“Tre passi nel buio”: a San Lazzaro la rassegna che scava negli enigmi irrisolti

L’estate inizia con “Tre passi nel buio” alle porte di Bologna, a San Lazzaro. Si intitola così la rassegna tra noir e cronaca targata Giostra Film. Un viaggio negli enigmi irrisolti che, dal 23 al 26 giugno prossimi (si inizia alle 21), riporterà d’attualità casi la cui eco si è affievolita nel corso del tempo. Si parte con i delitti del Dams e l’omicidio di Francesca Alinovi (nella foto sotto) d’inizio anni Ottanta e si prosegue facendo un salto indietro nel tempo, tra l’inizio e la metà del secolo scorso, con “Da Murri a Nigrisoli: omicidi e processi che sconvolsero Bologna”.

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Una serata dedicata a Tenco e alla sua morte

Nella terza serata si parla di musica e di un suo grande protagonista, Luigi Tenco (nell’immagine sotto), raccontando anche della sua morte al Festival di Sanremo nel 1967. Serata finale domenica 26 giugno con la proiezione del documentario “Voci in nero” di Riccardo Marchesini, quello attraverso cui si “racconta il lato oscuro del territorio, quello che gli scrittori di noir hanno ben documentato nei propri romanzi fondendo la suggestione letteraria con la denuncia sociale”.

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Scrittori, giornalisti, esperti, attori e musicisti sul palco

Nomi noti, quelli che si alterneranno sul palco nella corte del Comune (via Emilia 92). Ci sono gli scrittori Grazia Verasani (nella foto sotto), Marcello Fois, Carmelo Pecora e Antonio Bagnoli, i giornalisti Claudio Santini, Davide Turrini e Pierfrancesco Pacoda e l’investigatore Ugo Vittori che ai tempi dei delitti del Dams era in servizio come poliziotto a Bologna. A loro si aggiungono musicisti e attori che inframezzano il dialogo.

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Marchesini: “Raccontiamo storie per tenere viva la memoria”

“Finalmente torniamo a raccontare storie che tengono viva la memoria e danno il giusto merito agli intellettuali della città”, dice Marchesini (sotto), regista di Giostra Film e conduttore di Tre passi nel buio. “Lo avevamo fatto in passato con altre rassegne. Poi i tagli alla cultura avevano reso tutto più difficile. Ora dunque si torna a fare narrazione, ma soprattutto cultura cercando di condividerla il più possibile”.

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