La lunga notte di Bossetti: l’ergastolo, le lacrime, il Dna negato (video)

La notizia è arriva a mezzanotte e mezza, dopo 15 ore di camera di consiglio: la Corte d’appello di Brescia ha confermato la condanna all’ergastolo per Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio. Ricalcata in pieno la sentenza di primo grado.

Le lacrime della moglie

La moglie di Bossetti, Marita Comi (nella foto sotto), non è riuscita a trattenere le lacrime e prima che il marito fosse riportato in carcere ha salutato la suocera, Ester Arzuffi, e la sorella Laura. Bossetti, dopo la lettura della sentenza, “ha pianto” nella gabbia degli imputati. Nel video sotto tutte le tappe della vicenda.

Lo ha riferito uno dei suoi avvocati, Claudio Salvagni (sotto), che ha aggiunto: “Questa sera si è assistito alla sconfitta del diritto”. I legali di Bossetti, Salvagni e Paolo Camporini hanno dato “per scontato” il ricorso in Cassazione.

Soddisfazione della parte civile

“Giustizia è stata fatta”: questo invece il commento dell’avvocato di parte civile del processo Bossetti, Enrico Pelillo, subito dopo la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Brescia che ha confermato l’ergastolo nei confronti del muratore.

La Corte in camera di consiglio: ergastolo o super perizia sul Dna? Le notizie del 17 luglio 2017

“Nessuno mi convincerà a confessare un delitto che non ho commesso. Io voglio uscire a testa alta da questo ingiusto impianto accusatorio, ho fiducia nella giustizia. Mi rendo conto che è difficile assolvere, ma è molto più difficile sapere di avere condannato un innocente”. Massimo Bossetti si era rivolto così, un anno fa a Bergamo, ai giudici di primo grado, ma l’appello era caduto nel vuoto. Oggi, chiedendo un nuovo esame del Dna prima che la corte si ritirasse in camera di consiglio, è pronto a ribadirlo alla Corte d’assise d’appello di Brescia per cancellare la sentenza di ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio.

“Tanta crudeltà nemmeno per gli animali”

Massimo Bossetti, all’inizio dell’udienza, ha esordito con una serie di dichiarazioni spontanee. In primis ha rivolto un “sincero pensiero” alla ragazzina per il cui omicidio è stato condannato all’ergastolo in primo grado. “Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi”, ha detto Bossetti, “neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà”.

Cosa potrebbe accadere

L’udienza si aprirà con nuove dichiarazioni spontanee dell’imputato, poi i giudici – due togati e sei popolari – si riuniranno in camera di consiglio per emettere il verdetto: ne usciranno dopo diverse ore con una sentenza o con un’ordinanza che riaprirà il dibattimento. Sarà il presidente della corte Enrico Fischetti a leggere la decisione: conferma della sentenza di “fine pena mai”, riforma parziale del primo grado – l’accusa chiede l’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi -, assoluzione oppure perizia sul Dna, la traccia mista trovata su slip e leggings della ragazzina di 13 anni attribuita a Ignoto 1, poi identificato in Bossetti.

Yara, Massimo Bossetti sbotta in aula contro il sostituto pg: “Vieni qua a dire idiozie”, le notizie del 30 giugno 2017

È stato fissato per oggi, 30 giugno, davanti alla Corte d’assise d’appello di Brescia il processo a carico di Massimo Bassetti, condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio. La Corte d’assise d’appello sarà presieduta da Enrico Fischetti, a latere il consigliere Massimo Vacchiano.

“Seguirò tutte le udienze”

Il furgone blindato della polizia giudiziaria con a bordo Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, è entrato al Palagiustizia di Brescia dove verso le 9.30 è iniziato il dibattimento. Il carpentiere di Mapello, che come ha ripetuto in questi giorni dal carcere di Bergamo è “fiducioso di avere giustizia in appello”, seguirà le udienze del secondo grado così come ha già fatto in primo grado. Una decisione dei giudici, o la sentenza o la riapertura del processo, è attesa per metà luglio.

L’esplosione dell’astio contro l’accusa

“Vieni qua a dire idiozie”. Massimo Bossetti non è tuttavia riuscito a reprimersi ed è sbottato nel primo giorno d’udienza del processo d’appello per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio. Lo ha fatto contro un passaggio dell’intervento del sostituto procuratore generale Marco Martani quando questi parlava delle fibre dei sedili del furgone Iveco di muratore di Mapello, ritenute compatibili con quelle sugli abiti della vittima.

