Rapporto Coop 2021, l’Italia che riparte sotto l’ombra dei rincari

Rapporto Coop 2021

L’Italia vive una seconda giovinezza, secondo il Rapporto Coop 2021. La consueta analisi – frutto delle interviste condotte ad agosto a 1500 italiani e mille altri osservatori ‘qualificati’ – è incentrata sulla nuova realtà post Covid. Con evidenze incoraggianti, ma anche zone oscure. A partire dagli annunciati imminenti rincari.

Rapporto Coop 2021. Non solo PIL

I numeri rilevati da Rapporto dicono che l’economia italiana cresce più in fretta delle aspettative. Trascinato dall’export, già oltre i livelli pre Covid, il PIL potrebbe sfiorare il +6%.

Ancora più marcato è il guadagno in termini di apprezzamento internazionale del Bel Paese, complici i successi in ambito sportivo e musicale, e nella gestione della pandemia. Non ultimo è l’effetto autorevolezza attribuito all’Italia dalla premiership di Mario Draghi.

Durante gli Europei di calcio le ricerche on line associate alla parola “Italia” sono cresciute di un +211% e l’Italia resta in testa alle wish destination mondiali. Soprattutto, il 60% della business community internazionale si dichiara convinto di una maggiore attrattività dell’Italia nei prossimi 3 anni e il 48% lo ritiene una possibile destinazione dei propri investimenti futuri. Anche per questi nuovi riconoscimenti,  l’86% degli intervistati si dichiara orgoglioso di essere italiano‘, riferisce il Rapporto Coop 2021.

L’imperativo verde

Il ritorno alla crescita ripropone con forza la stringente necessità di una grande rivoluzione verde. Un’urgenza di cui gli italiani sono ormai consapevoli.

Il 79% degli intervistati si dichiara preoccupato del riscaldamento globale. E sceglie quale modello di riferimento gli scienziati e i medici (rispettivamente con il 49% e il 32% del campione).

Scema il rancore

Io penso positivo” è il nuovo mood post pandemia per quasi 7 italiani su 10. Diminuisce il rancore e cala la diffidenza verso gli altri. In questa apertura verso l’altro, gli italiani si dichiarano accoglienti con i rifugiati e tra i più LGBT+ friendly del continente.

Pur posizionandosi tra gli ultimi Paesi in Europa quanto a parità di genere, il 42% degli italiani mostra consapevolezza di questo triste primato. Sono proprio le donne ad essere le più convinte delle proprie capacità (già oggi sono più istruite degli uomini) e ritengono di essere la prima potenzialità inespressa di cui dovrebbe approfittare il Paese per il suo rilancio (tra gli italiani lo sostiene il 42% delle donne contro un ben più modesto 18% di uomini). Un tema sempre caro a Coop, come abbiamo visto.

Le cicatrici del Covid

Il pensiero positivo non cancella d’un tratto le profonde ferite lasciate dal Covid: ansia, insonnia, depressione, disturbi alimentari. E difficoltà economiche.

Nel 2021, 27 milioni gli italiani hanno vissuto rinunce e disagi quotidiani, 18 milioni coloro che ne prevedono il perdurare nel tempo e addirittura 5 milioni coloro che temono il protrarsi di sacrifici, anche in ambito alimentare.

In realtà, solo nel 2023 si prevede che l’Italia torni ai livelli pre-Covid. Nell’anno in arrivo, il 2022, per il 28% degli italiani il livello di spesa sarà ancora inferiore al 2019, soprattutto per cassaintegrati, giovani e donne.

Il recupero nell’occupazione rimane troppo lenta, nel primo semestre 2021 fa segnare un +1,8%. E si teme che a crescere saranno soprattutto la sottoccupazione (59%), il lavoro in nero (50%), i gap generazionali (51%).

Nuovi equilibri vita-lavoro

Dopo l’esperienza del lavoro da casa, il 69% degli smart worker (9 milioni di persone) vuole sperimentare i nuovi equilibri tra lavoro e vita privata. La digitalizzazione è diventata una abitudine e mette a proprio agio il 65% degli italiani a cominciare dall’e-commerce (+18% nel 2021 rispetto al +45% di un anno fa).

La casa è la nuova comfort area della vita quotidiana. 1,2 milioni gli italiani vogliono comprarne una, altri 8 milioni vogliono ristrutturarla, approfittando dei nuovi incentivi, 6 su 10 le famiglie vogliono cambiare arredamento entro 3-5 anni. Per 1 su 3, le metropoli perdono fascino a vantaggio delle città minori, dove muoversi in bicicletta, con meno smog e rumore. Sorprendentemente, il 67% dei giovani intervistati intende rimanere a vivere nei comuni delle aree interne dove attualmente risiede.

