Tredici giorni a Melbourne, diario della trasferta di una teenager

Bilancio del sabato da una diciassettenne in trasferta a Melbourne? Sono passati tredici giorni (se vogliamo contare anche le circa venti ore di volo) e sono ogni giorno più contenta.

A parte le mie mani che stanno diventando sempre più gialle a forza di mangiare pietanze con burro OVUNQUE e il fatto che mi mancano le insalate enormi che fa il mio papà, il resto non potrebbe andare meglio.

Sono ospitata da una famiglia adorabile: mamma, papà, Jess di quattordici anni ed Alex e Jordan (due pesti iper attive di sette e dodici anni).

Melbourne è uno strano mix di America e Inghilterra: ci sono i grattacieli moderni e in vetro stile New York affiancati da casette e negozietti bassi ed in mattone più in stile inglese.

L’arte è ovunque, davvero ovunque ! Tre quarti dei palazzi ha un tocco di colore, una forma anomala, finestre strane, materiali diversissimi accostati. Il ponte di ingresso per la città è composto da “chicken sticks” (enormi pali Rossi inclinati) e da un “cheese stick” giallo ancora più grande.

Gli australiani? Organizzati. Todd (il mio papà australiano) va al lavoro in bici. Fin qui tutto normale direi… Una volta arrivato, però, l’azienda gli fornisce doccia, acqua calda, shampoo e asciugamani, nonché un garage apposito per la sua fantastica bici da corsa in carbonio o qualche altro materiale super innovativo.

Todd sale poi al diciottesimo piano del grattacielo in cui lavora e pronto per lui ci sono caffè, un cassetto rifornito regolarmente di fazzolettini, salviette e gel igienizzante mani (meglio conosciuta come Amuchina) nonché la vista su tutta la città. In centro, invece, i tram sono completamente gratuiti.

L’ospedale pediatrico contiene all’interno un acquario pieno di pesci particolari apposta per i bimbi ricoverati.
Noi per il resto ce la stiamo spassando: quando non stiamo con la famiglia seguiamo le lezioni, progetti inerenti alla fisica, astronomia, biologia e tanto altro, oppure andiamo in giro a vedere spiagge mitiche, canguri e addirittura pinguini accompagnati da un esilarante guida e il suo piccolo van. Van che, per inciso, qualche ora fa si è piantato nel fango sul ciglio di una stradina di campagna e perciò l’Australia ha avuto l’onore di vedere ventidue studenti italiani (in costume perché avevamo appena fatto il bagno) spingere da dietro un camioncino scassato. Come è finita ? Dopo una quindicina di tentativi ce l’abbiamo fatta e la nostra “scampagnata” può continuare.

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