Il presidente: “Stia zitto”

“Bossetti”, è intervenuto il presidente della Corte d’assise d’appello, presidente Enrico Fischietti, “lei deve stare seduto e zitto e, se vorrà, quando sarà il momento potrà fare dichiarazioni spontanee”.

Presenti moglie, madre e sorella dell’imputato

Sono arrivate anche la madre dell’imputato, Ester Arzuffi, la sorella Laura Bossetti e la moglie Marita Comi. All’esterno una folla di giornalisti e operatori tv.

Le carte nuove della Difesa

La difesa di Massimo Bossetti punta a giocarsi carte nuove: “Una fotografia satellitare scattata il 24 gennaio 2011 che ritrae la zona del campo di Chignolo d’Isola dove successivamente, il 26 febbraio, è stato trovato il corpo di Yara Gambirasio, ma il cadavere quel giorno di fine gennaio non era là”.

È questo l’asso nella manica che i difensori di Massimo Giuseppe Bossetti si appresterebbero a calare nel processo d’appello che prenderà il via domani mattina a Brescia. Un elemento nuovo, come anticipato oggi da “Il Fatto Quotidiano”, contenuto nei motivi aggiuntivi d’appello depositati nelle scorse settimane dal pool di avvocati che difende il carpentiere di Mapello.

A fine gennaio il cadavere di Yara non era dove è stato trivato

L’analisi di quell’immagine, spiega l’avvocato Claudio Salvagni, dimostra che “a fine gennaio il cadavere di Yara non era nel campo”. Dimostrare che il corpo della vittima non è rimasto per tre mesi a Chignolo d’Isola, così come sostenuto dall’accusa, ma che vi è stato portato in un momento successivo al 24 gennaio è un elemento che, nella speranza della difesa, potrebbe rivelarsi decisivo per scagionare il carpentiere di Mapello. “C’è in ballo la sua vita”, sottolinea l’avvocato Salvagni che nei giorni scorsi è andato a far visita a Bossetti in carcere e lo ha trovato “concentrato e teso”, ma anche “fiducioso che possa ottenere giustizia”. Il fulcro del processo resta però il dna. Una prova definita “granitica” dalla Corte d’Assise di Bergamo che un anno fa, il 1 luglio 2016, condannò all’ergastolo il 47 anni, sposato con Marita Comi e padre di tre figli.
La difesa, invece, contesta l’uso della prova (“Dopo molti mesi il Dna rimasto all’aperto si deteriora”) e vuol puntare l’attenzione su una dlele insegnati di ginnastica di Yara. Nel processo di primo grado questa ipotesi non funzionò. Cosa ci sarà di nuovo?

Il documentario di Sky in 4 puntate

La vicenda, in queste settimane, è tornata a far parlare di sé per il documentario in 4 puntate “Ignoto 1 – Yara, Dna di un’indagine” in onda su Sky Atlantic e Sky Tg24 (nel video sopra il trailer). Il documentario fa parte del ciclo “Il racconto del reale”. Nato da un’idea della Bbc e prodotto da Amber Ty e Run to me, riporta interviste ai protagonisti della vicenda.

Bossetti “sadico” e “selvaggio”: uccise perché Yara “respinse le sue avances”, le notizie del 29 settembre 2016

Sono state depositate le motivazioni della sentenza con la quale i giudici della Corte d’assise di Bergamo hanno condannato all’ergastolo, il 1° luglio scorso, Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio, 13 anni, scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre 2010 e trovata morta a Chignolo d’Isola, a pochi chilometri da casa, esattamente 3 mesi dopo. Ma ci sono nuove polemiche sulle motivazioni della sentenza, tra cui quella che Bossetti sarebbe “un selvaggio”.

“Violenza e sadismo mai manifestati prima”

Secondo quanto emerge dalle dalle 158 pagine della sentenza pronunciata dai giudici della Corte d’Assise di Bergamo, il delitto è “maturato in un contesto di avance a sfondo sessuale, verosimilmente respinte dalla ragazza, in grado di scatenare nell’imputato una reazione di violenza e sadismo di cui non aveva mai dato prova ad allora”.

