Saronno, morti sospette al pronto soccorso: a processo medico e infermiera amanti

Al via oggi a Busto Arsizio, con l’udienza preliminare, il processo sulle morti sospette al pronto soccorso di Saronno. Presente in aula l’ex vice primario del pronto soccorso saronnese Leonardo Cazzaniga, assistito dall’avvocato Ennio Buffoli del foro di Brescia, accusato di aver somministrato a pazienti da lui trattati un cocktail di farmaci letali.

Numerosi i parenti delle vittime

Secondo l’accusa, ad almeno 4 persone avrebbe fornito il “protocollo Cazzaniga”, ovvero un cocktail di anestetici somministrati in sovradosaggio con l’intento di “accompagnarli alla morte”. Assente invece la compagna di Cazzaniga, l’infermiera Laura Taroni, accusata di aver ucciso con lo stesso metodo, in concorso con Cazzaniga, il marito Massimo Guerra. L’aula del tribunale di Busto, gremita, è affollata da numerosi rappresentanti legali dei familiari delle vittime e di associazioni che intendono costituirsi parte civile.

Saronno, l’infermiera killer accusata anche degli omicidi della madre e del suocero,
le notizie del 3 febbraio 2017

Laura Taroni, l’infermiera dell’ospedale di Saronno arrestata lo scorso 29 novembre con l’accusa di aver ucciso il marito Massimo Guerra in concorso con il medico-amante Leonardo Cazzaniga (accusato a propria volta dell’omicidio di 4 pazienti), è stata formalmente incriminata anche per la morte della madre, Maria Rita Clerici, e del suocero, Luciano Guerra. A comunicarlo è stato il procuratore della Repubblica di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana.

Contestati anche le lesioni e il falso ideologico

È avvenuto al termine dell’interrogatorio della donna nel carcere di Como, durato 2 giorni. Alla donna sono contestati anche i reati di lesioni e falso ideologico. “Si precisa”, ha sottolineato il procuratore Fontana, “che alla signora Taroni non sono attribuiti omicidi nell’ambito del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno”.

Saronno, un’infermiera ha confermato: “In ospedale succedeva di tutto”, le notizie del 13 dicembre 2017

“Quanto accaduto è stato possibile perché in quell’ospedale la situazione era totalmente fuori controllo. Succedeva di tutto, ma poteva essere bloccato molto prima”. Lo ha detto all’Agenzia Ansa l’avvocato Carlo Basilico, legale dell’infermiera Clelia Leto (nella foto in basso) che con una denuncia-querela depositata in procura a Busto Arsizio (Varese), ha dato il via alle indagini sulle morti sospette in corsia al pronto soccorso di Saronno.

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“Non è mai stata ascoltata”

“La mia assistita”, ha aggiunto il legale, “sta bene e affronta serenamente il momento, continuando il suo lavoro”. Clelia Leto, in passato, “ha segnalato numerose volte, anche verbalmente, che qualcosa non andava. Ma non è mai stata ascoltata, anzi è stata osteggiata e minacciata da Cazzaniga, tanto da andare incontro a problemi di salute dovuti alle pressioni dello stesso e allo stress. Non era possibile che in quell’ospedale non fosse nota la situazione”.

Gli interrogatori in Procura: le notizie del 12 dicembre

Ricominciano oggi gli interrogatori degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Busto Arsizio, sulle morti sospette al Pronto soccorso dell’ospedale di Saronno (Varese). Quindici in totale le persone coinvolte, due delle quali arrestate: l’infermiera Laura Taroni con l’accusa di aver ucciso il marito insieme al medico e amante Leonardo Cazzaniga, accusato anche per altri quattro presunti omicidi in corsia.

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Tredici nel registro degli indagati

Gli altri 13 iscritti nel registro degli indagati sono 11 medici, a vario titolo per falso ideologico, favoreggiamento e omessa denuncia, un carabiniere e una parente di Taroni. Il primo a comparire davanti agli inquirenti, domani mattina, sarà Paolo Valentini (nella foto qui sopra), direttore del presidio ospedaliero di Saronno e membro della commissione chiamata a valutare le due segnalazioni degli infermieri del pronto soccorso di Saronno, che avevano denunciato internamente (poi una dei due ha presentato denuncia in Procura facendo partire l’inchiesta) l’esistenza del “protocollo Cazzaniga”.
  Ma non erano stati presi sul serio.

