Nel cuore dell’Europa, 150 cimiteri di guerra: una visita molto istruttiva (e attuale)

L’appuntamento è alle 9 in piazza Schuman, tra i palazzi del Consiglio e della Commissione Ue. L’aria è frizzantina, il cielo è sereno: un tempo perfetto per visitare Ypres, nelle Fiandre occidentali, 100 km ad ovest di Bruxelles.

In 50 rappresentiamo 13 diversi paesi: dall’Ungheria al Canada da Malta al Messico. Poi inglesi, francesi, americani, italiani, tutti interessati a visitare uno dei teatri più sanguinosi della prima guerra mondiale, dove tra l’agosto del 1914 e l’ottobre del 1918 si combatterono almeno quattro delle battaglie più dure della Grande Guerra, tra cui il massacro di Passendale.

Un terribile gas e 150 cimiteri di guerra

Ypres ha dato il suo nome ad un terribile gas al cloro (l’iprite), che i tedeschi usarono nelle bombe sganciate contro le truppe belghe e alleate: fu la prima volta in cui in una guerra furono utilizzate anche armi chimiche.
Nei campi di Ypres, 100 km a ovest di Bruxelles, oggi ci sono più di 150 cimiteri di guerra e i resti di almeno 500 mila soldati morti nelle trincee e nelle no man land. I più fortunati sono ricordati con il nome, l’età e il reggimento per il quale combattevano.

La tomba del quindicenne

Come Valentin Strudwick che con i suoi 15 anni è uno dei soldati più giovani caduti al fronte: si era arruolato un anno prima, mentendo sulla propria età.

Nel primo centenario della fine della Grande Guerra, i papaveri rossi simbolo dei Flanders Fields ornano come non mai le migliaia di tombe che si rincorrono a perdita d’occhio. In quella di Valentin (come mostra la foto qui sopra) sono stati posati anche piccoli peluche e tante bandierine della Gran Bretagna. A fargli compagnia, a qualche chilometro di distanza, il giovane irlandese Arthur Conway, partito volontario dal Giappone dove era nato. Sulla tomba la scritta voluta ( e pagata) dalla famiglia suona come un monito: “Sacrificato alla grande menzogna che la guerra possa mettere fine alla guerra”.

Coccarde rosse nei luoghi di morte

Le coccarde rosse rendono meno lugubri questi luoghi di morte, ma la consapevolezza di calpestare terre intrise di sangue non ci abbandona. E seppure ricostruite, anche le trincee che percorriamo ci fanno pensare con angoscia alle sofferenze immani di quei soldati. Un sentimento che si rafforza visitando il museo di Ypres, In Flanders Fields Museum (chiuso il lunedì, aperto dalle 10 alle 18), perché le testimonianze lì raccolte ci obbligano a fare i conti con le conseguenze tragiche della Grande Guerra. Neppure 20 anni dopo l’armistizio e il trattato di Versailles, in Europa ricominceranno a rullare i tamburi di guerra.

Grande beffa per 10 milioni di morti

Una grande beffa per i 10 milioni di morti del 14-18, il cui sacrificio sembra oggi più che mai invano. Ritorniamo a Bruxelles con in testa tanti pensieri e tante domande. Se con il trattato di Versailles, i vincitori non avessero umiliato la Germania, la seconda guerra mondiale si sarebbe potuta evitare? Se la Germania non avesse vissuto il dramma di una inflazione devastante, provocata dai pesanti risarcimenti imposti a Berlino dagli alleati, la politica dell’austerità imposta in questi ultimi anni dalla Germania ai partner europei sarebbe stata meno rigida e meno punitiva? Un’Europa più solidale avrebbe potuto fermare l’ondata sovranista e populista che oggi fa traballare la costruzione europea?
Il dolore racchiuso nei muri e nei campi di Ypres ci ha aperto la mente, non solo il cuore, obbligandoci a pensare. Nessuno di noi potrà più dire: non lo sapevo.

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