“I bambini ci guardano”: viaggio di un maestro tra le parole dei più piccoli

In prima linea, ma sempre un passo indietro per non prevaricare, prendendo il giusto tempo, instillando passione e responsabilità, offrendo strumenti e linguaggi per comprendere se stessi e aprirsi agli altri. È con questo spirito che Franco Lorenzoni (nella foto sotto) ha affrontato per 30 anni il delicato ruolo di maestro di scuola elementare, un impegno che racconta nel libro “I bambini ci guardano” (Sellerio, 344 pagine, 14 euro).

Scuola relegata in secondo piano

Come in un diario condiviso, Lorenzoni porta sulla pagina il tempo quotidiano trascorso con i suoi alunni a Giove, paesino umbro di poche migliaia di anime, per provare a far comprendere cosa significa vivere quella che chiama “una esperienza educativa controvento”. Con un approccio serio ma che lascia spazio al divertimento e alla fantasia tipici dell’infanzia, l’autore racconta la fatica di educare in un contesto sociale “avvelenato” da razzismi, diffidenza e mediocrità, in tempi in cui la scuola e i suoi insegnanti sembrano essere lasciati soli e relegati a un ruolo di secondo piano.

Dalla foto di Aylan

La narrazione di questa piccola grande storia vissuta al fianco degli alunni inizia quando il “mondo” esterno irrompe nel microcosmo della classe con tutto il suo carico di complessità e contraddizioni: una bambina parla della foto di Aylan, il bimbo di 3 anni morto affogato nel 2015 e fotografato stesso sulla spiaggia di un’isola greca. Da lì la discussione si apre e tocca i grandi temi dell’attualità: i migranti, la guerra e le sue tragedie, le discriminazioni e il rancore, il tutto indagato con un approccio che guarda al presente ma anche alla storia, da Erodoto a Ipazia a Platone.

Ragionamenti e impulsi

I bambini parlano e il loro è un dare voce a pensieri ragionati, ma anche impulsivi: in questo modo, alternando le nozioni al gioco all’esperienza creativa, il maestro e i suoi allievi affrontano la complessità del mondo di oggi e comprendono l’importanza di saper vivere nel rispetto delle differenze reciproche, ascoltando l’altro, imparando la democrazia. Del resto Lorenzoni è convinto che chi educa “debba evitare il più possibile di percorrere vie troppo dritte, veloci e già tracciate”.

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