Vacanze studio a tutto divertimento? In Francia cena alle 18.40 e per dessert yogurt

“Les filles!” Questo il suono che svegliava ogni mattina me e le mie due fedeli compagne di classe, nonché coinquiline, per una settimana in una famiglia di Bordeaux. Famiglia composta da tre persone, mamma, papà e figlio quindicenne che, poverino, dimostrava dieci anni e veniva trattato come se li avesse davvero dieci anni.

La casa? Meravigliosa! Piscina, ben arredata in stile provenzale e tre piani di cui uno tutto per noi. Peccato che il tour della casa ce lo siamo fatte da sole, di notte, sperando di non svegliare nessuno. Ebbene sì, appena arrivate in città verso le tre di pomeriggio, dopo un alquanto lungo viaggio, siamo state accolte in casa in modo molto semplice e veloce. Ci hanno mostrato il nostro piano e le nostre camere e ciao, bella, chi si è visto si è visto, ah, “la cena è alle 18.40”. Non ci hanno offerto cibo (eravamo affamatissime) né ci hanno fatto vedere i vari spazi della super villa in cui abitavano.

Cena 18.40? Sì, avete capito bene. “Ahimè, ci adatteremo”, abbiamo pensato. Peccato che la nostra host-Mum non sapesse assolutamente cucinare e le porzioni fossero adatte giusto a una magrolina come lei (ora mi spiego la stazza del figlio quindicenne, da noi soprannominato “Lasagna”, e la mossa del padre che durante la cena si nascondeva dietro il frigo e mangiava pane come fosse un uomo denutrito). Una sera ci ha dato dei toast da mangiare con forchetta e coltello.

Inizialmente pensavamo fosse uno scherzo: siamo arrivate a tavola e a un certo punto da sotto il tavolo sbuca un tostapane posizionato stile centro tavola e pronto per sfornare toast con sottilette e prosciutto per tutti. La sera dopo hanno pensato bene di darci la mortadella che avevamo gentilmente portato in dono. Inizialmente volevano cuocerla, quando gli abbiamo spiegato che non andava cotta l’hanno messa in un piatto tagliata a fette spesse circa un paio di centimetri e con tanto di plastichina intorno. Ci siamo guardate cercando di trattenerci dal non ridere. Ciliegina sulla torta: la prima sera abbiamo visto il cucchiaino in tavola e abbiamo pensato: “sì, che bello, almeno c’è il dolce”. Ecco, il dolce era uno yogurt magro alla frutta. Grande.

Come potete immaginare, finivamo di cenare alle 19.30 e alle 21 avevamo di nuovo fame. La nostra stanza era perciò diventata una dispensa di biscotti, bevande (tenute fuori dalla finestra per mantenere una temperatura adeguata), grissini e altro. Per cui passavamo le serate a frugare tra le vecchie cianfrusaglie di famiglia tenute nell’armadio, a mangiucchiare schifezze e a comunicare via face time con i nostri amici fingendo di bullizzarci a vicenda. Purtroppo sì, non potevamo uscire.

Come prima esperienza all’estero in famiglia, penso me la ricorderò ridendoci su, ma spero vivamente che l’anno prossimo, se studierò all’estero per qualche mese, da sola, la mia famiglia non sia così. Help.

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