Covid, le nuove linee guida sulle cure a casa: sì agli antinfiammatori

Il ministero della Salute ha pubblicato la circolare con le linee guida aggiornate per le cure domiciliari dei pazienti Covid. Diverse le novità rispetto al precedente documento di novembre, prima tra tutte la raccomandazione di assumere farmaci antinfiammatori non steroidei Fans (come il nimesulide) all’esordio dei primi sintomi, in alternativa al paracetamolo.

 

Nuove evidenze a favore degli antinfiammatori

Il nuovo documento sembra tenere conto dunque delle nuove evidenze scientifiche, che suggeriscono appunto nella prima fase di malattia l’uso di antinfiammatori. In particolare un recente studio dell’Istituto Mario Negri ha evidenziato che se assunti nei primi giorni dopo la comparsa dei sintomi, i Fans potrebbero ridurre l’infiammazione in corso e contrastare la progressione della malattia.

 

Le nuove indicazioni

Non è l’unica novità: il documento suggerisce di valutare il ricorso agli anticorpi monoclonali in determinate situazioni, raccomanda di evitare l’uso di cortisone se non nei soggetti con malattia grave, che già necessitano di ossigenoterapia. Infine abbassa il livello di guardia di saturazione del sangue, portando al 92% la soglia oltre la quale richiedere il ricovero.

 

Per i medici ma anche per i pazienti

Le linee guida – si legge nella nota del ministero – illustrano le modalità di gestione domiciliare del paziente affetto da Covid-19 sulla base delle conoscenze disponibili a oggi, ma “si rivolgono anche ai caregiver, agli infermieri e ai pazienti stessi”. Le indicazioni si riferiscono ovviamente alla gestione dei casi lievi.

 

Primi sintomi: sì a Fans e paracetamolo

In caso di febbre o dolori articolari o muscolari – recita il documento – si consiglia di utilizzare paracetamolo o Fans per il trattamento dei sintomi, “a meno che non esista chiara controindicazione all’uso, o altri farmaci sintomatici su giudizio clinico”.

 

Niente cortisone o antibiotici

Sconsigliato il cortisone: “un utilizzo precoce di questi farmaci si è rivelato inutile se non dannoso, in quanto in grado di inficiare lo sviluppo di un’adeguata risposta immunitaria”. Anche l’uso di antibiotici è da evitare, a meno che non sia in corso un’infezione batterica “dimostrata da un esame microbiologico” o nel caso in cui “il quadro clinico ponga il fondato sospetto di una sovrapposizione batterica”.

 

Eparina solo in certi casi

Non vanno modificate, “a meno di stringente ragione clinica” le terapie croniche in atto per altre patologie (per es. ipertensione, colesterolo, diabete, problemi psichici, ecc). Quanto all’eparina, va assunta solo dai soggetti immobilizzati per l’infezione in atto.

 

Anticorpi monoclonali sì, idrossiclorochina no

Non va utilizzata l’idrossiclorochina, in quanto la sua efficacia non è stata confermata da nessuno degli studi clinici condotti fino a oggi. Al contrario, suggeriscono le linee guida, va valutato nei pazienti più a rischio di progressione di malattia il trattamento precoce con anticorpi monoclonali da parte delle strutture abilitate alla prescrizione.

 

Integratori, nessuna efficacia

Le linee guida dedicano un capitolo anche ai supplementi vitaminici e integratori alimentari. Vengono citate vitamine, inclusa la vitamina D, lattoferrina, quercitina, e viene specificato che “a oggi, non esistono evidenze solide e incontrovertibili (…) di efficacia.

Saturimetro, ricovero solo sotto il 92%

Scende il livello di guardia relativo all’ossigeno nel sangue. “Sulla base dell’analisi della letteratura scientifica disponibile a oggi e sulla base delle caratteristiche tecniche dei saturimetri disponibili in commercio per uso extra-ospedaliero, si ritiene di considerare come valore soglia di sicurezza per un paziente Covid-19 domiciliato il 92% di saturazione dell’ossigeno”. Sotto questa soglia sono necessari il ricovero o l’ossigenoterapia.

 

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