“Ha infierito a lungo sul corpo”

Per la Corte che ha giudicato il muratore di Mapello e che è stata presieduta da Antonella Bertoja, Bossetti “non ha agito in modo incontrollato, sferrando una pluralità di fendenti, ma ha operato sul corpo della vittima per un apprezzabile lasso temporale, girandolo, alzando i vestiti e tracciando, mentre Yara era ancora in vita, tagli lineari e in parte simmetrici, in alcuni casi superficiali, in altri casi in distretti non vitali e, dunque, idonei a causare sanguinamento e dolore ma non l’immediato decesso”. Da qui emerge il ritratto “selvaggio” dell’uomo.

La condanna

Bossetti è stato condannato all’ergastolo per il delitto aggravato dalla crudeltà e dalla minorata età della vittima. I giudici lo hanno invece assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di calunnia nei confronti di un ex collega su cui aveva puntato il dito. Una mancata imputazione che gli è valsa un mini sconto di pena: l’accusa aveva chiesto per l’imputato anche l’isolamento diurno per sei mesi.

Ricorso in appello della procura

A quanto si è saputo, è probabile che il pm Letizia Ruggeri, che ha condotto le indagini e ha rappresentato l’accusa, presenti ricorso in appello contro l’assoluzione del muratore dall’accusa di calunnia nei confronti di un ex collega di lavoro.

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Accusò Bossetti dell’omicidio di Yara, arrestato di nuovo ex detenuto, le notizie del 26 agosto 2016

 

Nuovo arresto per Loredano Busatta, l’uomo che aveva rivelato presunte confessioni raccolte in carcere a Massimo Bossetti sul caso Yara. Busatta, uscito a luglio dal carcere dove era finito per una serie di rapine, è accusato di cinque nuovi colpi in altrettanti supermercati della provincia di Brescia. Interrogato nella notte davanti al sostituto procuratore Ambrogio Cassiani e assistito dall’avvocato Massimiliano Battagliola, ha ammesso ogni addebito.

 

Bossetti all’ergastolo: “Non è giusto, è una mazzata”, le notizie del 2 luglio 2016

Nessun dubbio e lo hanno messo nero su bianco dopo solo 10 ore di camera di consiglio. La sentenza della Corte d’Assise di Bergamo –  presieduta da Antonella Bertoja – è arrivata, infatti, prima delle 21. Massimo Bossetti per i giudici è colpevole ed è stato condannato all’ergastolo. L’imputato non ha detto una parola alla lettura della sentenza, nella quale è prevista anche l’aggravante della crudeltà, come aveva chiesto l’accusa.

Il commento alla sentenza Bossetti lo ha riservato, più tardi, ai suoi avvocati: “Non è giusto, è una mazzata grossissima”, ha detto riferendosi all’ergastolo che tanto temeva.

 

Gli altri elementi della sentenza, tolta la potestà genitoriale

I giudici non hanno disposto, invece, l’isolamento diurno per sei mesi, come chiesto dal pm Letizia Ruggeri, ma hanno tolto all’imputato la potestà genitoriale sui tre figli, che sono minorenni.

I risarcimenti ai Gambirasio

La Corte ha disposto anche risarcimenti complessivi per 1,1 milioni di euro per la famiglia Bossetti. Ai genitori di Yara 400.000 euro ciascuno, mentre 150.000 euro di risarcimento sono stati attribuiti ai due fratelli della bimba uccisa. A questi si aggiungono 36.000 euro di spese legali.

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L’ultimo appello: “Sono innocente”

“Sono innocente e la verità deve venire a galla”: si dichiara “fiducioso” Massimo Bossetti, per il quale oggi è attesa la sentenza dei giudici della Corte d’Assise di Bergamo per l’omicidio di Yara Gambirasio. La decisione è attesa per stasera, dopo le 20: 45 udienze dovrebbero essere state sufficienti ai giudici per farsi un’idea precisa.Ma poco prima delle 20 i giornalisti presenti a Bergamo sono stati informati che si prevedono tempi più lunghi e che saranno informati 30 o 40 minuti prima che la Corte legga il giudizio.

“Ancora oggi vi supplico, vi imploro, datemi la possibilità di fare questa verifica, ripetete l’esame sul Dna, perché quel Dna trovato non è il mio”: ha insistito Bossetti rivolto ai giudici nelle dichiarazioni spontanee dell’ultima udienza del processo a Bergamo prima che la Corte si ritirasse per la sentenza.

“Se fossi l’assassino sarei un pazzo a dirvi di rifarlo”: ha precisato.

