stomaco del dipendente dell’azienda bresciana è stato trovato, infatti, un oggetto contenente un’anima di cianuro, non naturale e che non si troverebbe sul mercato libero. Il corpo di Ghrlardini era stato trovato in un luogo molto lontano dall’azienda in cui lavorava da anni. Ora si attendono novità anche per la sorte toccata a Mario Bozzoli.

 

Non è deceduto per cause naturali

Mentre si infittisce la schiera dei mitomani sul caso Bozzoli, Giuseppe Ghirardini non sarebbe morto per cause naturali.

Lo hanno stabilito i Ris di Parma che hanno completato ieri l’accertamento sul corpo estraneo ritrovato nello stomaco dell’addetto ai forni della fonderia Bozzoli di Marcheno,  l’azienda da dove l’8 ottobre è scomparso l’imprenditore Mario Bozzoli.

Secondo i Ris Ghirardini sarebbe morto avvelenato dal cianuro, che si trovava nello strano contenitore rintracciato nel suo stomaco dall’autopsia.

 

Un corpo rigido lungo quattro centimetri

Si tratterebbe di un corpo del diametro di due centimetri e lungo quattro centimetri. Al momento non se ne conosce la natura esatta: c’è infatti chi parla di una bacca o di un farmaco, ma nonostante il riserbo degli inquirenti, al momento, potrebbe trattarsi di un involucro. Occorre capire dunque cosa contenga e non si esclude che sia veleno. Intanto questa mattina, 13 novembre, sono iniziate le operazioni di svuotamento dei 2 forni per andare alla ricerca di tracce del corpo dell’imprenditore sparito nel nulla.

I mitomani: “Sappiamo dov’è il corpo”

Intanto gli investigatori devono fare i conti anche con un altro fenomeno: quello dei mitomani, che si presentano illustrando falsi indizi, teorie, suggerimenti e c’è anche chi sostiene di sapere dov’è il corpo di Mario Bozzoli. Ma al momento, ovviamente, nulla di concreto è emerso, solo maggiori difficoltà per chi conduce le indagini.

Le 8 telefonate alla moglie la sera della scomparsa

I misteri si aggiungono ai misteri, nel caso Bozzoli. Il più recente riguarda le almeno 7 o 8 telefonate all’ex moglie prima di scomparire ed essere ritrovato morto. Lo ha detto agli inquirenti Antonia Rosilene Rodrigues Freitas, la donna d’origine brasiliana che era stata sposata fino al 2012 con Giuseppe Ghirardini, il dipendente della Bozzoli Srl sul cui decesso rimangono molti interrogativi Nella foto qui sopra è con i suoi cani).

Ora la ex moglie dell’uomo vive in Brasile con il figlio di 7 anni e le chiamate non risposte risalirebbero alla sera precedente la scomparsa dell’operaio. Lei non attendeva telefonate dall’Italia, quella sera, e il bambino aspettava dicembre per rivedere il padre.

La moglie di Bozzoli sentita per 3 ore: le notizie delle settimane scorse

Intanto ieri, martedì 27 ottobre, Irene Zubani, la moglie dell’imprenditore Mario Bozzoli, è stata ascoltata dal procuratore Alberto Rossi per 3 ore come persona informata sui fatti. Riserbo su quanto è stato riferito agli inquirenti, ma sembra che buona parte di quel tempo sia stato usato per ricostruire ancora una volta i rapporti familiari tra suo marito, il fratello e i nipoti, con i quali gli attriti erano molto forti.

 

Una violenta lite tra parenti prima della scomparsa

A questo proposito, sempre ieri, sera emersa una novità, per quanto ancora da confermare. Prima della scomparsa tra i fratelli Bozzoli ci sarebbe stata una lite accesa degenerata al punto che si sarebbe passati alle mani. Si tratta di un’indiscrezione raccolta da BresciaOggi, indiscrezione derivata da voci che circolano a Marcheno e sempre secondo le stesse voci al diverbio avrebbero assistito alcuni dipendenti. Non si ancora se tra loro c’era anche Giuseppe Ghirardini, l’operaio di 50 anni trovato senza vita ai piedi del Passo Crocedomini”.

