“Leggere è una faccenda da gatti”: felino trova nei libri le risposte mancanti agli umani

È senza dubbio una sottile e ironica leggerezza la caratteristica principale del romanzo “Leggere è una faccenda da gatti” di Alex Howard (nella foto sotto, Garzanti, 200 pagine, 16,90 euro) che ha conquistato il pubblico inglese celebrando il potere della letteratura attraverso le vicende di un protagonista quanto mai insolito. Al centro dell’agile romanzo c’è infatti G.B., il gatto della Biblioteca dell’università di Edimburgo, un felino del tutto singolare perché capace di dedicarsi alla lettura dei libri più disparati con la stessa velocità e lo stesso piacere con cui divora pezzetti di bacon e si fa fare i grattini dietro l’orecchio sinistro.

Storia ispirata al gatto Jordan

Una storia tenera, quella scritta da Howard, che si è ispirato al gatto Jordan, assiduo frequentatore dell’Università di Edimburgo, del quale ha “studiato” i movimenti. Nel romanzo G.B. è niente meno che un “gatto pensante”, una particolare “specie” in grado di elaborare riflessioni e domande: per questo legge i libri, per trovare le risposte ai rompicapo che affollano la sua mente. Sembra quasi di vedere questo esserino dal pelo morbido, con una zampa bianca e una nera e i baffi eleganti, mentre si aggira nel “suo” territorio universitario o mentre esplora nuove zone della città, cercando sempre di comprendere l’ambiente (spesso troppo rumoroso per i suoi gusti) che ha di fronte.

Interrogativi sui comportamenti umani

Ma ciò che più colpisce è che, proprio grazie a scrittori del calibro di Nietzsche, Shakespeare, Joyce e Orwell, G.B. riesce a interagire in modo diverso con il mondo degli uomini: l’arguto felino, pur non rinunciando mai alla sua erba gatta, ai suoi sonnellini al caldo della biblioteca o a sfrenate cacce ai topi, si interroga infatti sui comportamenti umani, riuscendo a svelarne qualità, debolezze e contraddizioni con una semplicità disarmante.

Il messaggio ai lettori

Proprio grazie alle frenetiche attività di G.B. (e quelle dei suoi compagni di viaggio, il cugino londinese Tom Suddilondra e quello francese Bibliochat e l’adorata Micia della Pozzanghera), il libro offre più di un messaggio ai lettori, spingendoli a considerare quanto troppo spesso il nostro modo di fare di ‘umani’ sia inutilmente complicato e incapace di apprezzare le piccole cose della vita. Gli occhi di G.B. scrutano gli uomini con attenzione, cercando di carpirne i segreti. E mentre riflette sul fatto che i gatti sono ferratissimi in relax, gusto del cibo, rispetto per la natura e disprezzo per le sciocchezze, il protagonista a quattro zampe considera quante differenze ci siano con gli uomini anche sul piano delle emozioni.

Emozioni viscerali

Se i gatti le esprimono in modo viscerale, apprezzandone “la follia, la danza, i suoni e i significati” ma anche comprendendone i limiti, gli esseri umani hanno invece la tendenza “a nasconderle dietro silenzi e frasi ambigue”. Tanto che secondo G.B. gli uomini sono così inconsapevoli del mondo da non aver nulla o quasi da insegnare ai gatti. Tuttavia per entrambi, gatti e uomini, di certo vale un insegnamento: tra pensare alla vita e viverla, conviene sempre la seconda opzione, per poter “essere nel momento”, al centro di ogni esperienza. Da non perdere le letture consigliate e le ‘scoperte’ sempre nuove sugli uomini scritte alla fine di ogni capitolo.

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