“Non ti sento e faccio finta di niente”, ma dai 60 anni serve un test

Una diminuzione dell’udito, con l’avanzare degli anni, è da mettere in conto, così come il calo della vista. In gergo tecnico si chiama presbiacusia: un fenomeno naturale, dovuto all’invecchiamento del nervo acustico.
Non sempre, però, ci si accorge di non sentire bene.

Come mai? “Succede perché l’udito è composto da varie frequenze”, spiega il dottor Alberto Dragonetti, Responsabile del Reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Niguarda Ca’Granda di Milano (nella foto in basso).

Calano prima le frequenze acute

“Di norma, le prime a calare sono le frequenze acute, meno utilizzate, mentre si inizia a percepire l’alterazione dell’udito solo quando si riducono quelle medie, dette “socialmente utili”, come il tono della voce umana”.
A ciò va aggiunto il fattore psicologico: “Di solito il fatto di non sentire bene crea un certo disagio”, dice l’esperto. “Si tende a far finta di niente, a rimuovere il problema. Invece, una visita dallo specialista per una valutazione audiometrica sarebbe opportuna: a partire dai 60 anni dovrebbe essere fatta di routine”.

Cosa possono dirci i controlli

Che cosa aspettarsi? “Si inizia con una valutazione dello stato generale dell’orecchio e dei timpani, durante la quale si possono riscontrare banali tappi di cerume, che vanno rimossi”, spiega il dottor Dragonetti.

“Quindi bisogna controllare che non ci siano problemi a livello nasale (polipi, sinusiti). Infine, si passa all’esame audiometrico vero e proprio, in cabina silente, per verificare la soglia uditiva (audiometria tonale).
Quando il calo dell’udito è fisiologico, di solito è simmetrico: un calo monolaterale, invece, rimanda più frequentemente ad una patologia organica, che riguarda un solo orecchio”.

Quando serve un apparecchio acustico

Quando l’alterazione uditiva è di livello medio-grave, lo specialista può consigliare un apparecchio acustico: “Oggi, i nuovi apparecchi a tecnologia digitale, oltre ad avere dimensioni molto ridotte, sono molto più precisi rispetto a quelli analogici, che si usavano in passato”, afferma il dottor Dragonetti. “Il suono si può modulare sia a seconda del tipo di perdita uditiva sia in base alla propria sensibilità personale.

Un ausilio tecnologico su misura
Si tratta, insomma, di un ausilio ritagliato su misura, in base alle esigenze del paziente ed è importante che sia considerato non un mezzo che rende la sordità più evidente, come spesso viene avvertito, quanto piuttosto un prezioso alleato per migliorare la propria qualità di vita.

Una buona qualità uditiva si mantiene anche attraverso un corretto stile di vita: “Di solito la sovraesposizione al rumore viene sottovalutata”, commenta il dottor Dragonetti.

Non ascoltare per troppe ore la musica dall’auricolare

“Invece, piccoli accorgimenti possono essere preziosi per salvaguardare il nostro udito. Particolare attenzione, per esempio, deve avere chi lavora in ambienti rumorosi: se possibile, sarebbe una buona cosa utilizzare tappi per le orecchie. Attenzione anche ad evitare, quando si va ai concerti, la postazione vicino alle casse acustiche. Quando si ascolta la musica con l’auricolare, usare il buon senso: non farlo per troppe ore al giorno e a livelli di suono molto elevati”.

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