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L’anatomopatologa Cattaneo ancora al lavoro

Intanto l’anatomopatologa Cristina Cattaneo anche ieri ha lavorato a lungo nella fonderia Bozzoli di Marcheno, in provincia di Brescia. La Cattaneo (nella foto sopra e sotto) ha cercato per ore tracce in un’azienda sotto sequestro da quindici giorni. Ma ancora non ha trovato le risposte attese dagli inquirenti.

La convinzione degli inquirenti: Bozzoli è morto

Non ci sono ancora prove certe che Mario Bozzoli, l’imprenditore bresciano scomparso nel nulla la sera dell’8 ottobre, sia effettivamente morto. A Brescia la Procura ne è convinta, ma il fascicolo resta aperto per sequestro di persona.

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“Piccoli passi sono stati fatti”

“Piccoli passi avanti sono stati fatti – hanno riferito fonti investigative riportate dal Giornale di Brescia – ma tracce determinanti non ci sono”.

 

Quindici giorni e ancora nessuna certezza: le notizie del 23 ottobre

Non ci sono svolte nelle indagini sul “caso Bozzoli”, ma i colpi di scena non mancano. Patrizia Scalvi (nella foto grande), l’avvocato della moglie e die figli di Mario Bozzoli ha deciso di abbandonare l’incarico. “Dopo la diffusione mediatica della denuncia della moglie di Bozzoli – dice l’avvocatessa – non ritengo di restare all’interno di un sistema che non riesce a salvaguardare la riservatezza di informazioni delicatissime, rischiando di compromettere anche le indagini.

È stato la stessa legale a decidere di interrompere il rapporto con la moglie e i figli di Mario Bozzoli.  E ha aggiunto: “I processi così diventano mediatici, mentre la fuga di notizie, atto deplorevole e incosciente, non mira sicuramente all’accertamento della verità. Sono ben lieta di non condividere i sistemi di questa natura e di battermi per moralizzarli”. Insomma una bella porta sbattuta in faccia, non si capisce bene a chi. Forse lla Procura di Brescia, forse solo agli investigatori che hanno lasciato trapelare le accuse della signora”.

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Le perquisizioni dei giorni scorsi al fratello e ai nipoti

Sul fronte investigativo la novità che emerge sul caso Bozzoli sono le perquisizioni dei giorni scorsi (ma se ne è avuta notizia solo il 23 ottobre) delle case del fratello dell’imprenditore scomparso Adelio e dei due nipoti, Alex (36 anni) e Giacomo (30 anni). Inoltre ci si concentra anche sulle parole di un quarto operaio, lo straniero Corens, presente in fabbrica – a detta di Adelio Bozzoli – insieme a Giuseppe Ghirardini, trovato morto a Ponte di Legno), Abu e Oscar Maggi quel giovedì in cui Massimo Bozzoli è scomparso.

Caso Bozzoli, il procuratore: “Cerchiamo le tracce di un omicidio”

“Lavoriamo all’ipotesi investigativa di omicidio con distruzione di cadavere, consumato all’interno della fabbrica. Dobbiamo accertare se all’interno del capannone possano rinvenirsi frammenti di ossa o altro che possano essere ricondotti a Mario Bozzoli”. Lo ribadisce il procuratore capo di Brescia, Tommaso Buonanno, mentre si sta procedendo a un nuovo sopralluogo nella fonderia di Mario Bozzoli dove è tornata l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, nominata come perito dagli inquirenti.

La moglie: “Mio marito aveva paura ad andare in fabbrica”

Si concentrano sempre più sulla famiglia del fratello di Mario Bozzoli le indagini per la sparizione dell’imprenditore bresciano. A quanto scrive Repubblica, era stata proprio sua moglie a metterli nero su bianco nella denuncia presentata dopo la sua scomparsa ai carabinieri di Tavernole sul Mella.

