Modena, l’ossessione della zia suicida con il nipotino: “Devo salvarlo”

Diceva di volerlo salvare, ma non si sa bene da cosa. E spesso ripeteva al bar Nevada in strada Vaciglio, a Modena: “Prendo il bambino e scappo”. Potrebbe stare in queste parole la decisione di Silvia Pellacani, ingegnere informatico di 47 anni che domenica scorsa, 17 marzo, si è lanciata dal decimo piano del condominio in cui viveva con il nipotino Giacomo, 5 anni, figlio di suo fratello Marco.ù

Ultimamente si era chiusa

Secondo quando riporta Il Resto del Carlino, la professionista “era morbosamente attaccata a quel bimbo, lo amava, forse troppo, sosteneva di doverlo salvare, tempo fa aveva detto che lo avrebbe portato via con sé, ultimamente invece si era chiusa in se stessa e parlava meno di lui. Pensavamo che le cose in famiglia si fossero sistemate. Non avremmo mai immaginato un epilogo simile”.

I dissidi con il fratello

In base a quanto dicono i conoscenti, “Silvia ci diceva di essere in lite col fratello, non andavano d’accordo, ci raccontava che gli veniva impedito di vedere il nipote. Lei soffriva molto per questo, avrebbe voluto passare più tempo con il bambino”. La donna avrebbe sofferto di problemi psicologici e per questo, spesso, i genitori si erano opposti all’affidarle il nipotino.

Modena: zia si suicida e uccide il nipote di 5 anni: “Faremo l’autopsia”, le notizie del 18 marzo 2019

Una donna di 47 anni, Silvia Pellacani, e un bambino di 5, Giacomo, rispettivamente zia e nipote, hanno perso la vita dopo una caduta dal decimo piano di un palazzo in Largo Montecassino, zona residenziale di Modena. La donna era la sorella del padre del piccolo, Marco, e le due vittime sono entrambe italiane.

Fondato l’omicidio-suicidio

Dagli accertamenti svolti dagli inquirenti è “fondata” l’ipotesi dell’omicidio-suicidio per la tragedia di ieri sera a Modena, dove una donna di 47 anni, Silvia Pellacani, è stata trovata morta insieme al nipotino di cinque, Giacomo, dopo una caduta dal decimo piano di un palazzo in largo Montecassino.

 

“Non è stato un incidente”, spiega il procuratore Lucia Musti (nella foto qui sopra) aggiungendo che sarà “comunque disposta l’autopsia” sui due corpi.

 

Un ambiente medio-alto

“Si tratta di una tragedia maturata in un ambiente sociale e culturale medio-alto, non degradato”, prosegue il procuratore.
Dalle indagini fatte, inoltre, non emergono patologie nella donna: “Nulla ci induce a pensare a condizioni precarie di salute”, né risultano problemi psichici o che fosse in cura. Né ci sono ipotesi su istigazione o responsabilità da parte di altri. “Cercheremo comunque di capire – prosegue Musti – per chiudere in maniera completa la vicenda”.

La prima ipotesi in mattinata

Tra le prime ipotesi sull’accaduto, non è esclusa quella di un omicidio-suicidio. Sul posto, oltre ai sanitari del 118, anche i carabinieri e i vigili del fuoco. La tragedia è avvenuta nella serata di ieri, domenica 17 marzo. E la madre del bambino, disperata, ha urlato: “Lo sapevo che sarebbe successo, lo sapevo, quella era una pazza”. Il piccolo Giacomo aveva una sorella maggiore, sedicenne.

Una donna riservata

A lanciare l’allarme è stato un vicino di casa che ha visto i corpi a terra e ha chiamato i soccorsi. La donna, un ingegnere informatico, era ritenuta una persona riservata e all’apparenza affermata, senza problemi. Secondo quanto racconta Repubblica, qualcuno sostiene che ultimamente “voleva vendere l’appartamento, ma non per problemi di soldi, piuttosto per avvicinarsi al fratello”.

Notte di rilievi scientifici

Lavorava in casa, non risulta al momento che fosse sotto cura psichiatrica o che avesse problemi di depressione. I carabinieri che stanno conducendo le indagini, coordinate dal pm Maria Angela Sighicelli, hanno trovato l’alloggio in ordine, nessun segno di violenza o di effrazione, nessun biglietto che spieghi un gesto del genere. La scientifica ha continuato per l’intera notte a fare rilievi.

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