730 precompilato e spese sanitarie: così perderemo 1,5 miliardi

È partito ufficialmente il 15 aprile il 730 precompilato, un modulo che tutti i lavoratori dipendenti e pensionati (circa 20 milioni) possono compilare on line in pochi minuti, evitando Caf e commercialisti per la dichiarazione dei redditi. Ma la soluzione ideata dall’Agenzia delle Entrate per semplificare la vita ai contribuenti fa già parlare di sé.
Si è già detto che il modello è incompleto, in quanto non contempla lo spazio per scaricare le spese mediche.

 

6 milioni di contribuenti “scoraggiati”

Secondo una proiezione della  Fondazione nazionale dei commercialisti  ciò potrebbe spingere circa 6 milioni di persone a rinunciare alle detrazioni, lasciando nelle casse dello Stato 1,5 miliardi di euro. La ragione?
Per potere scaricare le spese sanitarie e quelle relative ai farmaci i modelli precompilati dovranno essere integrati e modificati. E, a differenza di quelli rimasti “intatti”, saranno sottoposti a ulteriori controlli del Fisco. Di l’ipotesi della Fondazione dei commercialisti: “Molti di questi oneri detraibili sono di importo minimale e danno diritto a un risparmio che in alcuni casi non giustifica il sostenimento del costo di Caf e professionisti per la presentazione del 730”, riferiscono al Corriere.

 

Un’impresa troppo complicata

Secondo i commercialisti il risparmio medio per contribuente sarebbe di 191 euro. Una cifra che per molti non vale “l’impresa” di modificare il 730, specie se ciò comporta, oltre alle perdite di tempo, e al costo delle prestazione di un commercialista per l’integrazione, il rischio di essere sottoposti a controlli da parte del Fisco.

 

Allo Stato 1,5 miliardi in più

“I nostri calcoli – ha dichiarato Giorgio Sganga – presidente della Fondazione nazionale commercialisti -mostrano che il numero zero del precompilato scoraggerà probabilmente il 50% di contribuenti aventi diritto a percepire le detrazioni. Per un totale di circa 1,5 miliardi di euro”.
Anche Carlo Garbarino, professore di diritto tributario alla Bocconi interpellato dal Corriere della Sera considera questa ipotesi plausibile: “I contribuenti sono incentivati a non esperire tutte le possibilità per timore di lungaggini burocratici e costi. Il precompilato è uno strano ibrido, un’innovazione incompiuta che probabilmente avrà scarsi risultati pratici”.

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