“Mio marito – ha dichiarato la signora Irene Zerbini – aveva paura ad andare in fabbrica”. E ha illuminato anche maggiormente la scena del delitto: aveva paura dei nipoti, i figli del fratello, sospettati di trafugare del materiale dall’azienda di Marcheno per accumularlo in vista della loro nuova fonderia.

 

Lo scontro con la famiglia di Adelio

A quanto si è capito all’interno della famiglia Bazzoli non c’è armonia tanto che il fratello Adelio ha chiesto nei giorni scorsi di riaccendere i forni per continuare l’attività. Ma la fonderia Bozzoli da martedì è sotto sequestro perché nei due forni potrebbe essere nascosta la prova della fine del titolare Mario, proprietario dello stabilimento con il fratello Adelio.

Il blocco della fonderia non è gradito da tutti in famiglia. La messa a riposo dei forni crea un grave danno all’attività, secondo Adelio. Ma forse c’è dell’altro.

I sigilli erano stati sollecitati – invece – dalla moglie dello scomparso, Irene, e i figli Claudio e Giuseppe, che – interessati a non disperdere eventuali tracce biologiche – avevano nominato un legale, Patrizia Scalvi, per tutelare meglio i loro interessi.

 

I nipoti Alex e Giacomo col padre pensano a un’altra azienda

Non danneggiare la produzione senza tuttavia porre ostacoli alle indagini. È la posizione del fratello dello scomparso, Adelio, che con i figli Alex e Giacomo, anche loro impiegati nell’azienda di famiglia, non avevano ancora nominato un legale di fiducia per opporsi al provvedimento di stop degli impianti – e soprattutto dei forni – alla ricerca di eventuali tracce biologiche. Carabinieri (compresi i Ris e le squadre di ricerca supportate da cani molecolari) e procura vogliono però proseguire nei sopralluoghi della fonderia. A questo proposito, sarebbe già stato conferito l’incarico a un perito.

L’uomo che prelevava documenti è il nipote dello scomparso

Intanto è stato chiarito un terzo giallo della vicenda: è stato individuato l’uomo che le telecamere di Chi l’ha visto avevano ripreso mentre si infilava in tasca fogli di carta nell’ufficio di Mario Bozzoli. Si tratta del nipote Alex che lo ha comunicato agli stessi inquirenti spiegando che si trattava solo di vecchi articoli di giornale.

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La fumata anomala di un forno: le notize del 21 ottobre

“Quella sera un impianto dei forni fu riavviato a seguito di una fumata anomala”: è quanto – secondo Il giornale di Brescia – avrebbe dichiarato a verbale uno degli operai della Bozzoli sentito dai carabinieri.
Verosimilmente si tratta di uno di quei dipendenti che per ultimi videro Mario Bozzoli, l’imprenditore 50enne scomparso dalla sua azienda la sera dell’8 ottobre scorso. Forse dello stesso Giuseppe Ghirardini, l’operaio poi misteriosamente trovato cadavere ben lontano dalla sua abitazione.

 

Ieri sera a Porta a Porta e stasera a Chi l’ha visto

Se n’è parlato, ieri sera, a Porta a Porta, la trasmissione di Bruno Vespa. E stasera, 21 ottobre, tornerà a occuparsi della vicenda anche la trasmissione di Rai3 Chi l’ha visto, condotta da Federica Sciarella. Secondo le anticipazioni, l’apertura della puntata sarà dedicata proprio al caso di Marcheno e si tornerà sul video in cui si vede un uomo – identificato poi in uno dei nipoti di Bozzoli – che preleva fogli di carta (lui sostiene articoli di giornale) appena prima che l’azienda venga messa sotto sequestro.

