Creme solari, guida alla scelta delle più sostenibili

creme solari

Le creme solari possono salvarci dai tumori della pelle, ma provocare danni alle acque marine. Una conferma arriva da una ricerca dell’Università di Cantabria, che ha mostrato come, specie dopo l’esposizione ai raggi ultravioletti del sole, questi prodotti rilasciano tracce di metalli e nutrienti inorganici in grado di sconvolgere l’ecosistema marino.

 

Occhio all’etichetta

Lo studio sulle creme solari è solo l’ultimo in ordine di tempo di una serie di ricerche che mostrano l’impatto delle creme protettive sull’ambiente. Per queste ragioni, anche grazie al tam tam mediatico di associazioni e gruppi ambientalisti, l’attenzione dei consumatori verso questo tema cresce sempre di più. E non per caso, oggi più della metà degli spray, dei latti e delle creme solari vanta in etichetta ingredienti pro mare. Ma come riconoscere i prodotti, al di là dei claims?

 

I filtri tossici

Il primo passo è controllare sull’etichetta delle creme solari la lista degli ingredienti. Ci sono ormai filtri solari considerati tossici per la biodiversità marina, e che diversi produttori hanno smesso di utilizzare. Molte aziende hanno preso come guida una legge promulgata alle Hawaii, che dallo scorso gennaio vieta la presenza in questi prodotti di alcune sostanze, in particolare di ossibenzone (benzofenone-3) e octinoxate nei prodotti solari.
Altri due filtri considerati problematici sono l’octocrilene e l’avobenzone, tanto che le Hawai hanno un disegno di legge che ne prevede il bando dal 2023. Quest’ultimo ingrediente compare in diversi prodotti di largo consumo.

 

Il test di Altroconsumo: bocciati Clarins e Garnier 

In soccorso dei consumatori è arrivata anche l’associazione Altroconsumo, che ha testato diverse creme solari vendute in Italia. I test di laboratorio hanno trovato in questo caso circa 40 ingredienti che rilasciano microplastiche. Clarins e Hawaiian Tropic sono quelli che ne contengono di più tra le creme, mentre tra gli spray il peggiore è Garnier Ambre Solaire Dry protect. I prodotti, benché efficaci a livello di protezione solare sono finiti in fondo alla classifica dell’associazione.

 

Cosa guardare: packaging e confezione

Se si vuole fare un acquisto davvero sostenibile bisogna anche però prestare attenzione ad altri aspetti primo tra tutti è il packaging. La scelta andrebbe orientata non solo verso le confezioni di creme solari meno “stratificate” e voluminose, ma anche verso quelle fabbricate con materiali che non finiscono nell’indifferenzata, come la plastica riciclabile. Anche la modalità di erogazione del prodotto rappresenta un fattore non trascurabile: alcuni tubi sono concepiti in modo tale che una buona parte della crema o della lozione resta inevitabilmente in confezione, a meno di non volerla squarciare (quando possibile). Meglio quindi quelle formulazioni e quelle confezioni che facilitano l’uscita di tutto il prodotto, fino all’ultima goccia.

 

La curiosità, cosa c’è dietro ai claims

Infine. La rivista francese 60 million de consommateurs, ha messo sotto la lente le dichiarazioni “ecofriendly” di alcune grandi aziende, per scoprire a cosa si riferiscono davvero. Saperlo può certamente a scegliere con più consapevolezza.

  • – “Skin Protect Ocean Respect” (Avène). Significa che la formula della protezione solare è “più” biodegradabile, secondo il produttore, con meno filtri solari e senza filtri solubili in acqua o siliconi. Il marchio, inoltre, sta finanziando la reintroduzione dei coralli a Bali.
  • “Formula più rispettosa dell’ambiente marino” (La Roche-Posay): il marchio indica che la formula e i suoi filtri sono testati senza impatto su plancton e coralli e che la sua formula con filtri è biodegradabile al 58%.
  • “Rispetto per i coralli, rispetto per gli oceani” (Clarins): secondo il produttore, la formula non ha effetto sui coralli; e il marchio supporta Plastic Odyssey, un catamarano che avanza con l’energia della plastica raccolta.
  • “Coral Reef Safe” (Biosolis): nessun filtro organico, e il marchio sostiene due associazioni per la protezione degli oceani: Reef Check e Surfrider Foundation Europe.
  • “Rispettoso della vita acquatica” (Biotherm): il produttore afferma che la sua formula base è biodegradabile al 97%, i suoi filtri “eco-testati” e la sua bottiglia riciclata e riciclabile.

 

 
Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay

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