Ore 12: a Milano vota più del 16%, Roma in calo col 13%, crolla Napoli col 10%

Arrivano i primi dati dell’affluenza poco dopo mezogiorno dal Viminale. E le notizie non mancano: la media nazionale, infatti, è del 15%, ma Roma è al di sotto di questa media col 13,28%, con un’afflenza inferiore rispetto al prio turno, che era stata del 14,12%.

Moldo diverso l’andamento del voto a Milano. Qui il confronto serrato fra Sala (centro-sinistra) e Parisi (centro-destra) ha fatto addirittura aumentare i votanti rispetto al primo turno. A mezzogiorno, infatti, aveva votato il 15,93%, mentre due settimane fa era stato del 15,57%. A Torino l’andamento alle 12 è in linea con la tedenza nazionale: 15% alle urne.

A Bologna, sempre a mezzogiorno, l’affluenza sfiora il 18% (17,74% per la precisione). Alla stessa ora, per il primo turno, aveva votato il 19,9% degli elettori. Crollo a Napoli, odve c’è stato anche un problema tecnico per la rilevazione dei dati.

Comunque quando sono apaprsi nel primo pomeriggio ci si è accorti che i votanti erano crollati: alle urne il 10,06% rispetto al 15,16% di due settimane fa.

Urne aperte fino alle 23

Urne aperta dalle 7 alle 23 in tutta Italia per il voto che – attraverso i ballottaggi – designerà i  vincitori e le vincitrici di questa campagna elettorale. L’attenzione è rivolta soprattutto alle grandi città. I risultati si conosceranno in tarda serata e nel corso della prossima notte. Il ballottaggio riguarda 126 Comuni. I potenziali elettori sono in totale 8.610.142, che voteranno in sei capoluogo di regione (Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Trieste) e 14 capoluoghi di provincia. Non si sa quanto sul risultato finale inciderà l’astensionismo: nella foto il sindaco De Magistris che a Napoli ha votato prima delle 10.

Scia di polemiche fino alla fine nella Capitale, dove il giorno del silenzio elettorale è stato infranto da accuse e controaccuse che hanno avuto al cnetro la candidata del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi. Ha mentito o no? Questa è la domanda che ieri ha dominato la scena.

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Lo scontro delle ultime ore prima dell’apertura dei seggi nella Capitale

A meno di 24 ore dal voto, a Roma si è scatenato uno scontro che ha visto protagonista la candidata del 5Stelle Virginia Raggi (favorita per la vittoria in Campidoglio) e i suoi avversari politici.

Resta alta la polemica dopo l’articolo del “Fatto Quotidiano” sull’incarico avuto da Virginia Raggi dalla Asl di Civitavecchia nel 2014, quando era già consigliera in Campidoglio. La candidata del Movimento 5Stelle pubblica sul suo profilo Fb le carte, ma il Pd va all’attacco.

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La Raggi pubblica le carte su Facebook

“Solo per dimostrare la pochezza di certe accuse. Ecco l’autocertificazione del 2015, nella quale specifico di aver svolto l’incarico, come legale fiduciario, per conto della Asl di Civitavecchia, percependo un acconto di 1.878,69 euro e specificando, tra l’altro, la data di emissione della fattura, vale a dire il 2014. L’autocertificazione è del 2015 perché è nel 2015 che percepisco – come recita l’allegato – il relativo compenso. Per quanto riguarda invece l’incarico del 2012 non ero ancora consigliere e non era previsto alcun albo speciale”: queste le parole di Virginia Raggi su Facebook. “Con questa mia ultima delucidazione sull’ennesimo attacco montato ad arte dal Pd si chiude una delle campagne più sporche degli ultimi anni”: cerca di chiudere la querelle.

 

Esposito (Pd): M5S violano silenzio elettorale

“Annunciano trasparenza e onestà ma la loro pratica politica (Raggi docet) è fatta di furbizie e scorrettezze. Da stamattina senatori e deputati del movimento grillino violano, in rete e non solo, il silenzio elettorale. Sono senza vergogna”: così il senatore del Pd Stefano Esposito denuncia casi di violazione del silenzio elettorale da parte di parlamentari grillini.

 

Ermini (Pd): Raggi ammetta errore

“Raggi doveva solo scusarsi e ammettere l’errore, invece continua a difendere l’indifendibile. Tutta la stampa sottolinea la falsità della sua dichiarazione, sarà necessario anche aprire un’indagine. Ma di quale fango parla?”: sostiene David Ermini, della segreteria Pd.