Ancora tante domande senza risposta

Tornando all’accensione anomala dell’altoforno, a che ora esattamente si verificò quella fumata anomala? Cosa la provocò? Potrebbe averla causata la caduta nel forno di Mario Bozzoli? O al contrario potrebbe essere stata proprio la misteriosa fumata ad attirare l’imprenditore nei pressi del forno, con un epilogo tragico, come appunto un volo fatale nel forno, che può essere aperto anche durante il funzionamento?
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Un drammatico incidente o una spinta?

E si è trattato di un drammatico incidente o di una caduta conseguente ad una spinta? E a parlare ai carabinieri della fumata ai carabinieri è stato, per caso, Ghilardini, l’operaio scomparso proprio il mattino del giorno in cui sarebbe stato nuovamente ascoltato dagli investigatori?

A insistere, da Vespa, sulla fumata anomala, è stato in particolare Andrea Biavardi, direttore del settimanale “Giallo”.

 

Un caso che si ferma quando sembra vicino a una svolta: le notizie del 20 ottobre

 

Brescia, l’impressione è che per il “caso Bozzoli” si sta andando a una stretta. Dopo che i Ris sono stati tutto il giorno in azienda, l’avvocato dell’imprenditore scomparso, Patrizia Scalvi, sostiene: “Bisogna indagare sul forno, Bozzoli potrebbe non essere mai uscito dalla fonderia”. Il legale della famiglia di Mario Bozzoli poi aggiunge: “La soluzione del giallo potrebbe venire dall’analisi delle scorie di lavorazione”. E fonti vicine alle indagini sottolineano che in aziend anon c’era più accordo tra i fratelli, sull’evoluzione delle scelte da fare.

Aperto un fascicolo per “istigazione al suicidio”

L’ultima novità è di ieri: la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di istigazione al suicidio in relazione alla morte di Giuseppe Ghirardini, l’operaio di Marcheno, scomparso mercoledì scorso e trovato cadavere domanica, sulle montagne intorno a Ponte di Legno (Brescia). Si tratta, è stato spiegato in ambienti giudiziari, di un’ipotesi tecnica, per consentire accertamenti quali l’autopsia che è stata eseguita ieri, lunedì 19 ottobre, mentre gli esiti si sapranno solo nei prossimi giorni.

 

Eppure Mario era sereno…

“Mario era sereno quella sera e non ho visto movimenti strani in azienda”: ha detto uno degli operai della fonderia Bresciana Bozzoli presenti in azienda la sera della scomparsa dell’imprenditore Mario Bozzoli e collega di Giuseppe Ghirardini.

“La sera dell’8 ottobre, il giorno della scomparsa, Bozzoli mi aveva chiesto di non andare via alle 18, ma di aspettare le 19. L’ultima volta che l’ho visto era impegnato sul muletto” ha spiegato l’operaio, da 14 anni dipendente di Bozzoli. Sulla possibilità che l’imprenditore sia finito in uno dei forni dell’azienda, l’operaio ha detto: “Impossibile prendere un uomo della struttura fisica di Mario e buttarlo dentro il forno con facilità”.

 

I Ris al lavoro nell’azienda da domenica

Da domenica mattina alle 8,30, i militari del Ris dei carabinieri e l’anatomopatologa Cristina Cattaneo stanno effettuando un sopralluogo nella fabbrica di Marcheno (Brescia) dalla quale è scomparso, l’8 ottobre scorso, l’imprenditore Mario Bozzoli. Bozzoli era stato visto, quel giorno, da un suo dipendente, Giuseppe Ghirardini, che poi è stato trovato morto nella Valle Camonica.

Un giallo sempre più profondo

Il giallo di Marcheno è sempre più profondo, anzi si è arricchito di un nuovo elemento dopo che è stato trovato, ieri pomeriggio, il cadavere di Beppe Ghirardini, uno dei tre operai che hanno visto per ultimi l’industriale che sembra sparito nel nulla. Non a caso nell’azienda è stato chiesto l’intervento dei cani da cadavere, quelli che sono in grado di individuare i corpi delle persone defunte. Quindi non si cerca più l’industriale vivo. Nel frattempo, da questa mattina, i carabinieri dei Ris stanno facendo rilievi nell’altoforno e sono accompagnati in azienda dall’anatomopatologa Cristiana Cattaneo. I carabinieri si sono detti certi che l’anatomopatologa tornerà.