 

Tre ipotesi per l’imputato

La sentenza è attesa per stasera. Tre le ipotesi per l’imputato: ergastolo con isolamento diurno per sei mesi come chiesto dal pm Letizia Ruggeri,  una condanna “ammorbidita” da attenuanti per il muratore incensurato o la libertà immediata dopo due anni in carcere.

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“Sarei felice di incontrare i genitori di Yara”

“Sarei felice di incontrare i genitori della piccola Yara, di guadarli negli occhi perché conoscendomi saprebbero che l’assassino è ancora in libertà, poiché anche loro sono vittime di chi non ha saputo trovare il colpevole”, ha aggiunto Bossetti.

I suoi legali l’hanno visitato mercoledì in carcere e l’hanno trovato “sereno”, prima delle dichiarazioni spontanee in aula di stamattina. Dopo i giudici di riuniranno in camera di consiglio per uscirne con il verdetto.

Nella foto sopra: Marita Comi, la moglie di Bossetti (al centro), stamattina all’arrivo in tribunale.

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“Parlerà col cuore…”

Il muratore “parlerà con il cuore”, ha detto uno dei suoi difensori, Claudio Salvagni. Poi ha aggiunto: “Noi non abbiamo in alcun modo influito sulle sue dichiarazioni che ha scritto in questi giorni: gli abbiamo solo consigliato di evitare di parlare di aspetti processuali che abbiamo già affrontato. Parlerà quindi di sé e ribadirà di essere innocente”.

 

Chiesto l’ergastolo e 6 mesi di isolamento

Il pm Letizia Ruggeri ha chiesto per Bossetti l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno. Il muratore “parlerà con il cuore”, ha detto uno dei suoi difensori, Claudio Salvagni, il quale ha aggiunto che “noi non abbiamo in alcun modo influito sulle sue dichiarazioni che ha scritto in questi giorni: gli abbiamo solo consigliato di evitare di parlare di aspetti processuali che abbiamo già affrontato. Parlerà quindi di sé e ribadirà di essere innocente”.
È attesa per domani, venerdì 1° luglio, la sentenza al termine del processo di primo grado contro Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato di aver ucciso il 26 novembre 2010 la tredicenne Yara Gambirasio e di averne occultato il cadavere. La richiesta del pubblico ministero Letizia Ruggeri ha chiesto l’ergastolo e 6 mesi d’isolamento diurno mentre i difensori dell’uomo, che parlano di “tortura” e di “odissea giudiziaria”, l’assoluzione.

 

La sfida tra accusa e difesa: le “puntate” del processo

A carico l’imputato, ci sono secondo l’accusa i tabulati telefonici, le immagini del suo furgone all’ora e nella data della sparizione e fibre dei sedili del mezzo. Molto più controversa la questione del dna che ha visto innescarsi una vera e propria guerra tra pm e avvocati della difesa sull’attendibilità dei risultati raggiunti.

Rimane il no alle riprese tv

A questo punto è molto vicino il verdetto della Corte d’assise presieduta da Antonella Bertoja, ma permane il divieto alle telecamere di entrare in aula (sotto i dettagli della decisione).

 

Yara, il pm al processo contro Bossetti: “Niente tv alla sentenza”, le notizie del 17 giugno 2016

Il pubblico ministero di Bergamo Letizia Ruggeri (nella foto sotto), a conclusione della sua replica al processo a Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha chiesto alla corte di revocare l’ordinanza con la quale ammetteva le riprese televisive della lettura della sentenza del processo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Questo a causa “del clima avvelenato” che si è venuto a creare intorno al dibattimento.

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Il magistrato già sotto minaccia

“Credo, invece, che non vi siano problemi”, ha aggiunto, “per quanto riguarda le registrazioni audio”. Il pm non ha fatto riferimento a fatti specifici ma, nelle settimane scorse, due buste contenti dei proiettili erano state trovate in un centro di distribuzione postale indirizzate sia al magistrato sia alla Corte d’Assise di Bergamo. Tempo fa, invece, dopo minacce e ingiurie via web, alla stessa Letizia Ruggeri era stata data una speciale sorveglianza.