L’avvento dei climatariani

Nel 2021, un italiano su due si è confrontato con nuove abitudini alimentari. Una parte (il 23%) ha ceduto al conforto alimentare ed è ingrassato, in media +5,8 kg. Una quota inferiore (15%) ha invece adottato una dieta più equilibrata, perdendo peso, in media -7,1 kg.

Più in generale, i consumi alimentari post pandemia virano verso sostenibilità socio-ambientale e qualità intrinseca. Sono sempre meno legati alla notorietà del marchio. Interpellati sullo schema alimentare preferito, il 18% degli italiani non si riconosce in alcuna cultura alimentare, il 24% allude alla dieta mediterranea, oltre la metà cita la preferenza per il biologico e per alimenti vegetali (veg), iperproteici, low carbs.

La novità del 2021 è la comparsa dei climatariani, vale a dire quei consumatori che scelgono gli alimenti in funzione dell’impatto sul clima. Dichiara di aderirvi un italiano su 6.

Com’è il cibo sostenibile

La sostenibilità diventa un parametro di selezione per l’88% degli italiani. Il concetto di alimento sostenibile è ampio: risiede nel metodo di produzione rispettoso (33% degli intervistati), nell’attenzione agli imballaggi (33%), nell’origine della materia prima e nella integrità della filiera (21%), nella responsabilità etica (9%).

L’impatto dell’alimentazione sul clima convince il 13% a ridurre il consumo di carne ( i cosiddetti reducetariani) e più in generale incoraggia l’acquisto di prodotti locali e di stagione.

In futuro, il cambiamento climatico cambierà la nostra alimentazione, afferma il 32% degli intervistati, privilegiando cibi vegetali con il sapore di carne, cibi a base di alghe, farina di insetti e anche la carne coltivata in vitro. In realtà la food revolution è già in corso. Gli investimenti nel solo 2020 in cibi e bevande di prossima generazione ammontano a 6,2 miliardi.

Il benessere a tavola

Un altro grande driver di scelta, rafforzato dalla pandemia, è la ricerca attraverso il cibo di un maggior benessere. L’83% dei nostri connazionali si dichiara disposto a spendere di più pur di acquistare prodotti con qualità certificata (dopo di noi l’80% dei cinesi e più avanti europei e statunitensi).

Con questo significato si spiega il successo degli alimenti confezionati free-from (senza glutine o lattosio, per esempio) e il rich-in (ricco di fibre, per esempio). Segmenti in cui spesso il prodotto a marchio risponde meglio e più velocemente dei brand leader.

Il crescente benessere spiega anche la maggiore attenzione che gli italiani prestano all’etichetta, soprattutto alla ricerca di informazioni su

– origine e provenienza del prodotto (39%),

– valori nutrizionali (28%),

– metodo di produzione (26%).

Il declino dei grandi marchi

Questa crescente attenzione alle etichette svela una attenzione alla qualità – o comunque alle caratteristiche – del prodotto che ben si abbina alla fine di quel sistema di cieca fiducia nel brand, di totale delega alla marca.

Il declino del brand è un fenomeno in corso da un po’, ma reso evidente dall’avvento dei discount (oggi il 20% delle vendite Gdo, Grande distribuzione organizzata) e dalla crisi negli altri canali della distribuzione moderna. Qui dal 2013 a oggi la perdita di quota delle grandi marche è di -9%. Vi corrisponde, nello stesso lasso di tempo, il +9% della Mdd (marca del distributore) e il +3% dei piccoli produttori, entrambi più rapidi nell’intercettare le nuove esigenze dei consumatori.

La sfida della grande distribuzione

Per gli operatori della filiera alimentare, il futuro post Covid cambia tonalità a seconda che si guardi a industria o distribuzione. Entrambe hanno guadagnato molto durante il lockdown, ma la prima fa profitti doppi rispetto al distributore. A carico di quest’ultimo cruciale settore, ‘quasi 1 su 2 tra i manager della grande distribuzione intervistati nella survey di agosto prevede uno strutturale peggioramento dei risultati economici e/o di dover reinventare il proprio modello di business minacciato dalla coda lunga della recessione pandemica sui redditi delle famiglie, dall’affermazione dei discount che non conosce tregua (l’85% ne prevede un ulteriore incremento delle vendite) e dall’intensificarsi della tensione competitiva fra le insegne’.

Le strategie di reazione indicate dagli intervistati ‘qualificati’ guardano alla riprogettazione dei punti vendita (45%), perseguendo una integrazione della rete fisica con i nuovi canali virtuali (39%) e lavorando per una riqualificazione del personale (34%).

Sul rafforzamento del canale online, va ricordato che dopo il +121% del 2020 l’e-commerce alimentare rimane una quota attorno al 2% del totale venduto dalla Gdo. E che dopo il +46% del primo semestre 2021, molti ritengono che nei prossimi 12-18 mesi la crescita si fermerà (48%) o si assesterà sotto il 20% (così, secondo il 43% degli intervistati ‘qualificati’).

