Ettore Scola: con Troisi come padre e figlio, la storia della Coppa Volpi

Ettore Scola aveva nel suo studio, alle spalle della scrivania, una grande fotografia di Massimo Troisi che stringeva tra le mani la coppa Volpi presa per “Che ora è?”. Se ti sedevi in faccia ad Ettore per parlare, non potevi non vedere quella foto, come se lui avesse voluto non tanto averla sott’occhio, ma far partecipare chiunque andasse lì a quel suo ricordo importante.

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Scola e Troisi, ai tempi del premio, si dicevano: “Questa coppa è tua Ettore, anche se l’hanno data a me” e l’altro rispondeva: “No, la coppa è tua, te la sei meritata.”
Probabilmente era la coppa della loro amicizia, della loro stima reciproca, del loro sentirsi padre e figlio.

Quando andai ad intervistare Ettore Scola a dieci anni dalla morte di Massimo, mi disse, tra le tante cose, di aver visto Troisi la possibilità di un rapporto che non aveva sperimentato.
“Con altri attori avevo avuto rapporti importanti, spesso mediati dal lavoro. Con Gassman, Sordi, Mastroianni, ma era diverso. Eravamo coetanei o quasi, invece un rapporto padre figlio non mi era mai capitato”.  Non era certo una sua fantasia, anche Massimo diceva di aver trovato in Scola non solo un maestro e un amico, ma soprattutto un padre.

Era orgoglioso Ettore di quella foto e della dedica che Massimo gli aveva scritto e fu un gesto di grande affetto nei miei confronti quello di affidarmela per usarla a corredare l’intervista.
La dedica iniziava con “Amato Ettorino”. La foto era stata scattata , subito dopo la premiazione: Massimo ha un’espressione contenta, sorridente, un po’ intimidita, qualcosa di simpaticamente furbo nello sguardo.

Continuava con: “Mi vergogno di questa espressione traditrice della mia intenzione di farti credere che in questo momento ti pensavo. Spero tu sia orgoglioso e fiero di essere stato così sconquassante della mia vita, da trasformare la personcina per bene che tutti conoscono, nel mostro insensibile ed egoista di questa foto. Con la speranza di vivere altri brevi momenti in cui dimenticarti, ti abbraccio forte. Tuo Massimo”.

Credo che mentisse nell’affermare che proprio nel momento in cui fu più orgoglioso di sé e della propria professione di attore, davvero non stesse pensando al regista che lo aveva portato a quel premio così ambito e che lo consacrava come miglior attore dell’anno alla mostra di Venezia. Mentiva per far ridere Massimo, perché era uno di quelli per cui la comicità è più forte di loro e per strappare un sorriso son disposti a tutto.

Son certa che ad Ettore ci stesse pensando eccome in quel momento così gioioso della sua vita. Forse come i figli pensano ai genitori, portandoseli dentro anche se sono presi dalla propria vita.

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