Al momento nessun elemento sulla morte

Tornando alla morte dell’operaio, il medico legale è accorso sul torrente, accanto al corpo senza vita di Beppe Ghirardini, l’operaio bresciano di 50 anni, addetto ai forni nella fonderia Bozzoli di Marcheno, in alta Valtrompia e scomparso da mercoledì scorso. Ma gli investigatori finora non hanno comunicato nessun elemento chiarificatore, neppure se c’è stato o no un colpo di pistola.

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I messaggi su Facebook prima della scomparsa

A precedere la scomparsa dell’operaio, pare benvoluto dal titolare che lo considerava solo un po’ “pasticcione”, due messaggi su Facebook, “guardati bene le spalle sempre… Pugnalate arrivano da chi meno te lo aspetti” (nella foto sopra) e “Madonnina proteggici, aiutaci nelle difficoltà”. Poi più nulla, ma per il procuratore aggiunto di Brescia, Luigi Maria Dell’Osso, la morte di Ghirardini “potrebbe rendere meno complessa e incomprensibile” anche la scomparsa di Bozzoli.

L’ipotesi del nascondiglio da raggiungere

In attesa dei riscontri dell’autopsia, un’ipotesi è che Giuseppe Ghirardini sia morto per cause naturali, forse di freddo, e le tracce di fuoco accesso nei pressi del corpo sembrano dare ulteriore consistenza a questa tesi. Ma perché l’operaio avrebbe dovuto raggiungere il torrente che scorre nei pressi di Case di Viso, in alta Valcamonica? Forse per raggiungere un nascondiglio e lì ripararsi. Del resto, la giornata in cui l’uomo è morto era fredda e il maltempo imperversava. Ma perché nascondersi? Di certo c’è che Ghirardini era stato sentito dai carabinieri e doveva essere riascoltato proprio quando si sono perse le sue tracce.

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Il sindaco di Marcheno: possibile un malore

I rilievi sono stati condotti dai carabinieri del Ris, non si sa molto di certo, ma le indiscrezioni non parlano di un colpo di pistola. Ghirardini era vestito, con gli stivali ai piedi, non distante da un torrente che si trova a un’ora e mezza di strada a piedi dal luogo in cui è stata trovata la sua auto.

Ma le ipotesi si susseguono e non si sa come accertare quello che dicono le diverse fonti. Nella serata di ieri, ad esempio, il sindaco di Marcheno, Diego Bertussi, ha affermato che la causa del decesso potrebbe essere stato un malore. Morte naturale, quindi. Ma l’ipotesi del sindaco contrasta con tutti il “colpi di pistola” di cui si era parlato nel pomeriggio. Possibile che un particolare così importante resti controverso?

 

Ricostruzioni contrastanti

C’è chi dice che sul cadavere non c’è nessun segno di violenza e chi parla di un colpo di pistola.

“Ci hanno detto che probabilmente è morto mercoledì, ma adesso devono fare l’autopsia. Siamo disperati”, afferma un parente dell’operaio dalla casa di famiglia in via Aleno. Ghirardini, 50 anni, un figlio e una compagna in Brasile, era l’addetto ai forni dell’azienda di Marcheno.

Mercoledì mattina è uscito di casa dicendo che sarebbe andato a caccia: i fucili e i cani sono rimasti, però, nella sua villetta di via Abeni, mentre la sua auto è stata ritrovata nella zona in cui oggi pomeriggio è stato scoperto il cadavere.

Il cadavere sulla riva di un torrente

Ghirardini era scomparso da mercoledì, lo stesso giorno in cui era sparito Mario Bozzoli, il proprietario dell’azienda. Il cadavere è stato trovato sulle rive di un torrente nella zona poco distante a dove mercoledì pomeriggio aveva abbandonato l’auto a Ponte di Legno, nel Bresciano.

