Berlinale: Laura Bispuri in gara con “Figlia mia” con Golino e Rohrwacher

A tre anni di distanza dalla sua prima apparizione, Laura Bispuri ritorna alla Berlinale con “Figlia mia”, nella sezione “In concorso”, dove si era messa in luce con “Vergine giurata”. Stesso festival e stessa protagonista femminile per la Bispuri: Alba Rohrwacher, nel difficile ruolo di una madre che farebbe impallidire anche quella raccontata da Frank Perry in “Mammina cara”, dove Faye Dunaway interpretava le mancanze di Joan Crawford nei confronti della figlia (autrice dell’omonimo libro-sfogo).

L’ingombrante presenza di due mamme

Qui però non c’è solo un problema di nevrosi e assenza, ma piuttosto l’ingombrante presenza di due mamme che si contendono l’affetto della piccola Vittoria (Sara Casu). Alla nascita Angelica (Rohrwacher), ha deciso di cedere Vittoria alla più composta ma non meno fragile Tina (Valeria Golino). Il tacito accordo funziona fino a quando Vittoria, alle soglie della preadolescenza, capisce l’inghippo e comincia a sviluppare un contrasto emotivo che rischierà di far traballare l’equilibrio delle tre donne.

Sesso, insicurezza e fragilità

Se Angelica è vittima di un grosso problema con l’alcol che la porta a essere sgradevole e in balia delle avventure sessuali, Tina deve fare i conti con le sue insicurezze e fragilità. Vittoria, come una pallina da tennis, rimbalza da un campo di contrasto all’altro fino a quando, seguendo l’istinto più che il cuore, riuscirà a sparigliare le carte in gioco.

Ambientato in una Sardegna remota e granitica, tra gare di rodeo e allevamenti ittici, “Figlia mia” è un film che gioca sui contrasti, sul peso delle scelte degli adulti e sull’impossibilità di scegliere della piccola Vittoria. Scelte e titubanze che la Bispuri sembra ricordare alle protagoniste tampinandole spesso con la macchina a spalla. E con la totale assenza di un supporto maschile. Gli uomini infatti in questa storia sono relegati al ruolo di comprimari, presenze senza peso oppure esemplari desiderosi solo di una fellatio al bar tra una birra e un’altra.

La lotta per conquistarsi l’amore di Vittoria

Se la demarcazione tra le sfumature dell’universo femminile e la precarietà di quello maschile appare un po’ forzata, il film trova i suoi momenti migliori quando vira verso la fisicità delle interpreti. Rohrwacher e Golino ingaggiano una vera e propria lotta per conquistarsi l’amore di Vittoria, raggiungendo sorprendenti attimi di spontaneità.

 

Il racconto di una ragazza sarda

Bispuri, che ha deciso di fare il film dopo aver ascoltato un racconto fattole da una ragazza sarda, decide di sciogliere lo scontro con l’ausilio di una metafora affatto banale (un buco nero dove si nasconderebbe un tesoro e in cui la piccola Vittoria dopo esserne entrata ne esce diversa). L’unica luce possibile la troviamo dove non c’è mai stata? O forse prendiamo il coraggio in mano solo dopo aver affrontato il buio?

In Italia nei cinema dal 22 febbraio

Prodotto da Vivo Film, Colorado Film con Rai cinema, “Figlia mia” esce nelle sale italiane il 22 febbraio. Se il film, l’unico italiano in concorso, non sembra avere molte chance di vincere l’Orso d’Oro, alle interpreti potrebbe invece arrivare qualche importante riconoscimento.

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