I rincari d’autunno

Nello scenario immediato, ad essere più preoccupante per la Gdo è la dinamica dei prezzi all’acquisto e alla vendita. Vi è il concreto rischio che il retail alimentare resti schiacciato tra la diminuzione dei prezzi al consumo  (-0,7% la deflazione del prezzo dei prodotti alimentari nel primo semestre 2021) e l’annunciato aumento dei prezzi delle materie prime e dei listini dei fornitori industriali. Un risiko da cui non sarà facile uscire.

Tra difficoltà reali e speculazioni, nei prossimi mesi si prefigura l’aumento di prezzo – dal 5 al 10% – per diverse categorie di alimenti. Una minaccia grave.

Rincari in arrivo, il no di Coop

Lo scenario delineato nel Rapporto Coop 2021 ci restituisce l’immagine di un’Italia indubbiamente trasformata dalla pandemia con aspetti positivi che incoraggiano, ma anche con segnali che rivelano ancora l’esistenza di pesanti incognite e di forti disuguaglianze. Il post Covid per molte persone coincide con il tempo delle rinunce su aspetti importanti dell’esistenza, i consumi sembrano essere l’ultimo dei comparti che ripartirà’, commenta Maura Latini, amministratrice delegata di Coop Italia.

‘In questo scenario un’organizzazione come Coop ha una grande responsabilità, quella di riuscire a trovare convergenze fra ciò che offriamo, e penso ai nostri prodotti, la qualità che ci sta dentro e l’accessibilità del prezzo. Responsabilità che è acuita, se possibile,  dal progressivo declino della marca industriale. Toccherà ai retailer interpretare le esigenze dei vari segmenti di mercato.  È su questo punto di equilibrio che concentriamo il nostro modo di essere Cooperative di Consumatori. 

Per quanto riguarda il prodotto a marchio, stiamo parlando di più di 5000 prodotti, quasi 3 miliardi di fatturato. Più di altri lavoriamo su versanti che anche dalla lettura del Rapporto Coop si rivelano sempre più urgenti  come il grande tema della sostenibilità intesa come ambiente  ma anche come etica.

Siamo stati i primi a promuovere l’allevamento senza antibiotici e gli unici per ora a espellere il glifosato dalla coltivazione dei nostri prodotti freschi. Per citare un dato, la nostra scelta del non impiegare antibiotici in  allevamento nelle filiere Coop con i nostri oltre 100 milioni di avicoli coinvolti complessivamente  è stato uno degli acceleratori principali per portare il comparto dell’avicolo ad una riduzione complessiva degli antibiotici di quasi il 90% a livello nazionale nell’ultimo decennio’.

E sugli aumenti di prezzi, dice Maura Latini, ‘voglio essere molto chiara. Si è appena avviata con gli inizi di settembre una nuova fase di negoziazione con l’industria di marca, sono già state avanzate richieste di rialzo. Lo voglio dire con chiarezza non sempre sono giustificate e noi non accetteremo rialzi che non hanno una rispondenza fattuale’

Meno tasse sui prodotti sostenibili

Secondo Marco Pedroni Presidente di Coop Italia e di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori), ‘Si profila una situazione in cui la domanda interna resta bassa, mentre si rischia di far pagare al consumatore i forti aumenti delle materie prime e dell’energia. L’inflazione da costi esterni può avere effetti depressivi importanti sulla congiuntura economica‘.

Tra le misure utili c’è l’impiego delle risorse del PNRR per sostenere la domanda dei redditi più bassi. E il dirottamento di ‘risorse e politiche più incisive a favore dei consumi agendo per esempio sulla defiscalizzazione di prodotti sostenibili e c’è bisogno di una legislazione di scopo per la riconversione dei centri commerciali. Stiamo parlando di superfici estese da riqualificare e da recuperare. Anche in funzioni diverse da quelle commerciali, per ruoli multifunzionali e di servizio (pubblico e privato) per la comunità; interventi di questo tipo sono anche utili a frenare l’espansione edilizia e il consumo di suolo che in Italia continuano a crescere, a dispetto delle direttive dell’Unione Europea‘.

La versione integrale del Rapporto Coop 2021

L’anteprima digitale del “Rapporto Coop 2021 – Economia, Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” è stata presentata il 7 settembre 2021. Il Rapporto è redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto di analisi di Nielsen e i contributi originali di  Gfk, Gs1-Osservatorio Immagino, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi,  Npd,  Crif, Tetra Pak Italia.

La versione integrale del Rapporto Coop 2021 è visionabile e scaricabile su http://www.italiani.coop

Authors

Post relazionati

Alto