 

Le notizie dell’8 dicembre, l’inchiesta si allarga

Si allarga ancora l’inchiesta sulle morti sospette all’ospedale di Saronno.
Proseguono le indagini dei carabinieri su possibili altri casi di decessi “forzati” al Pronto Soccorso “governato” dal cosiddetto “protocollo Cazzaniga”.

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Una ventina di nuove segnalazioni ai carabinieri

I militari stanno valutando altre segnalazioni, circa una ventina, giunte da parenti di persone decedute in pronto soccorso negli anni scorsi. Si tratta di persone che o manifestano timore per le cause di morte dei propri cari, o domandano chiarimenti. A oggi sarebbero circa una trentina le cartelle cliniche sequestrate dagli investigatori, coordinati dalla Procura di Busto Arsizio (Varese) su cui si stanno concentrando le indagini. Sono tutti i casi trattati dal viceprimario del Pronto Soccorso Leonardo Cazzaniga prima dell’avvio della indagine condotta dalla Commissione interna, poi chiusa senza alcun provvedimento successivo.

Dodici medici sentiti in Procura da lunedì

Proprio sulla base di quella indagine, oggi 12 medici sono stati iscritti nel registro degli indagati a vario titolo per omessa denuncia e favoreggiamento: sono i medici che dovranno essere tutti sentiti dalla Procura da lunedì prossimo.

 

Le notizie del 7 dicembre

Vandalismi alle auto, minacce, agguati annunciati o attuati. Al pronto soccorso di Saronno, finché Leonardo Cazzaniga è stato viceprimario, il clima era diventato incandescente e insieme a Laura Taroni, l’amante-infermiera arrestata con lui, prendevano di mira chi cercava di opporsi al letale “metodo Cazzaniga”, un mix di farmaci che, secondo la procura di Busto Arsizio, ha portato alla morte di almeno 5 persone. Bersaglio principale era Clelia Leto, l’unica infermiera che ha rotto il muro di omertà.

La denuncia dell’infermiera ai carabinieri

È infatti lei a presentarsi il 20 giugno 2014 ai carabinieri denunciando ciò che accadeva all’ospedale di Saronno e spiegando che, opponendosi agli ordini del medico, riteneva di aver salvato la vita a un’anziana paziente. Per questo la donna si era sentita dire: “Tu sei finita, io potrei ucciderti in qualunque momento, tu qui non lavorerai mai più”.

L’esposto del collega ai vertici sanitari

Ma non era la sola a essere in pericolo. Un altro infermiere, Radu Iliescu, ha deciso parlare rivolgendosi alle autorità sanitarie e facendo partire la commissione interna che, tuttavia, non si è mai riunita né ha preso alcun provvedimento contro Cazzaniga. Intanto però erano iniziati i danneggiamenti. “Cominciamo dalle 4 gomme dell’auto”, hanno detto i due oggi in carcere.

Quindici medici indagati, in diversi non rispondono ai pm, le notizie del 5 dicembre 2016

Quindici medici indagati, che in parte non si sono presentati davanti agli inquirenti, perché avrebbero saputo del “protocollo Cazzaniga” e delle morti sospette al pronto soccorso di Saronno. “Non ho nulla da dire” il primario del pronto soccorso Nicola Scoppetta, secondo quanto ha detto il suo legale, l’avvocato Maurizio Pellicciotta. E si è avvalso della facoltà anche Fabrizio Frattini, l’anestesista responsabile dell’unità di emergenza a cui giunsero le denunce degli infermieri.

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L’esposto anonimo della dottoressa

Si è presentata invece ai carabinieri Elena Soldavini, indagata per non aver denunciato i sospetti sulla morte dei parenti di Laura Taroni (nella foto sopra e sotto, il marito Massimo Guerra e la madre Maria Rita Clerici, l’infermiera arrestata insieme a Leonardo Cazzaniga. Con un’altra infermiera, si sarebbe limitata a un esposto anonimo inviato a Cantù per dire che le “morti che hanno colto in sequenza tanto ravvicinata quanto improvvisa i parenti più stretti di quella che in ospedale è nota per essere colei che intrattiene una relazione extraconiugale con il dottor Cazzaniga, tale signora Laura Taroni”.

