Cannes/Juste la fin du monde: la famiglia infelice di Xavier Dolan (video)

Non c’è alcun dubbio: è la famiglia il tema principale di questa sessantanovesima edizione del Festival di Cannes. Sono tanti i film che hanno messo i rapporti familiari al centro delle loro storie. Abbiamo visto un raduno di parenti per commemorare un defunto in “Sieranevada” di Cristi Puiu, il dramma familiare di Brillante Mendoza, “Ma’ Rosa”, in cui quattro figli dovranno trovare i soldi per pagare la cauzione e liberare dal carcere i propri genitori, l’affresco di due generazioni legato da vincoli parentali in “Aquarius”, sostenuto da una straordinaria Sonia Braga. E poi il tenero e balordo rapporto padre-figlia dell’applaudito “Toni Erdmann” della regista tedesca Maren Ade, così come quello madre-figlia nella “Julieta” di Pedro Almodóvar.

L’infelice nucleo di Xavier Dolan

E una famiglia – tanto infelice che viene in mente l’incipit di Anna Karenina: “Ogni famiglia è infelice a modo suo” – è la protagonista anche dell’atteso film di Xavier Dolan, “Juste la fin du monde” (sopra una clip della pellicola e sotto la locandina), tratto dall’omonima e celebre opera teatrale di Jean-Luc Lagarce. Il giovanissimo regista del Québec (classe 1989), vincitore del premio della giuria a Cannes nel 2014 e membro di giuria la scorsa edizione, ha scelto questa volta un cast di soli attori francesi (Nathalie Baye, Marion Cotillard, Vincent Cassel, Léa Seydoux e Gaspard Ulliel), lasciando a casa tutti i suoi attori feticcio (l’assenza delle due protagoniste di “Mommy”, Anne Dorval e Suzanne Clément, si è un po’ sentita) che recitano usando il québécois, il francese che si parla in Québec.

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Ritorno a casa per un annuncio di morte

“Juste la fin du monde” ci racconta del giovane scrittore Louis (Ulliel), che dopo 12 anni d’assenza rientra nella sua città per annunciare ai familiari la propria morte imminente. Ad attenderlo una mamma sopra le righe (Baye), un fratello scontroso (Cassel), una sorella matta (Seydoux) e una cognata alquanto perplessa (Cotillard) di fronte a una famiglia che è difficile definire tale.

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Primi piani per enfatizzare il rancore

Perplessi, ma non di certo indifferenti, rimarranno anche gli spettatori. Chiusi insieme ai protagonisti in un film claustrofobico ed eccessivamente parlato, quasi tutto girato all’interno di una casa. La telecamera inquadra molto spesso i protagonisti in primissimo piano, fino a sembrare che li stia toccando. Come se volesse enfatizzare al massimo il rancore che si portano dentro.

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Una carrellata di squinternati

Tra le bravate di una mamma incapace di guardare al di là di se stessa e le continue discussioni tra il fratello maggiore e la sorella minore di Louis, il giovane scrittore alla fine non riuscirà nemmeno a dire che sta per morire. Forse è la cognata a intercettare la tristezza che si porta dentro. Ma non è certo il tipo di donna abituata a svelare i segreti degli altri. Timida e impacciata, si limita ad accarezzare Louis con lo sguardo, come per dirgli: “Vattene, e fallo pure presto”.

Un elogio della nevrastenia

Un’ora e mezza di elogio alla nevrastenia, dove c’è spazio per i ricordi di Louis, che si rivede bambino e poi innamorato del vicino di casa. Di odi che scorrono copiosi nelle vene, di improvvisi scoppi di tenerezza e di un gruppo di formidabili attori che fanno a gara di bravura. Dolan dimostra ancora il suo immenso talento, ma anche la sua incapacità a gestirlo.

Eccessiva enfasi sulla drammaticità

A disturbare non sono tanto le trovate di regia (in una scena con Cassel e Ulliel in campo, i due attori in primo piano vengono volutamente sfocati quando smettono di parlare e poi rimessi a fuoco, a turno, quando uno dei due prende la parola, oppure le note incursioni di musica pop nella narrazione), quanto piuttosto il voler rimarcare a tutti i costi la drammaticità del racconto. Un po’ come se Dolan abbia un po’ di sfiducia nello spettatore e pensi che bombardandolo di parole (o di musica) possa svegliarlo dal suo torpore. Insomma con il giovane canadese non ci sono mezze misure: prendere o lasciare.

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