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La parte civile: “Il dna è la firma di Bossetti”

“Vi hanno detto che dovete mettere la firma su questa sentenza. In realtà, la firma l’ha messa lui”, ha detto uno dei legali di parte civile della famiglia di Yara Gambirasio, Enrico Pelillo (nella foto sopra), nel corso della sua replica, riferendosi al Dna trovato sul corpo di Yara e attribuito a Massimo Bossetti. Il legale è anche tornato sulla corrispondenza tra il muratore di Mapello, in carcere da due anni e un giorno, e la detenuta Gina: “Sono state definite un colpo basso. Ma non le abbiamo, però, prodotte noi ed è stato lui a scriverle”.

 

Bossetti: il Pm chiede l’ergastolo senza attenuanti e 6 mesi di isolamento, le notizie del 19 maggio 2016

Dopo due lunghissime udienze dedicate alla requisitoria del Pm, ieri sera è arrivata la richiesta dell’accusa al processo in corso contro Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio.

Il 13 maggio scorso era durata 7 ore la prima parte della requisitoria. Ieri ce ne sono volute altre 6 per la Pm Letizia Ruggeri, nella foto qui sotto, per arrivare a chiedere per Bossetti la condanna all’ergastolo con l’aggiunta di 6 mesi di isolamento. Nesuna attenuante è stata riconosciuta dalla Pm all’imputato. La sentenza è attesa per il prossimo mese di giugno.

Secondo l’accusa non esiste un movente specifico per l’omicidio. Le ipotesi – ha detto dopo una requisitoria durata complessivamente 13 ore – sono due: “O Bossetti l’ha convinta a salire –  – o l’ha tramortita”. Per la Pm il delitto sarebbe da ricondurre a un’”incapacità di controllarsi” dell’imputato”.

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Un processo alle battute finali: l’udienza del 13 maggio

È giunto alle battute finali il processo a Massimo Bossetti, unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, 13 anni, uccisa il 26 novembre 2010. Nel corso della lunga requisitoria, il pubblico ministero Letizia Ruggeri, da cui si attende una richiesta di condanna all’ergastolo, ha detto che morì dopo un’agonia “protratta” prima di morire a causa delle ferite e del freddo. “Avrà provato paura e dolore”, ha aggiunto il magistrato che sta ricostruendo minuziosamente tutti i passaggi dell’ indagine: dalla scomparsa di Yara, il al ritrovamento del corpo esattamente tre mesi dopo.

Ma alla Pm Letizia Riggeri (nella foto in basso) – che ha iniziato a parlare alle 9,30 – 7 ore di requisitoria non bastano e non è difficile da capire visto che aveva in mano 150 pagine di “appunti”. L’udienza, perciò, si aggiorna al 18 maggio. La sentenza è prevista per giugno.

 

“Era una ragazzina senza segreti”

“Ipotizzammo di tutto, dallo scambio di persona al rapimento”, ha detto ancora il pm Ruggeri, “e questo lo dico perché fummo costretti ad andare a vedere il vissuto di questa ragazza. Emerse che era una ragazza normalissima, senza alcun segreto”.

I principali indizi a carico di Bossetti

Vari gli indizi a carico di Bossetti, in carcere dal giugno 2014. Tra i principali il dna rinvenuto sugli slip della ragazzina e poi ci sono i filmati delle telecamere davanti alla palestra di Yara che hanno ripreso un furgone simile al suo e il contenuto pedopornografico del suo computer. Infine c’è anche la testimonianza chiave di Alma Azzolin, che ha detto di aver visto Bossetti in auto con una ragazzina, nel parcheggio di fronte alla palestra, l’estate precedente alla scomparsa di Yara. “Per me era lei”, ha dichiarato a processo.

 

Sospesa l’udienza del processo: “Il custode della palestra rischia accuse”, le notizie del 18 marzo 2016

Sospesa l’udienza del processo a Massimo Bossetti per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio. A provocarla è stata la deposizione di Walter Brembilla (nella foto sotto con un cronista), il custode della palestra da cui sparì la ragazzina, perché è venuta meno “qualsiasi genuinità delle prove”. Almeno secondo i legali che, interrogando il testimone, hanno ribattuto al presidente della corte per “per ora” non sarebbe un imputato.

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“Ha cambiato più volte versione”

Causa scatenante sono state le incongruenze nelle 4 precedenti testimonianze dell’uomo che le ha motivate parlando di “paura che mi davate la colpa perché ero il custode. Ero sotto pressione, sono stato in questura un casino di volte”. “Come mai ha cambiato più volte versione sulla ricostruzione di quella sera dicendo, la prima volta, che era stato in casa?” hanno incalzato gli avvocati.