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Per la zia “una dose per sempre”

Nelle carte degli inquirenti di Busto Arsizio ci sono poi le intercettazioni sui delitti che la coppia avrebbe avuto in animo di compiere. Per esempio ci sono il “miscuglio per Adriana”, un medicinale per “rendere innocuo il nonno” e una dose “per sempre” per la zia. In altre conversazioni che risalgono al giugno 2016 li si sente dire parole che sembrano la prosecuzione di un piano omicida.

Le intercettazioni sul nonno

Taroni: “Eh, scusa, deve finirla, eh, di rompere la… le riempio la boccetta del Talofen di Entumin”.
Cazzaniga: “Sai che può succedere, che casca”.
Taroni: “Sì, ma può anche succedere che non si sveglia più? (…) e, oh, se casca amen”.
Cazzaniga: “Ma poi sei sicura di poter gestire come vuoi tu i tuoi nonni? Nei sei certa?”
Taroni: “Il nonno lo faccio interdire il giorno dopo! (…) No nel senso il nonno lo rendo innocuo il giorno dopo”.

L’anestesista di Saronno dipendente dalla cocaina (e gli altri medici sapevano), le notizie del 4 dicembre 2016

È la cocaina, tanta cocaina, la “chiave” per decrittare le imprese dell’anestesista dell’ospedale di Saranno che si autodefiniva “l’angelo della morte”. E diversi suoi colleghi sapevano tutto anche di questa dipendenza.

Le prove emergono dagli interrogatori dei suoi colleghi. Il 3 luglio 2015, nello studio di Paolo Valentini, direttore medico di presidio, i carabinieri intercettano una conversazione dello stesso Valentini con il direttore sanitario Roberto Cosentina: che, scrivono i pm, “ha dimostrato di sapere che Leonardo Cazzaniga si autodefiniva in reparto l’angelo della morte. Ha aggiunto inoltre di avere appreso dallo stesso anestesista che faceva uso di cocaina e aveva per questo necessità di un periodo per disintossicarsi”.

“Nella sua sbulloneria disse: ho un grave problema”

Il direttore sanitario Cosentina dice al direttore di essersi già imbattuto in una vicenda analoga al Fatebenefratelli, accenna a un chirurgo e fa il rumore di una sniffata. Poi torna a parlare di Cazzaniga che aveva preso un periodo di malattia: “Devo dire che nella sua sbulloneria su quella roba fu corretto, perché disse io ho questo problema”.

“Te l’ha detto lui?”, chiede Valentini. “Te l’ha segnalato lui, perché come hai fatto a scoprirlo?”. “Sì, sì”. “Ah… autodenuncia”. “Sì, mi disse io ho questo problema, adesso mi prendo un periodo per vedere di disintossicarmi perché sto esagerando. (..) non dico che smetto ma almeno… perché sto esagerando”.

Insomma, nell’ospedale di Saranno si sapeva non solo del “protocollo Cazzaniga”, ma anche che l’anestesista stava “esagerando” con la droga. Eppure nessuno fece nulla e “l’angelo della morte” continuò ad aggirarsi nelle corsie.

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L’anestesista si difende: “Non ho commesso nessun delitto”

“Nessun delitto, alleviavo solo le sofferenze dei miei pazienti”: queste in sintesi le dichiarazioni del dottor Cazzaniga, l’anestesista accusato con Laura Taroni, l’infermiera sua amante di essere un killer dell’ospedale in cui lavorava.
Ma Leonardo Cazzaniga, durante il suo interrogatorio avrebbe spiegato che il somministrare farmaci serviva “per alleviare le sofferenze” dei pazienti.

Il medico ha respinto con nettezza l’accusa di aver voluto uccidere.

 

L’avvocato ha chiesto per il dottore gli arresti domiciliari

L’uomo ha respinto l’accusa di omicidio e il suo avvocato, Enza Mollica, avrebbe presentato una istanza di arresti domiciliari. Si è invece avvalsa della facoltà di non rispondere Laura Taroni, l’infermiera sua amante arrestata con lui per le morti in corsia.

Non si dimentichi che a carico dei due imputati ci sono una serie di intercettazioni “pericolose” agli atti.

La conferenza stampa dell’assessore regionale

Nel pomeriggio, c’è stata una conferenza stampa in ospedale dell’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Giulio Gallera.

“Non nasconderemo la polvere sotto il tappeto – ha detto Gallera in un’intervista – non faremo sconti a nessuno.