 

Era uno dei tre dipendenti presenti l’ultima volta col titolare

L’operaio lavorava nell’azienda di proprietà di Mario Bozzoli, l’imprenditore bresciano scomparso nel nulla da oltre una settimana, ed è uno dei tre dipendenti che erano presenti nella fonderia l’ultima volta che il suo datore di lavoro è stato visto (Mario Bozzoli è nel riquadro qui sopra).

 

Era stata trovata venerdì sera la Suzuky Vitara

Nella serata di venerdì è stata trovata la sua automobile, una Suzuki Vitara marrone nei pressi di Ponte di Legno nel Bresciano lungo una strada denominata Tonalina. La distanza tra il punto di ritrovamento dell’auto e l’ultimo luogo dove il cellulare dell’uomo ha agganciato una cella, all’altezza del passo di Crocedomini, è di circa 80 km. La vettura, dopo gli accertamenti della Scientifica sul posto durati quasi tutta la notte, è stata portata al comando provinciale dei carabinieri di Brescia dove saranno ultimate le analisi.

È sparito anche un dipendente di Mario Bozzoli, l’imprenditore di Marcheno (Brescia) scomparso da una settimana (nella foto in alto in un montaggio con l’esterno della sua fonderia).

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Ma una Suzuki Vitara marrone, quella di Giuseppe Ghirardini, il dipendente della fonderia Bozzoli di Marcheno scomparso da mercoledì mattina, è stata ritrovata ieri sera nei pressi di Ponte di Legno, nel Bresciano.

L’operaio lavora nell’azienda di proprietà di Mario Bozzoli, l’imprenditore bresciano scomparso, a sua volta, nel nulla da una settimana, e sarebbe uno dei tre dipendenti che erano presenti nella fonderia l’ultima volta che il suo datore di lavoro è stato visto di persona.

 

La prefettura voleva sospendere le ricerche dell’imprenditore, ma poi…

La prefettura di Brescia aveva deciso ieri sera di sospendere le ricerche di Bozzoli, il cinquantenne di cui non si hanno più notizie da sette giorni.

 

L’operaio era stato sentito venerdì

Ma oggi si è verificato un fatto nuovo. Manca anche un dipendente da martedì sera, che si è allontanato sulla sua Suzuki. Si chiana Giuseppe Ghirardini, 50 anni anche lui. Lo vedete nella foto qui sopra. Era stato ascoltato dai carabinieri venerdì scorso. È un giallo nel giallo.

Intanto all’interno della fonderia di sua proprietà dove Bozzoli è stato visto vivo per l’ultima sono state completate senza alcun esito le operazioni di smassamento del materiale ferroso. Nessuna traccia nemmeno all’esterno, anche se è stato cercato in una vasta area e se la fonderia è stata passata al setaccio dai Ris di Parma.

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Il giallo era iniziato l’8 ottobre

Il giallo è iniziato esattamente otto giorni fa, la sera dell’8 ottobre: “Sono in ritardo, ma parto e fra poco sono a casa” aveva detto Mario Bozzoli alla moglie.

Ma l’imprenditore nella sua casa di Marcheno, in Valtrompia (Brescia), non è mai arrivato. Sembra essere sparito nel nulla, nel breve tratto di strada che separa l’ufficio dallo spogliatoio, dove Bozzoli di solitiìo si cambiava i vestiti prima di salire in auto e tornare a casa. “È successo qualcosa in fonderia”, hanno sostenuto i familiari. Ora si aggiunge la notizia – decisamente inquietante – della seconda “sparizione”.

 

Lo scontro con il fratello e la riaccensione dei forni

A quanto si è capito all’interno della famiglia Bazzoli non c’è armonia e il fratello Adelio ha chiesto di riaccendere i forni per continuare l’attività. Ma la fonderia Bozzoli da martedì è sotto sequestro perché nei due forni potrebbe essere nascosta la prova della fine del titolare Mario, proprietario dello stabilimento con il fratello Adelio.

