Menisco: vari i sintomi, quando sono possibili le terapie conservative

L’incidenza in Italia è di circa 150 mila rotture l’anno, con un rapporto di 3 a 1 tra uomini e donne. È un incidente subdolo, perché può dare sintomi molto sfumati, soprattutto se la causa non è di origine traumatica. Molti pazienti parlano di un “leggero pizzicore”.

Ma qual è la funzione del menisco e perché si può rompere?

“I menischi (per l’esattezza sono due, menisco interno e menisco esterno) sono formazioni fibro-cartilaginee a forma di C, collocate nell’articolazione del ginocchio”, spiega il dottor Matteo Vitali, ortopedico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (nella foto qui sopra). “Costituiscono una sorta di cuscinetti ammortizzatori del ginocchio: assicurano la stabilità dell’articolazione e ne proteggono la cartilagine.
I traumi sportivi sono la causa più frequente di rottura del menisco sotto i 40 anni, ma anche l’avanzare dell’età o il peso eccessivo sono fattori che possono portare il menisco a consumarsi, degenerarsi o rompersi”.

I sintomi variano in base alle cause

I sintomi variano a seconda della causa: “Se la lesione avviene in seguito a un trauma, in genere si avverte un dolore sordo e improvviso, un fastidio interno, la sensazione che ci sia della sabbiolina dentro il ginocchio, il tutto associato a un deciso gonfiore che dura almeno una decina di giorni”, dice l’esperto. “Quando invece l’evento è meno eclatante, i sintomi sono più generici: fatica a salire le scale, senso di cedimento al ginocchio, pizzicorio interno”.

Utile una Risonanza magnetica

Oltre alla visita ortopedica, l’esame che permette di valutare a quale tipo di lesione ci troviamo di fronte è la Risonanza magnetica.

“Per quanto riguarda il percorso terapeutico, oggi la prima scelta è la terapia rigenerativa, una metodica che consente di attivare dei fattori antiinfiammatori che hanno l’effetto di ridurre il sintomo della lesione o degenerazione meniscale: in pratica, si preleva il sangue del paziente stesso, lo si centrifuga e lo si inietta nel ginocchio”, dice il dottor Vitali. “A seconda dell’età del paziente, si può optare, altrimenti, per varie terapie fisioterapiche che prevedono il rinforzo muscolare e/o terapie mediche (tra cui le infiltrazioni di acido ialuronico intrarticolare)”.

Chirurgia solo in extremis

Se dopo 3 o 4 mesi la situazione non migliora, si ricorre alla terapia chirurgica: “Oggi viene eseguita in artroscopia, quindi è molto poco invasiva”, dice lo specialista. “Vengono praticati nel ginocchio alcuni piccoli fori attraverso i quali vengono fatti passare appositi strumenti che, guidati da una minuscola telecamera, rimuovono la parte degenerata.
L’intervento, in anestesia locale, dura circa trenta minuti. Dopo 20 giorni si ricomincia a camminare senza stampelle; dopo 2 o 3 mesi può essere ripresa l’attività sportiva”.

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