Caro estinto: 2 arresti e 14 indagati in Piemonte

Questa volta i fatti si svolgono agli ospedali civili di Ivrea e Cuorgnè, in provincia di Torino, e per un presunto giro di tangenti nel settore delle onoranze funebri ci sono due arresti e 14 indagati per corruzione. È il racket del “caro estinto”, fenomeno trasversale che, da Nord a Sud, porta a violare i regolamenti mortuari e a favorire, previo scambio di denaro, determinate imprese a scapito di altre.

Si aggiunga che poi, nel caso del Canavese, nemmeno la vestizione di defunti era eseguita in termini corretti, se non adeguatamente supportata da una mazzetta.

 

14 indagati dopo 2 mesi di indagini

La vicenda, ultima emersa in ordine di tempo, è stata oggetto di un’inchiesta coordinata dal procuratore della Repubblica di Ivrea, Giuseppe Ferrando, e condotta sul campo dal comando provinciale di Torino della guardia di finanza con il supporto dei colleghi di Biella.

Diciassette sono le perquisizioni domiciliari eseguite e due dei 14 indagati sono finiti agli arresti domiciliari mentre a 10 di loro è stato imposto l’obbligo di dimora. Si tratta del risultato di due mesi di pedinamenti e di intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno così consentito di ricostruire ciò che avveniva all’interno degli obitori finiti al centro dell’attenzione degli investigatori.

Coinvolti dipendenti pubblici e operatori privati

In pratica, nella ricostruzione della procura di Ivrea, dipendenti pubblici indicavano ai parenti di persone appena decedute le imprese a cui rivolgersi per la ricomposizione della salma e l’organizzazione delle esequie. Oppure, dalle corsie degli ospedali di Ivrea e Cuorgnè, venivano segnalati alle onoranze funebri nominativi di pazienti in fin di vita in modo che si materializzasse un “pronto intervento” al momento del decesso facendolo sembrare più conveniente rispetto ai prezzi di mercato.

Il tutto, secondo gli inquirenti, dietro compenso da parte delle imprese di settore che potevano aumentare la “percentuale” riconosciuta ai paramedici se il personale sanitario si fosse reso disponibile a vestire il defunto, operazione che tuttavia è già obbligatoria — e gratuita per gli utenti — in base al regolamento ospedaliero.

 

Un fenomeno che va da Nord a Sud

Quello scoperto nell’alto Piemonte è solo l’ultimo di casi che ciclicamente si presentano un po’ ovunque. A fine 2014, infatti, i carabinieri dei Nas si erano concentrati sull’ospedale civile Santissima Annunziata di Sassari e ai domiciliari erano finiti un imprenditore e i due necrofori tra i quali, secondo i magistrati, si era creato un rapporto “sistematico e continuativo”.

Pochi mesi prima era stato arrestato a Bologna un impresario campano ritenuto vicino al clan Fontanella di Sant’Antonio Abate (Napoli) per essere ricorso, secondo una sentenza divenuta definitiva, a metodi mafiosi nel sbaragliare la concorrenza e per questo doveva scontare 9 anni e 9 mesi di reclusione. E ancora, nello stesso periodo, a Casoria si erano registrati attentati incendiari contro le sedi di aziende del settore.

I reati: dalla corruzione agli appalti truccati

Sono innumerevoli i fatti di questo genere che, come nel caso del Canavese, non risparmiamo le regioni settentrionali tanto che da anni, a Milano, dopo l’operazione Caronte si parla di “mercato delle salme”: qui, una “segnalazione” di prossimo decesso poteva essere ricompensata fino a 500 euro l’una, il fatturato mensile delle aziende oscillava intorno ai 150 mila euro e il turn over settimanale degli operatori presenti in corsia funzionava in base a un calendario deciso dalle ditte più aggressive.

Sindacati, Codacons, Sos Impresa, Libera e associazioni di categoria, come la Feniof, l’Anifa e l’Aifm, denunciano da anni una situazione endemica caratterizzata da un elevato tasso di illegalità. Tasso che non prevede solo il pagamento di mazzette, appalti truccati o intimidazioni a operatori funebri che non osservano regole diverse dalla libera concorrenza.

Le mafie non estranee al racket

Secondo un rapporto del 2012 dell’Osservatorio per la legalità delle attività funerarie e cimiteriali della Campania, l’80 per cento delle ditte evadeva le tasse e ricorreva al lavoro nero. E se dal luglio di quell’anno erano entrate in vigore regole tali per cui le imprese autorizzate dovevano comprendere auto ad hoc per il trasporto, un direttore tecnico e almeno 4 dipendenti, da inizio 2014 il Comune di Napoli ha reintrodotto un servizio di trasporto pubblico al cimitero per garantire “anche agli indigenti la degna onoranza funebre”, ma soprattutto per combattere un business che ha portato a forme di monopolio, spesso in parallelo agli interessi di specifici clan della camorra.

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