Genitori ultra-cattolici in piazza a Roma contro la “teoria gender”, ma…

Quando si dice due mondi paralleli. Nel jet set internazionale i super-divi Angelina Jolie e Brad Pitt non hanno alcun problema a mostrare e a far sfilare nei più importanti red carpet la figlia di 8 anni, Shiloh, in pantaloni, giacca e cravatta e capelli corti ingelatinati come i suoi fratelli più grandi.

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Di più, in una recente intervista, la Jolie ha tranquillamente ammesso: “Si sente un ragazzo, si fa chiamare John. Abbiamo deciso di assecondarla vestendola da maschio e tagliandole i capelli” (i tre nella foto qui sopra).

 

Un altro mondo oggi a San Giovanni

Un’apertura mentale che sarà certamente vista come una perversione malata, in questo “altro mondo”, quello italiano degli ultraconservatori cattolici che oggi si troveranno a Roma, a Piazza San Giovanni, a manifestare al grido di “Difendiamo i nostri figli”.

Durante la manifestazione, interverranno i giornalisti Costanza Miriano e Mario Adinolfi e gli avvocati Gianfranco Amato e Simone Pillon, oltre al portavoce del comitato Massimo Gandolfini che chiuderà l’incontro.

Sul sito dell’Agenzia Ansa potete seguire lo svolgimento della manifestazione romana con relative polemiche.

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Quando il pericolo è solo un’ipotesi

Ma difendere i figli da cosa? Dalla teoria gender che, a loro dire, vuole cancellare ogni differenza sessuale e spingerli all’omosessualità.

È questa la psicosi, sostenuta e rilanciata dal cardinal Angelo Basgnasco in apertura del Consiglio della Conferenza episcopale italiana, che da qualche tempo si è diffusa nelle parrocchie italiane e negli ambienti più “integralisti” del mondo cattolico (quelli di Militia Christi, di Comunione e Liberazione, dei neocatecumenali e del Movimento Provita): che nelle scuole italiane sia in atto un pericoloso tentativo di indottrinamento dei ragazzi alla teoria gender e che dietro al mito della lotta alla discriminazione, si nasconda, in realtà, “l’equiparazione di ogni forma di unione e di famiglia e la normalizzazione di ogni comportamento sessuale”. 
Ad accendere la miccia e a infiammare gli animi sono stati una serie di progetti, volti a combattere l’omofobia e ad educare i ragazzi al rispetto della diversità, portati avanti in alcune scuole italiane.

 

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Monti e Letta: “Educare alla diversità”

I governi Monti e Letta, per esempio, hanno promosso la diffusione nelle scuole primarie e secondarie dei volumi “Educare alla diversità a scuola” e da alcuni anni alcune associazioni gay (Arcigay, Agedo, Rete Lenford), col sostegno dei Comuni, portano avanti in alcuni istituti scolastici progetti di prevenzione dell’omofobia e del bullismo omofobico. Da qui alla paura della “lobby Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, ndr) che vuole indottrinare i ragazzi, disorientandoli nella loro maturazione psico-affettiva”, il passaggio è stato purtroppo breve. Almeno in certi ambienti e tra certi genitori che si sono riuniti nel comitato “Difendiamo i nostri figli” per “fermare nelle scuole la colonizzazione ideologica della teoria gender che vuole inculcare nei ragazzi l’idea che l’identità sessuale non è determinata dalla biologia ma dal proprio sentire”.

 

Fabrizio Marrazzo (Gay Center): “Una teoria che non esiste”

Ma che cos’è questa teoria gender? “Semplicemente non esiste. È un’espressione usata dai cattolici (più conservatori) e dalla destra più reazionaria per creare consenso intorno a posizioni sessiste e omofobe”, ci dice Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center e promotore del laboratorio Rainbow nelle scuole medie e superiori.

 

Sensibilizzare i ragazzi tra gli 11 e i 18 anni

“Il nostro progetto mira a sensibilizzare i ragazzi, tra gli 11 e i 18 anni, al rispetto del diverso e alla lotta alla discriminazione, quella attiva e quella passiva di chi resta in silenzio e fa finta di non vedere”, continua Marrazzo. “Dalla ricerca effettuata su un campione di oltre 1000 studenti del Lazio dalle scuole medie alle scuole superiori è emerso che per lesbiche e gay la scuola è ancora un luogo di emarginazione. E l’emarginazione uccide come dimostrano i molti casi di cronaca di ragazzi morti suicida perché derisi ed esclusi a scuola”.

Un progetto iniziato nel 2006

Il progetto, iniziato nel 2006 e proseguito negli anni grazie al finanziamento del Dipartimento delle pari opportunità presso la presidenza del Consiglio (col governo Letta) e poi grazie a fondi europei o regionali, coinvolge direttamente gli studenti. “Noi formiamo un gruppo di ragazzi, in genere 50 per ogni scuola, sui temi della lotta alla discriminazione e lasciamo poi che siano loro a sensibilizzare il resto degli studenti, attraverso l’elaborazione e la produzione di un video che spieghi gli effetti della discriminazione e che abbia un messaggio di pubblicità progresso”.

 

Ecco un video fatto dai ragazzi che ha vinto il “Sottodiciotto Film Festival” di Torino

 

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