“Come Diletta Leotta”: il 30% degli italiani ha contenuti osé sullo smartphone

Il fenomeno si chiama sexting, neologismo che scaturisce dalla contrazione di due vocaboli inglesi, sex e texting, e identifica lo scambio di contenuti hard tra due o più persone. Scambio che può comprendere solo foto o video spinti oppure accompagnati da brevi testi che li rendono ancora più espliciti. Dalla storia di Tiziana Cantone, la ragazza napoletana suicida dopo la diffusione di filmati a luci rosse divenuti virali, a quella della giornalista Sky Diletta Leotta, vittima di un “furto” telematico, si moltiplicano i casi di abuso.

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I dati delle ricerche

Solo tra gli adulti – secondo una ricerca di fine 2015 curata da Brandon T. McDaniel e Michelle Drouin, rispettivamente della Pennsylvania State University e della Indiana University-Purdue University Fort Wayne – si arriva a sfiorare il 30%. Ma il sexting non è sconosciuto quando l’età diminuisce. Secondo dati di Telefono Azzurro, infatti, il 20% degli adolescenti ha scambiato immagini a contenuto sessuale e, in base a una ricerca condotta con Doxa Kids, il 35,9% dei ragazzi conosce qualcuno che ha fatto sexting.

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La ragazza di Venaria e la prof sbadata

Il caso di Diletta Leotta e quello di Tiziana Cantone (senza dimenticare il video della violenza su una minorenne riminese girato e veicolato dalle amiche della ragazzina) dimostrano che si può diventare vittime di sexting anche se non si diffonde niente o se si diffondono contenuti a una ristretta cerchia ritenuta, a torto, affidabile. Lo stesso è successo a una quattordicenne di Venaria (Torino), che a marzo 2016 ha tentato il suicidio dopo essere stata sottoposta da coetanei a bullismo anche attraverso foto hard. Ancora prima c’è stato il furto del cellulare a un’insegnante di Wernigerode, Germania, divenuta lo zimbello della scuola dopo che i suoi allievi, tra i 12 e i 16 anni, hanno messo le mani sullo suo smartphone.

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I trucchi per non farsi scoprire

Ma ci sono casi, ancora protagonisti i più giovani, in cui il sexting viene praticato in modo consapevole e smaliziato al punto che a inizio 2016 ha destato scalpore l’intervista a una sedicenne che, pizzicata dai genitori, si è ingegnata e ha trovato il modo di continuare nascondendo i contenuti più piccanti a mamma e papà. Come? È bastato scaricare app per conversare via Internet senza che possano essere visibili a nessuno tranne che gli interessati.

Mai lasciare in giro i telefoni

Allora come difendersi, quando il sexting lo si subisce? Denunciare subito, quando si diventa vittime di uno scambio del genere e se proprio non si può fare a meno di qualche scatto hot il consiglio è quello di non conservarlo su strumenti potenzialmente alla portata di tutti, conoscenti o estranei, come capita con i cellulari. Semmai è più utile stoccarli su dischi esterni da riporre in luoghi sicuri. E non collegati a Internet. Del resto vale il vecchio consiglio: l’unico dispostivo sicuro è quello che non accede a una rete.

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