Huawei: gli Usa prorogano di altri 90 giorni la messa al bando del sistema cinese

È fissata per oggi, lunedì 19 agosto, la scadenza della licenza concessa dall’amministrazione Trump che permette a Huawei di collaborare con le società americane, continuando ad acquistare da queste componentistica e software.

La decisione di maggio

Il permesso temporaneo era scattato dopo che il 15 maggio scorso il colosso tlc di Shenzhen era stato inserito in una “lista nera” dal Dipartimento del Commercio perché considerato un pericolo per la sicurezza nazionale. Una mossa che ha inizialmente costretto le società americane, Google in testa, a interrompere i rapporti con la compagnia cinese.

Colloqui con la Cina

Secondo quanto riportato da Reuters, la Casa Bianca concede una nuova proroga di 90 giorni, che lascerebbe spazio di negoziazione – anche con un colloquio telefonico tra il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping -, dando modo di comprendere meglio le implicazioni della lista nera.

Huawei fa causa agli Stati Uniti: “Nessuna prova di minacce alla sicurezza”, le notizie del 29 maggio 2019

Huawei passa al contrattacco e chiede a un tribunale statunitense di ritenere incostituzionale il divieto imposto da Washington alle aziende Usa di acquistare le proprie apparecchiature di rete per motivi di sicurezza nazionale, citando i legami della società con il governo e con l’intelligence cinese.

In discussione la costituzionalità

Il gigante delle telecomunicazioni ha presentato alla Corte Distrettuale Est del Texas una mozione che mette in discussione la costituzionalità di una sezione del National Defense Authorization Act (Ndaa), convertito in legge dal Congresso l’estate scorsa, che vieta alle agenzie governative statunitensi e ai loro contractor di utilizzare apparecchiature di tlc di Huawei e della sua rivale Zte.

Scopo: fermare l’operazione Usa

a mossa ha lo scopo di accelerare il processo per fermare “l’azione illegale” contro la società, ha fatto sapere Huawei in una dichiarazione. A marzo il colosso cinese aveva già presentato un ricorso in cui affermava che la legge che limita la vendita delle sue apparecchiature negli Stati Uniti è incostituzionale.

“Nessuna prova delle minacce”

“Il governo degli Stati Uniti non ha fornito alcuna prova che Huawei costituisca una minaccia per la sicurezza, solo supposizioni” ha detto il responsabile dell’ufficio legale della sociatà, Song Liuping, secondo il quale la legge “stabilisce direttamente che Huawei è colpevole, imponendogli molti vincoli con l’ovvio obiettivo di cacciarlo dal mercato statunitense”.

Huawei, Panasonic smentisce: “Falso lo stop alle forniture”, le notizie del 23 maggio 2019

L’azienda giapponese Panasonic smentisce le notizie circolate in merito alla sospensione delle forniture alla cinese Huawei in seguito al bando Usa. In una nota pubblicata dalla società nella sua pagina sul social network cinese Weibo, l’azienda definisce “false” le notizie sullo stop alle forniture e assicura che continuerà a vendere beni e servizi a Huawei, definito “partner importante”.

Dall’autunno nuovo sistema operativo

La giapponese Panasonic, secondo quanto si era detto, aveva infatti annunciato di aver sospeso le spedizioni di alcuni componenti alla Huawei, per rispettare le restrizioni statunitensi sull’azienda cinese. L’azienda con sede a Osaka non ha grandi siti di produzione di componenti negli Usa, ma ha affermato che il bando si applica alle merci che hanno almeno il 25% di tecnologie o materiali originati negli Stati Uniti. Huawei intanto ha fatto sapere che, dall’autunno, sarà pronto il nuovo sistema operativo.

Nessun commento dei giapponesi sui componenti

Panasonic, che produce un’ampia gamma di dispositivi per smartphone, automobili e apparecchiature per l’automazione industriale, ha rifiutato di commentare quali specifici componenti sono soggetti al divieto e dove vengono prodotti. Il dipartimento del Commercio degli Usa ha bloccato Huawei dall’acquisto di merci statunitensi la scorsa settimana, dicendo che l’azienda era coinvolta in attività contrarie alla sicurezza nazionale.

Un nuovo sistema in autunno

Il sistema operativo ‘made in Huawei’, dopo lo stop di Google su Android, sarà lanciato al più presto in autunno e non oltre la primavera del 2020: è quanto ha annunciato Richard Yu, capo della divisione consumer business del colosso di Shenzhen, a conferma delle indiscrezioni che circolano da ieri sui media cinesi. La mossa, scrive il Global Times, “riflette la strategia di Huawei di diventare indipendente e trovare soluzioni alternative” alle forniture di componenti hi-tech dopo l’ultima stretta alla vendita decisa dagli Usa.

Le notizie del 21 maggio

Moratoria di 90 giorni da parte del governo americano a Huawei (e a Pechino) in quella che è già stata definita la “world war web”. Dopo aver inserito il colosso cinese della telefonia sulla lista nera che vieta alle aziende statunitense di rifornirlo, oggi, martedì 21 maggio, il dipartimento del Commercio ha annunciato che parte delle restrizioni saranno sospese fino al 19 agosto.

Dilazione per i clienti statunitensi

Scopo della dilazione è quello di consentire ai clienti americani di Huawei, le compagnie telefoniche che usano i suoi dispositivi o vendono i suoi telefoni, di assicurarne la manutenzione e il buon funzionamento, trovando soluzioni alternative evitando così disagi per gli utenti. La sospensione del bando riguarda però solamente tecnologie già in commercio, mentre rimane in vigore sui prodotti in fase di sviluppo.

Google rompe con Huawei: si acuisce la crisi Usa-Cina, coinvolta Gmail, le notizie del 20 maggio 2019

Google rompe con Huawei, sospendendo ogni attività portata avanti con il colosso tecnologico cinese, all’avanguardia nella realizzazione delle reti di nuova generazione 5G. Lo riporta in esclusiva l’Agenzia Reuters.

Si tratta di uno schiaffo dolorosissimo per Huawei, dopo che l’amministrazione Trump ha inserito l’azienda nella lista nera vietandone l’uso per motivi di sicurezza nazionale. Nel dettaglio – spiega Reuters – gli smartphone e gli altri apparati Huawei venduti fuori dalla Cina dovrebbe perdere l’accesso agli aggiornamenti del sistema operativo di Google, Android.

Sotto attacco anche l’accesso a G-mail

Non solo, dovrebbero perdere l’accesso anche ad alcuni dei popolarissimi servizi di Google come il Google Play Store, YouTube e il servizio di posta elettronica Gmail.

Coinvolte anche altre aziende

Non solo Google. Anche le aziende Usa produttrici di chip e microchip – da Intel a Qualcomm, da Xilinx a Broadcom – si sono adeguate alla linea dettata dall’amministrazione Trump e hanno tagliato i ponti con Huawei, congelando le forniture destinate al colosso tecnologico cinese.

Tensione alle stelle

Lo riporta l’agenzia Bloomberg, che spiega come le varie società hanno già informato i propri dipendenti. Si tratta di sviluppi che rischiano di portare alle stelle le tensioni tra Washington e Pechino, già impegnate in un braccio di ferro sui dazi.

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