Rapiti 2 italiani in Libia, lavoravano all’aeroporto di Ghat

Due italiani, che lavorano per un’azienda di Mondovì, sono stati rapiti a Ghat, in libia. La Farnesina in serata ha confermato.
Il ministero è informato di questa vicenda e fin da questa mattina – quando ne ha avuto notizia – sta seguendo gli sviluppi insieme alle altre articolazioni dello Stato.

 Secondo quanto si apprende, si lavora con il massimo riserbo tenuto conto della delicatezza della situazione.

I due italiani lavorano per la Con.I.Cos di Mondovì all’aeroporto di Ghat. Si chiamano Bruno Cacace, 56 anni, residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), e Danilo Calonego, 66 anni della provincia di Belluno di Sedico (Belluno), che lavorava in Libia dal ’79. Finora non è arrivata alcuna rivendicazione.

 

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Rapiti all’alba a Ghat, assieme a un canadese

I due italiani sono stati rapiti all’alba di oggi a Ghat, nel Sud della Libia, insieme ad un cittadino canadese. Lo riferisce il sindaco della città di Ghat, Komani Mohamed Saleh al sito arabo Tuniscope.

“Sconosciuti hanno sequestrato all’alba un canadese e due italiani”, ha detto. “Si sta lavorando per conoscere il gruppo dei rapitori ed il luogo dove sono stati portati i tre”. Il rapimento non è stato rivendicato da alcuna sigla, ha aggiunto il sito Arabi 24. La città di Ghat si trova sotto il controllo del governo di unità nazionale di Tripoli.

 

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L’azienda italiana lavora da decenni in Libia
Opera da decenni in Libia, con numerose commesse di ingegneria civile, la Con.I.Cos (Contratti Internazionali Costruzioni, nella foto uno dei suoi interventi) di Mondovì (Cuneo), l’azienda per la quale lavorerebbero i due italiani rapiti. È guidata da Giorgio Vinai, che l’ha fondata nel 1977 con Celeste Bongiovanni. Due le sedi centrali: quella di Mondovì, appunto, e quella di Tripoli, dove opera la Libyan Branch.

 

Si attiva il Copasir
Il Copasir si è attivato per assumere informazioni sui due italiani rapiti in Libia. Domani si riunirà l’ufficio di presidenza dell’organismo, che potrebbe decidere di convocare presto in audizione il direttore dell’Aise, Alberto Manenti.

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