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Serracchiani: Raggi ha detto falso, è bugiarda 

“Virginia Raggi ha detto il falso. L’ha scoperta il Fatto Quotidiano, non il Pd. Lei oggi si conferma #bugiarda”: così su Twitter Debora Serracchiani (vicesegretaria Pd). La Serracchiani lancia anche un video su Facebook per rispondere all’ultimo della Raggi.

 

Una domenica di verifiche importanti, soprattutto per il Pd

Più che la giornata dei ballottaggi, quella di domani – domenica 19 giugno – si profila come la giornata del referendum sulla tenuta Pd, che già al primo turno per le amministrative, lo scorso 5 giugno, era stato buttato fuori dalla competizione elettorale a Napoli e in altre città, come nella roccaforte Bologna e a Torino, ha sofferto a causa di risultati sotto le aspettative.

Domanli si vota in una sola giornata: dalle 7 alle 23, come al primo turno.

Matteo Renzi, presidente del consiglio e segretario del partito, ha già detto che non si tratta di un test sulla stabilità del governo, ma in questo senso va letta la sfida – più un corpo a corpo, in realtà – con il Movimento 5 Stelle e il centro-destra che tiene nonostante le ammaccature e Berlusconi fuori gioco per l’intervento al cuore.

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Milano: Giuseppe Sala e Stefano Parisi

A Milano la gara è tra Giuseppe Sala (centrosinistra) e Stefano Parisi (centrodestra). Inizia da qui, secondo le previsioni, il calvario del Pd perché a 3 giorni dal voto il secondo viene dato in leggero vantaggio sul primo. Stefano Parisi – negli anni Novanta a capo del dipartimento per gli affari economici nei governi Amato, Ciampi, Berlusconi e Dini – ha collaborato poi con Romano Prodi e Gabriele Albertini diventando in seguito amministratore delegato di Fastweb. Giuseppe Sala, Beppe per gli amici, un passato in Pirelli, porta in eredità gli incarichi per Expo 2015 con gioie e dolori che hanno anticipato, accompagnato e seguito l’esposizione universale di Milano.

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Roma: Roberto Giachetti e Virginia Raggi

Ma è a Roma dove si combatte la battaglia più agguerrita. Da un lato c’è la pentastellata Virginia Raggi, che piace per i modi pacati e la linea legalitaria contro il malaffare, e dall’altro c’è il Pd Roberto Giachetti, che non ha brillato nei faccia a faccia con l’avversaria. “Accusata”, quest’ultima, di essere una yes woman del duo Grillo-Casaleggio junior, ma l’accanito sostegno di Renzi non fa apparire il democratico in termini diversi. E se salta lui, il presidente del consiglio già starebbe pensando alla defenestrazione dei suoi reggenti, Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, troppo poco concentrati sul partito perché deputato uno e presidente della Regione Friuli Venezia Giulia l’altra.

Questo l’appello video lanciato nelle ultime ore dalla candidata dei 5Stelle.

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Bologna: Virginio Merola e Lucia Borgonzoni

A Bologna invece ballottaggio tra il democratico Virginio Merola, renziano a fasi alterne (ora non lo è più), e la leghista Lucia Borgonzoni, candidata del centrodestra. Qui la campagna elettorale è stata feroce perché, dopo la débâcle del 1999 con l’elezione del primo sindaco non di sinistra, Giorgio Guazzaloca, la prospettiva di una prima cittadina della Lega nord viene descritta come inaccettabile. Ma la vittoria del Pd è tutt’altro che scontata, soprattutto dopo la sconfessione del piano traffico di Merola che, tuttavia, continua a raccogliere endorsement dalla società civile.

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Torino: Chiara Appendino e Piero Fassino

Non meno scontato è il risultato a Torino tra Chiara Appendino (M5s) e Piero Fassino (Pd). Come per il caso Roma, il secondo, nonostante il mandato precedente e l’esperienza da politico di lungo corso, ha incassato più colpi di quanti ne abbia dati nei confronti diretti con l’avversaria che punta a dragare voti a sinistra del partito democratico. Di certo un pronostico già si può fare: nel capoluogo piemontese potrebbe esserci un boom di voti, data la quantità di certificati elettorali rilasciati negli ultimi giorni dall’ufficio anagrafe.

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Napoli: Luigi De Magistris e Gianni Lettieri

Infine Napoli, con i candidati Luigi De Magistris e Gianni Lettieri. Il primo, sindaco “arancione” uscente percepito senza mezze misure (è amatissimo o odiatissimo dai cittadini), gode del sostegno della sinistra e della società civile e potrebbe beneficiare dei voti liberati dal siluramento al primo turno della candidata Pd, Valeria Valente, oltre che dalle ombre di voto di scambio per esponenti democratici. Ma Lettieri, pur dato per sfavorito, lo è di misura e potrebbe intercettare le fronde più centriste del partito di governo.

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