Napoli, protestano i medici d’emergenza: al lavoro con giubbotti antiproiettile

Trenta aggressioni a medici e infermieri d’emergenza dall’inizio dell’anno, di cui l’ultima pochi giorni fa, e la decisione dell’ordine campano di fornire al personale sanitario una specie di giubbotto antiproiettile: hanno rinforzi su dorso e schiena e pure la strisce a strappo, ma davanti e dietro compare una scritta “Stop alla violenza contro i camici bianchì”.

È una prima linea sanitaria esposta alla violenza

La notizia, raccontata da Repubblica, raccoglie le storie di medici e paramedici di guardia medica, di emergenza, del 118 e del pronto soccorso. Oltre a dover affrontare le emergenze sanitarie più disparate, spesso rappresentano anche una prima linea contro chiunque si dimostri aggressivo e sfoghi su di loro la propria violenza. E ora hanno detto basta con questa iniziativa dal valore simbolico, ma anche dissuasivo, come spiega Silvestro Scotti, il presidente dell’ordine dei medici della Campania.

Dalla settimana prossima i 500 giubbotti

I primi 500 giubbotti arriveranno a partire dalla settimana prossima e la distribuzione inizierà dall’ospedale Cardarelli e da altri punti di prima emergenza. “L’obiettivo”, dice ancora Scotti, “è far prendere coscienza ai cittadini che aggredire un medico è togliere un diritto a loro. Vogliamo recuperare il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Il medico è al pronto soccorso è dà sempre il massimo”.

Il presidente dell’ordine: “Non alla militarizzazione”

E sì, la presenza delle forze dell’ordine può essere d’aiuto, almeno nei casi più estremi e i posti di polizia negli ospedali ci sono già, ma “la risposta non può essere il controllo militare delle strutture”, aggiunge il presidente dell’ordine. “Mettere i tornelli, le guardie, l’esercito significa ridurre l’accessibilità di un luogo che deve accogliere perché è dedicato alla cura. Così come le procedure burocratiche per migliorare la sicurezza sappiamo tutti che sono lunghe e spesso inefficaci”.

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