“Avevo paura di essere accusato”

“Ho avuto paura che se dicevo che ero sceso di casa alle 18.30 avrebbero sospettato di me”, ha risposto ancora Brembilla. “Se non fossi stato in grado di dare risposte molto precise sugli orari, avrebbero sospettato di me. Ma io non ho visto niente”. Nella versione fornita, l’uomo nel pomeriggio era andato alla stazione di Ponte San Pietro con il furgone della palestra.

Gli spostamenti a cavallo della scomparsa

Il rientro lo ha fissato verso le 17.10 mentre tra le 18.40 e le 18.45 lo avrebbe riaccompagnato a prendere il treno. In mezzo a questi spostamenti, ha aggiunto, aveva ricevuto 2 telefonate. Per le differenti versioni, ora Brembilla rischia di essere incriminato

Bossetti: “Quel Dna è strampalato e non è il mio”, le notizie dell’11 marzo 2016

 

C’è anche Marita Comi (nella foto sotto), la moglie di Massimo Bossetti, in tribunale per la seconda puntata dell’interrogatorio del carpentiere di Mapello, unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio. Nell’udienza precedente, Bossetti aveva detto di non aver mai visto né conosciuto la tredicenne. “Prima di me in quest’aula hanno mentito tutti”, aveva affermato nel corso di un interrogatorio durato circa un’ora.

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“Quel Dna non mi appartiene”

“Quel dna non mi appartiene”. Massimo Bossetti, imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, per la prima volta stamattina ha messo in dubbio, nel corso del suo interrogatorio che il Dna trovato sul corpo della ragazza uccisa sia suo.

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“È un dna strampalato, e che per metà non corrisponde”, ha detto il carpentiere a proposito della mancata corrispondenza tra il Dna nucleare e quello mitocondriale. “È dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda”, ha proseguito Bossetti, “visto che non ho fatto niente e voi lo sapete”.

Vivace replica della pm Letizia Ruggeri

Il pm Letizia Ruggeri ha ribattuto che un giudice ha ritenuto che dovesse rimanere in carcere e un altro che gli elementi a suo carico sono stati giudicati tali da sostenere un giudizio. “Evidentemente la vicenda non è strampalata come dice lei”, ha detto il magistrato.

Nel corso del suo secondo interrogatorio, Bossetti ha detto anche: “Rispondo a tutto, non ho niente da nascondere. Sono uno dei pochi imputati che ha accettato l’esame incrociato anziché le semplici dichiarazioni spontanee. Prima mi ‘fidavo’ di quello che mi sentivo dire, poi seguendo tutto il processo ho visto che tante prove sono cadute. Adesso andrò fino in fondo per dimostrare mia innocenza”.

“Mai ricerche pedopornografiche su Internet”

A proposito delle ricerche su Internet, ha negato di aver mai cercato materiale pedopornografico. “Sono sincero”, ha affermato, “non esistono ricerche di questo genere nei nostri computer, assolutamente”. Certo, ha aggiunto, “in intimità, quando i bambini erano a letto” lui e la moglie guardavano siti pornografici, ma mai con la presenza di ragazze minorenni. E poi, a proposito di altre ricerche, quelle sulle notizie di delitti, ha detto: “A me piace anche la cronaca nera”.

“Ho pensato che qualcuno volesse mettermi nei guai”

L’unico imputato per la morte della tredicenne Yara ha affermato anche, dopo il suo fermo, di aver pensato che la ragazza “era stata uccisa per mettermi nei guai. Era una detenzione devastante, cruda, e in quelle circostanze ho pensato alle persone che avevo vicino in cantiere”. E aveva individuato anche un possibile “autore”, Massimo Bossetti (ora Bossetti deve rispondere del reato di calunnia nei suoi confronti). “Mi scuso con lui per aver detto cose sbagliate”.

“Trattato peggio di Totà Riina”

Infine, a proposito dell’arresto, ha commentato: “Una schifezza, una cosa indegna. Non sapevo come fare, stavo svenendo, non capivo più niente. Non avevo mai visto tante forze dell’ordine, come se fossi uno spacciatore, neanche fossi stato Totò Riina”.

