“Mia madre”, Nanni Moretti e il peso di andare avanti, oltre il lutto

“Mia madre”, di Nanni Moretti, oltre ad essere un film sul dolore e sulla perdita, è anche un film sul peso di dover continuare a portare avanti la propria vita quando ci si vorrebbe solo dedicare alla morte di chi ci è caro e morire un po’ con lui, in questo caso con lei, la madre.

Dei due figli, Giovanni, interpretato dallo stesso Nanni Moretti, riesce a partecipare completamente al lento spegnersi della donna, standole sempre accanto, accudendola, licenziandosi dal lavoro senza che ce ne sia una vera necessità, smettendo di vivere se non in funzione di lei. Margherita, la bravissima Margherita Buy, invece va avanti dolorosamente, a braccetto con la propria vita da una parte e con il suo lutto annunciato dall’altra. Continua a girare il suo film, si occupa della figlia, gestisce la separazione da un uomo che non ama più, prende addirittura coscienza dei propri limiti nei rapporti con gli altri: rimane nel suo duro quotidiano nonostante la madre stia morendo, mentre Giovanni si astrae in una dimensione intermedia tra il vivere e il non vivere.

Nanni Moretti è il solo che, per usare un’espressione che fa un po’ schifo ma è andata per la maggiore, riesce a raccontare l’autobiografia senza… guardarsi l’ombelico. L’unico regista che riesce a descrivere il proprio mondo quasi così com’è, ma a renderlo un’esperienza fruibile per tutti.

In questo narrare autobiografico così stretto sulla realtà, la madre, interpretata dalla bravissima Giulia Lazzarini, è la vera madre di Nanni: lo ha dichiarato lui stesso in varie interviste. Ma chi sono Margherita e Giovanni? Moretti ha anche dichiarato che Margherita è egli stesso, ma Giovanni? Rappresenta il reale fratello di lui? Forse no. Diversamente da tutti gli altri personaggi, perché non ha una vita? Non sappiamo nulla di lui, a parte l’essere ingegnere e poi non esserlo più, dato che lascia il lavoro. Dove abita, quali sono i suoi affetti? Ha famiglia, non ce l’ha?

Nanni Moretti sceglie, in questo film, d’interpretare un uomo sospeso, senza background. Forse perché Giovanni non è un personaggio, ma è una possibilità non realizzata, un doppio di Margherita. È possibile che sia uno che fa ciò che il regista stesso avrebbe voluto fare se avesse potuto, nell’occasione dello spegnersi di sua madre: dedicarsi completamente a lei. Ecco perché questo personaggio non personaggio si licenzia dal suo posto di lavoro, e solo in quest’occasione si entra nello spessore della sua vita: non so se Nanni stesse davvero girando un film quando morì sua madre, ma se così fosse, son certa che avrebbe voluto mollarlo e non l’ha potuto fare. Probabilmente, come Margherita, ha arrancato tra la necessità di salvaguardare la propria esistenza e il fondersi completamente con la morte della madre.

“Mia madre” potrebbe essere allora anche un film sul rimpianto, forse sul senso di colpa, e il fare nella finzione ciò che non è stato fatto nella realtà una catarsi per il regista, ma anche per chi partecipa al film come spettatore.

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