Buoni pasto, i supermercati dicono no: “Metteteli in busta paga”

Troppo onerosi. E i supermercati non li vogliono più. I buoni pasto, che oggi vengono utilizzati da circa 2 milioni di italiani, stanno mettendo in sempre maggiore difficoltà gli esercenti, che adesso minacciano di boicottarli. Al momento non è previsto nessun nuovo “sciopero dei buoni”, ma la Grande distribuzione sta cercando di puntare i riflettori sul tema, alzando i toni della discussione.
A lanciare il guanto di sfida, riporta Repubblica stamattina, Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta i marchi della media e grande distribuzione, e che alle aziende suggerisce: “Metteteli in busta paga”.

Dal primo luglio solo buoni “digitali”

Il problema riguarda in particolare le card elettroniche, buoni pasto “digitali” che oggi rappresentano il 15% del mercato, e che secondo la legge di Stabilità, dal primo luglio godranno di un innalzamento della soglia di defiscalizzazione, che salirà dai 5,90 ai 7 euro.
Resteranno esclusi da tale beneficio i buoni pasto tradizionali, che però sono la stragrande maggioranza: una misura che spingerà le aziende a munirsi di buoni elettronici.
La conseguenza diretta sarà che, per leggere queste card bar e supermercati dovranno dotarsi di un’infinità di Pos (uno per ogni marca di buoni pasto, perché il sistema non è stato omogeneizzato), una manovra che complicherebbe le normali operazioni di lettura e di pagamento.

Commissioni elevatissime
Allo spettro dei lettori multipli, si aggiunge poi la commissione che gli esercenti devono pagare a chi mette il buono (che va dal 6 al 15% contro il 3% della Francia), dovuta al fatto che gli emettitori di buoni si “rifanno” sugli esercenti dei costi sostenuti per vincere le gare d’appalto.
“Gare d’appalto al ribasso”, scrive Repubblica, “dove vince chi presenta il maggiore sconto sul valore nominale del buono, sconto che arriva in genere al 20% del valore. Ma se la società che emette i buoni pasto è tarata su una struttura di costi per un ticket di 100 e poi lo vende a 80, è chiaro che per recuperare redditività aumenta le commissioni a carico di chi eroga il servizio” – si legge sul quotidiano.

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