Pan bauletto: farine, calorie e lievito, come sceglierlo di qualità (infografica)

Pratico e sempre a portata di mano. Il pan bauletto è ormai un prodotto che, come i cracker o i grissini, troviamo spesso nelle nostre dispense. Scompare o quasi, invece, il pane fresco. Lo dice un’analisi di Coldiretti, secondo la quale negli ultimi dieci anni gli italiani hanno dimezzato il consumo di pane, che oggi raggiunge appena 85 grammi a testa al giorno per persona. Un record negativo dovuto al taglio dei consumi e a nuove abitudini alimentari.

Il pane industriale

Pur rimanendo il preferito dagli italiani, il pane fresco è insediato dai sostitutivi del pane, come appunto grissini, cracker, pani morbidi, che secondo una ricerca Databank nel 2014 hanno segnato un +0,9%. Nello stesso anno il segmento dei pani morbidi ha conquistato il 44% del mercato dei sostitutivi, in particolare piadine e panini.

Pane a fette, sì o no?

Certo, la comodità in questi tempi frenetici può persino far passare in secondo piano l’aspetto nutrizionale. In quali casi possiamo consumare pane a fette e in quali diete è meglio evitarlo?

“Innanzitutto”, spiega Lorenzo Bergami (nella foto sopra), Ceo Strategic Nutrition Center e docente di nutrizione sportiva, “dobbiamo necessariamente pensare alle diverse tipologie. Quelli indicati ad una prima occhiata possono andar bene in quanto a macro nutrienti, qualche grasso in più in quelli con aggiunta di olio extravergine, ma la quantità di carboidrati per fetta in tutti i casi è di circa 12 grammi”.

Meglio se con farine integrali o bio

La prima cosa cui prestare attenzione è la farina perché – continua Bergami – “grano tenero o grano duro che sia non essendo integrali significa che sono farine raffinate, quindi ad alto indice glicemico anche se il pane di grano duro è leggermente migliore. Alto indice glicemico significa che ingrassa più facilmente in quanto per mantenere la linea o perdere qualche chilo di troppo l’insulina stimolata dall’assunzione di carboidrati deve rimanere bassa. Per cui va bene pane in cassetta, ma sempre da farine integrali e bio”.

Occhio al lievito

“Controlliamo”, spiega ancora Bergami, “invece delle calorie il tipo di lievito utilizzato, che sia ad esempio una pasta madre, l’assenza di mono e digliceridi degli acidi grassi e di alcool, due additivi che rendono il prodotto conservabile ma di scarsa qualità”.

Questo tipo di pane va bene in qualsiasi tipo di dieta che non preveda una restrizione di carboidrati, “ottimo a colazione, come merenda e nei pasti in cui può accompagnare con verdure ed una quota proteica evitando di abbinarlo a paste ed altri cereali. Ottimo anche con crema di arachidi, hummus e guacamole per un buon aperitivo”.

A lunga conservazione

Non sarà contento il panettiere di fiducia, ma il pane a fette è un prodotto a lunga conservazione e, quindi, utile da tenere sempre a portata di mano, con un sapore gradevole anche dopo aver aperto la confezione e, soprattutto, con fette già pesate. “Ricordiamoci, però”, conclude Bergami, “che tutto ciò che è a lunga conservazione va limitato e consumato saltuariamente con una cadenza di tre volte a settimana”.

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