Antitrust: “Obsolescenza programmata”, inchiesta su Samsung Italia e Apple

Molte consumatrici e consumatori lo sospettavano da tempo, ma ora c’è una svolta ufficiale. L’Antitrust ha aperto ieri due indagini sui gruppi di Samsung e di Apple attivi in Italia per pratiche commerciali scorrette.

L’Authority intende verificare se corrispondano al vero diverse segnalazioni di consumatori e i primi esiti di un’attività preistruttoria svolta d’ufficio: le due aziende avrebbero sfruttato “le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei loro prodotti e indurre i clienti ad acquistarne nuove versioni”.

Secondo l’Autorità, sarebbero stati inoltre proposti ai clienti “aggiornamenti software dei propri telefoni cellulari senza segnalare le possibili conseguenze dello stesso aggiornamento e senza fornire sufficienti informazioni per mantenere un adeguato livello di prestazioni di tali dispositivi, promossi ed acquistati per le loro specifiche ed elevate caratteristiche tecnologiche”. Tali comportamenti “potrebbero risultare in violazione degli articoli 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo”.

Accuse simili c’erano state in Francia nelle settimane scorse, anche nei confronti delle Apple, come mostra il nostro articolo che ripubblichiamo qui sotto e che abbiamo pubblicato il 9 gennaio 2018.

L’obsolescenza programmata in Francia

Nuovi guai per Apple. Il colosso di Cupertino è nel mirino della giustizia francese, che ha aperto un’inchiesta sulla “obsolescenza programmata” dei dispositivi della casa di Cupertino – nel mirino in particolare gli iPhone 6 – che subirebbero una riduzione programmata delle prestazioni e della propria durata. La decisione della procura di Parigi fa seguito all’iniziativa di un’associazione, Halte a l’obsolescence programmée (Hop), che ha portato la vicenda all’attenzione dell’autorità giudiziaria.

Cosa succede

L’obsolescenza programmata è una pratica commerciale ampiamente criticata secondo cui i prodotti vengono costruiti con una data di scadenza in modo che i consumatori siano costretti a sostituirli. Per i consumatori questa pratica non è etica e si sospetta che sia particolarmente diffusa nel settore dell’elettronica, che produce montagne di rifiuti non riciclabili ogni anno, si legge su thelocal.fr.

Le conferme di Cupertino

Il mese scorso Apple ha confermato ciò che si sospettava da anni, cioè di rallentare intenzionalmente le prestazioni degli iPhone più vecchi mentre le loro batterie si indeboliscono con il passare degli anni. Poiché “le batterie agli ioni di litio perdono capacità di rispondere ai picchi di corrente quando sono al freddo, hanno poca carica o sono vecchie” e ciò “può portare all’inatteso spegnimento dell’apparecchio per proteggere i suoi componenti”, ha dichiarato Apple. “Lo scorso anno abbiamo rilasciato una funzionalità per iPhone 6, iPhone 6s e iPhone Se per limitare i picchi istantanei ai casi strettamente necessari, in modo da evitare lo spegnimento improvviso quando si verificano queste condizioni”.

Le scuse della società

In pratica, Apple per motivi di sicurezza è andata a diminuire le prestazioni degli iPhone che presentavano una batteria fin troppo consumata. Nonostante le scuse (“sappiamo che alcuni di voi ritengono che Apple vi abbia deluso. Ci scusiamo. Abbiamo sempre desiderato che i nostri clienti potessero utilizzare i propri iPhone il più a lungo possibile), negli Usa sono partite immediatamente delle class action per il comportamento “ingannevole, immorale e non etico”.

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