Il blocco della fonderia non è gradito da tutti in famiglia. La messa a riposo dei forni crea un grave danno all’attività, secondo Adelio.

I sigilli erano stati sollecitati – invece – dalla moglie dello scomparso, Irene, e i figli Claudio e Giuseppe, che – interessati a non disperdere eventuali tracce biologiche – avevano nominato un legale, Patrizia Scalvi, per tutelare meglio i loro interessi.

Il fratello propende per riaccendere i forni

Non danneggiare la produzione senza tuttavia porre ostacoli alle indagini. È la posizione del fratello dello scomparso, Adelio, che con i figli Alex e Giacomo, anche loro impiegati nell’azienda di famiglia, non avevano ancora nominato un legale di fiducia per opporsi al provvedimento di stop degli impianti – e soprattutto dei forni – alla ricerca di eventuali tracce biologiche. Carabinieri (compresi i Ris e le squadre di ricerca supportate da cani molecolari) e procura vogliono però proseguire nei sopralluoghi della fonderia. A questo proposito, sarebbe già stato conferito l’incarico a un perito.

L’uomo che prelevava documenti è il nipote dello scomparso

Intanto è stato chiarito un terzo giallo della vicenda: è stato individuato l’uomo che le telecamere di Chi l’ha visto avevano ripreso mentre si infilava in tasca fogli di carta nell’ufficio di Mario Bozzoli. Si tratta del nipote Alex che lo ha comunicato agli stessi inquirenti spiegando che si trattava solo di vecchi articoli di giornale.

Nella fonderia c’erano tre dipendenti

Al momento della scomparsa del proprietario, nella fonderia c’erano tre dipendenti presenti e quello sparito ieri è uno di questi tre. L’uomo è ricercato vicino al passo Crocedomini che collega Valsabbia, Valtrompia e Vallecamonica. È l’area che ore fa avrebbe agganciato la cella telefonica del cellulare dell’uomo. La scomparsa è stata denunciata ieri sera da un parente.

Ipotesi agghiacciante: è finito in un forno?

“Ci orientiamo all’interno della fonderia, cosa sia successo non lo sappiamo ma qualcosa è successo”, ha detto l’avvocato Patrizia Scalvi, legale della famiglia Bozzoli. “Qualora sia finito nel forno, non c’è certamente entrato da solo”: ha aggiunto l’avvocatessa che, insieme a Zeno De Battisti, perito di parte nominato nei giorni scorsi, cerca tracce di una possibile colluttazione avuta da Mario Bozzoli prima della sua scomparsa.

Un appello: dategli i farmaci per l’ipertensione

Patrizia Scalvi ha comunque lanciato un appello su espressa richiesta della moglie e dei figli dell’imprenditore. “Mario Bozzoli – ha detto l’avvocato Scalvi – è affetto da ipertensione e nel momento in cui fosse trattenuto contro la sua volontà ha bisogno della somministrazione di questi farmaci: Olpress e Concord”. L’avvocato Scalvi ha poi invitato “tutte quelle persone che possono aver sentito qualche cosa all’interno dell’azienda nella serata di giovedì a non avere paura e a presentarsi dagli inquirenti per parlare”.

Le ricerche anche a Lodrino

Le ricerche si sono estese fino a Lodrino, un paese a una decina di chilometri di distanza, dove la famiglia possiede un’abitazione estiva. All’interno dell’azienda di Marcheno, in alta Val Trompia nel Bresciano, dove l’uomo è stato visto per l’ultima volta, Protezione civile e carabinieri hanno completato lo smassamento dei cumuli di materiale ferroso presente nella fonderia ma tracce dell’imprenditore scomparso non sono ancora state trovate. L’azienda resta sotto sequestro come disposto dalla Procura di Brescia che ha aperto un inchiesta per sequestro di persona.

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