L’interrogatorio precedente

Finalmente Massimo Bossetti può dire la sua in un’aula di Tribunale. “Non ho mai visto né conosciuto Yara Gambirasio”. dichiara nel pomeriggio di oggi pomeriggio in aula, rispondendo alle domande del pm Letizia Ruggeri. Il muratore, dopo aver descritto il suo lavoro, è entrato nel merito dell’interrogatorio, affermando di non aver mai conosciuto nessun componente della famiglia Gambirasio, a parte il padre, ma solo di vista.

E aggiungendo: “Tutti quelli che hanno parlato prima di me, hanno mentito”. E poi – rivolto alla Pm – ha sottolineato: “Dottoressa, tranne i miei consulenti, le hanno mentito tutti”.

E subito dopo: “Guardi dottoressa che tutte queste domande che lei mi sta facendo me le ha fatte anche mia moglie, mia moglie mi ha fatto un terzo grado quasi quanto lei”, ha poi aggiunto in un veloce botta e risposta col pm Letizia Ruggeri che insisteva per sapere i movimenti e gli spostamenti del muratore nei giorni dell’omicidio di Yara. “Le mie giornate sono sempre state uguali, ripetitive, quindi tutte uguali”, ha ripetuto più volte.

L’interrogatorio è durato un’oretta quindi è stato rinviato alla prossima udienza.

 

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A rischio le prove del computer

Sarebbero a rischio alcune delle prove raccolte contro Bossetti pe ril “Caso2 di yara Gambirasio. Il computer di Massimo Bossetti sarebbe stato spiato, infatti, spiato grazie al sistema Galileo. Secondo gli avvocati dell’unico imputato del delitto nel suo computer si sarebbe introdotto un sistema intrusivo in grado di scaricare file ma anche di caricarli all’insaputa dell’utente.

 

L’intervento di Hacking team, indagata a Milano

Hacking team, la societaàche ha ralizzato e venduto Galileo, è già al centro di un’inchiesta per hackeraggio della Procura di Milano, irrompe nel processo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Stefano Camporini e Claudio Salvagni, legali di Bossetti, hanno sollevato il caso della società e delle mail interne diffuse online nei mesi scorsi da Wikileaks, organizzazione no profit che mette allo scoperto documenti riservati.

 

Un software spenti dalla Polizia postale

Nei mesi scorsi il software di Hacking Team è stato spento dalla polizia postale. La società italiana leader nel campo dello spionaggio online infatti e’ stata hackerata e tutti i documenti riservati sono stati pubblicati online da Wikileaks.

Tra questi, un carteggio che riguarda proprio il caso Yara. In una mail di giugno del 2014 Claudio Vincenzetti, amministratore delegato di Hacking Team, scrive: “Naturalmente non posso dirvi molto. Naturalmente non conosco i dettagli. Ma, come’è già successo numerose volte in passato per casi celeberrimi e molto più grandi di questo, il merito del successo di questa indagine va a una certa tecnologia investigativa informatica prodotta da un’azienda a noi molto nota”.

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Una nuova tecnologia per incastrare Bossetti

Vincenzetti, insomma, si mostra entusiasta della sua “tecnologia”, grazie alla quale sarebbe stato incastrato Bossetti.

“Insomma – prosegue la mail – ci hanno appena chiamato i Ros di Roma. Per complimentarsi e ringraziarci. Davvero queste sono cose che riempono il cuore di gioia e di soddisfazione professionale”. I toni dei messaggi inviati ai dipendenti interni e agli investitori, il giorno dopo l’arresto di Bossetti, sono autocelebrativi: “Diamoci una pacca sulla spalla. I Ros ci hanno telefonato per la buona riuscita dell’operazione”.

Questo scambio di mail è intitolato “Il caso Yara” e viene citato insieme alla documentazione del Ministero degli Interni sull’acquisto del sistema Galileo per 120 mila euro.

 

“Questo sistema può controllare gli indagati”

“Questo sistema puo’ controllare chi e’ sotto indagine e puo’ farlo in maniera invisibile, con un monitoraggio passivo e attivo. Permette anche di caricare e scaricare file.  Insomma, può essere usato per intrusioni illegali”, attacca l’avvocato.

 

L’imputato: “Non vedo l’ora di parlare”
“Non vede l’ora di parlare”. Così gli avvocato di Massimo Bossetti annunciano la deposizione dell’unico imputato al processo per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio. Dopo i consulenti informatici della difesa, che risponderanno alle domande del pm Letizia Ruggeri, sarà la volta dell’esame di Bossetti che ha sempre negato qualsiasi responsabilità nell’uccisione della ragazzina. Non solo: rispondento al gip del giugno 2014, al momento dell’arresto, aveva detto di non averla mai vista, per quanto ad anni di distanza non aveva saputo ricostruire la sera del 26 novembre 2010, quella in cui si consumò l’omicidio.

