Il glaucoma cronico: “Patologia subdola, prima causa di cecità al mondo”

Lo chiamano il “killer silenzioso della vista” per l’assenza di sintomi significativi. Il glaucoma cronico è una patologia subdola, difficile da diagnosticare, che spesso viene scoperta casualmente durante una visita oculistica per altri motivi e, talvolta, purtroppo, quando ormai l’occhio ha subito danni irreversibili. L’ultimo stadio è la cecità. In Italia, si ritiene ne soffra circa il 3% della popolazione, soprattutto over 40.

Come si caratterizza questa malattia?

“Il glaucoma cronico è la più comune di un gruppo di patologie che sono caratterizzate dall’aumento della pressione oculare”, spiega Francesco Bandello (nella foto sopra), primario dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. “All’interno del bulbo dell’occhio è presente un liquido, chiamato “umore acqueo”, che assicura nutrimento alle strutture oculari e che fuoriesce dall’occhio attraverso vie naturali. Quando, per qualche motivo, tali vie si ostruiscono e l’equilibrio tra l’umore acqueo che circola nell’occhio e quello eliminato si altera, la pressione del bulbo aumenta. Questo fa sì che il sangue non riesca ad irrorare in modo adeguato il nervo ottico, che va in atrofia”.

Come vedere attraverso un binocolo, senza saperlo

L’atrofia del nervo ottico porta ad un danno graduale, ma irreversibile. “Il campo visivo si riduce sempre più, ma con modalità talmente lente che la persona non ne ha consapevolezza”, continua lo specialista. “Per dirlo con un’immagine, è come se vedesse attraverso un binocolo senza rendersene conto. Ad un certo punto, può succedere che le capiti di andare a sbattere contro un tavolo, lo stipite di una porta, o qualsiasi ostacolo rimasto ormai fuori dal suo campo visivo”.

Esiste anche una forma acuta

“Quando la fuoriuscita dell’umore acqueo diventa addirittura impossibile perché si chiude completamente lo spazio anatomico deputato al suo deflusso all’esterno dell’occhio (il cosiddetto angolo sclero-corneale), l’esordio della malattia avviene improvvisamente, dato che la pressione oculare aumenta in modo vertiginoso in breve tempo”, afferma l’esperto. “Questo accade in persone che hanno una conformazione dell’occhio particolare, con un angolo sclero-corneale molto ristretto.

Col passare degli anni, tra l’altro, lo spessore del cristallino aumenta e questo fa sì che l’iride, che è la struttura anatomica che lo precede, venga spinta in avanti, ostacolando ulteriormente il deflusso dell’umore acqueo fuori dall’occhio”.

Nella forma acuta, il sintomo è un dolore insopportabile

“Il glaucoma acuto si manifesta solitamente nelle ore serali o notturne, quando l’iride si dilata naturalmente e si vengono quindi a creare con maggior facilità quelle condizioni che portano alla chiusura totale dell’angolo sclero-corneale e all’aumento della pressione”, spiega il professor Bandello. “A differenza della forma cronica, è caratterizzato da una sintomatologia estremamente intensa: il paziente avverte un dolore forte, insopportabile, che può portarlo addirittura allo svenimento. L’occhio diventa duro, di consistenza lapidea. Se non si interviene in tempo – instillando un apposito collirio e praticando con il laser un buco nell’iride in modo che l’umore acqueo possa di nuovo defluire – il rischio è la cecità”.

La patologia ha una familiarità o altri fattori predisponenti?

“Sia il glaucoma cronico sia quello acuto presentano una familiarità”, afferma lo specialista. “Un fattore di rischio può essere la presenza di altre malattie (per esempio, l’ipermetropia, nella forma acuta; la miopia elevata in quella cronica). All’origine, inoltre, può esserci l’uso sconsiderato di colliri a base di cortisone, che in soggetti predisposti possono causare un aumento significativo della pressione oculare”.

La terapia può bloccare il glaucoma, ma non lo fa regredire

“Una visita oculistica periodica dopo i 40 anni è fondamentale per una diagnosi tempestiva del glaucoma” conclude il professor Bandello. “La terapia si basa principalmente su colliri in grado di regolare la pressione dell’occhio e che, naturalmente, vanno utilizzati a vita. Oggi esistono anche soluzioni terapeutiche altetrnative, come trattamenti laser o tecniche di microchirurgia mini-invasiva (si posizionano all’interno dell’occhio minuscole valvole che favoriscono il deflusso dell’umore acqueo verso l’esterno). Va detto però che la terapia “blocca” il glaucoma nello stadio in cui è arrivato: eventuali danni già esistenti non possono essere eliminati”.

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