 

 

Yara, una testimone: “Vidi Bossetti con la ragazzina”, lui sbotta: “Ora basta”, le notizie del 24 febbraio 2016

Nuova udienza al processo a Massimo Bossetti (nella foto sotto) per l’omicidio di Yara Gambirasio, uccisa a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010, con la deposizione di una donna bergamasca, Alma Azzolini, che ha dichiarato di aver visto nell’estate del 2010 l’imputato nel parcheggio di un cimitero in compagnia di una ragazzina di 13-14 anni salita sulla sua auto. Quella ragazzina, secondo la testimone, sarebbe stata proprio la vittima. Inoltre la donna dall’uomo sarebbe stata “fissata intensamente, tanto che ho provato disagio”.

Un secondo avvistamento qualche giorno dopo

Vede quell’uomo in quest’aula?” le è stato chiesto. “Quell’uomo è Massimo Bossetti”. Il fatto, secondo la testimonianza, sarebbe avvenuto perché la donna accompagnava la figlia ad allenamenti di ciclismo. Ma quello non sarebbe stato l’unico avvistamento, ce ne sarebbe un secondo, in un supermercato, alcuni giorni più tardi. Poi, dopo l’arresto di Bossetti, avvenuto il 16 giugno 2014, avrebbe ricordato l’episodio vedendo proprio il parcheggio del cimitero e a quel punto si è rivolta ai carabinieri.

Dopo l’arresto di Bossetti si rivolse ai carabinieri

Azzolini, dopo la scomparsa di Yara, trovava familiare quel volto, finito su tutti i giornali e in televisione. “La ragazza che vidi in macchina aveva l’apparecchio per i denti ed aveva le guance molto rosse”, ha detto in aula. Secondo i difensori di Bossetti, il presunto avvistamento sarebbe avvenuto il 9 settembre perché la donna portava la figlia a ciclismo il martedì e il giovedì e il fatto risale tra la metà di agosto e l’inizio della scuola.

La difesa: “Bossetti era da un’altra parte”

“Possiamo dimostrare”, hanno spiegato gli avvocati, “che in tutti i martedì e i giovedì di quel periodo Bossetti si trovava a pranzo lontano. E possiamo anche dimostrare che non c’era neanche il 9 settembre 2010”.

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Le ricerche sul suo computer e Bossetti sbotta

Oggi c’è stata anche la deposizione della moglie di Massimo Bossetti, che ha toccato anche le ricerche a sfondo sessuale sui due pc di casa. L’imputato, a quetso punto, è sbottato e ha esclamato “è intollerabile, basta!”.

È successo quando il legale di parte civile della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo, ha cercato di stabilire chi avesse fatto alcune ricerche, elencandole una ad una. La moglie di Bossetti ha detto più volte “non posso escluderlo”, ribadendo però di non aver mai effettuato ricerche riguardanti tredicenni.

Marita Comi, la moglie di Bossetti, contrariamente alla madre dell’uomo Ester Arzuffi, ha scelto di rispondere alle domande nel processo a carico di suo marito per l’omicidio di Yara Gambirasio. Rispondendo alle domande di Letizia Ruggeri sulle ricerche trovate nei due computer di casa ha spiegato di non aver “mai fatto ricerche su tredicenni”. Per quanto riguarda le ricerche a sfondo pornografico, Marita ha detto che “qualche volta le facevo io, qualche volta insieme, oppure io da sola”.

 

Silenziosa la madre dell’imputato

Scena muta, invece, per la madre di Bssetti, che ha deciso avvalersi della possibilità di non rispondere in quanto congiunta.

La deposizione di Ester Bossetti Arzuffi quindi è durata pochi istanti. Ester Arzuffi, si è seduta sul banco dei testimoni e ha rivolto un saluto con la mano e un sorriso al figlio. Qualcuno ricorderà che la donna ha sempre negato, come invece stabilito dalle indagini, che Massimo Bossetti sia figlio dell’autista di autobus morto nel 1999, Giuseppe Guerinoni. Ma anche accertamenti scientifici esperiti dalla famiglia in forma privata hanno stabilito che Massimo non è figlio di Giovanni Bossetti.

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