Se emergeranno responsabilità ulteriori o attività omissive saremo durissimi”, ha concluso l’assessore Gallera.

Anche il primario tra i sospettati

Il dottor Nicola Scoppetta non ha denunciato il comportamento di Leonardo Cazzaniga. Aiutava il medesimo a eludere le investigazioni dell’autorità”. Per il primario del pronto soccorso di Saranno la procura aveva già chiesto l’arresto (ai domiciliari), ma il gip lo aveva rifiutato. Ora potrebbe cambiare la situazione per il dirigente medico che gli inquirenti descrivono così: “Contro ogni evidenza scientifica esprimeva un giudizio di correttezza professionale e deontologica dell’operato di Leonardo Cazzaniga. Dissuadeva gli infermieri dal presentare denuncia. In tal modo determinava un ritardo delle indagini”.

 

L’indagine interna: “Approccio terapeutico peculiare”

Scoppetta al momento è indagato con altri 13 persone nella vicenda che ha portato all’arresto di Cazzaniga (nella foto in un momento dell’arresto) e della sua amante, l’infermiera Laura Taroni. Per lui le accuse sono di omessa denuncia e favoreggiamento e in passato aveva fatto parte della commissione interna che doveva verificare l’operato del medico che si definiva “l’angelo della morte”. La commissione concludeva che non ci fosse nulla di “grave al punto di segnalare la cosa all’autorità giudiziaria”. Ma veniva rilevata la “peculiarità dell’approccio terapeutico […] che non trova riscontro in casi analoghi” e prevede “dosi di farmaci [che] sembrano superare, in modo evidente, i valori” raccomandati.

“Mamma mi dai meno gocce?”, calmanti anche al figlio dell’infermiera killer, le notizie del 1° dicembre 2016

Nuovi particolari agghiaccianti da quanto è accaduto all’ospedale di Saronno. Sono oltre 50 le cartelle cliniche all’esame dei carabinieri sequestrate in relazione all’arresto dell’infermiera e del medico dell’ospedale di Saronno, fermati martedì con l’accusa di avere provocato la morte di alcuni pazienti.

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Dagli atti, tra le altre cose, è emersa l’idea, da parte del medico e dell’inferimera, di uccidere anche un cugino acquisito della donna.

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Laura somministrava ansiolitici e altro al figlio

Laura Taroni somministrava farmaci, tra cui ansiolitici, a suo figlio di undici anni tanto che il ragazzino, a un certo punto, le aveva chiesto di dargli meno farmaci.
Dalle intercettazioni contenute nella richiesta di arresto, si evince infatti che la donna e l’amante lo inducevano a prendere una pasticca e delle gocce e il bimbo, perplesso, ne aveva chiesto la ragione alla coppia: “Prima la pastiglia e poi le gocce”, dice la Taroni e lui chiede: “Pure le gocce?”. Cazzaniga risponde: “Eh sì. La pastiglia ormai tu sei assuefatto (…)”.

Il dottor Cazzaniga spiega al bambino cosa significhi essere assuefatto da farmaci. Il piccolo, la mattina seguente, chiede alla madre di dargli meno farmaci: “Stamattina non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto, potresti fare meno gocce?”.

Quante saranno alla fine le morti provocate?

Quelle contenute nell’atto d’accusa sono 5, ma le morti sospette potrebbero salire fino a 35 e 45 quelle che finora sono state prese in considerazione dagli inquirenti. Sono quelle che Leonardo Cazzaniga, 60 anni, l’ex vice primario del pronto soccorso di Saronno trasferito a incarichi amministrativi, potrebbe vedersi contestare per l’applicazione del suo “protocollo”, un mix mortale di psicofarmaci e anestetici somministrato ad anziani in pericolo di vita, per quanto non imminente.

 

“Insieme siamo menti omicide geniali”

“Con questo paziente dispiego le mie ali di angelo della morte”, è la frase attribuita da diversi testimoni al medico, arrestato con l’amante infermiera, Laura Taroni, 40 anni, che sarebbe stata legata – secondo la ricostruzione del pm di Busto Arsizio Cristian Ria – un patto diabolico che avrebbe portato alla morte nel giugno 2013 del marito di lei, Massimo Guerra, 46. “Noi sai quanto le nostre menti omicide, insieme, siano geniali”, si dicevano nelle conversazioni intercettate. “Io ogni tanto ho voglia di uccidere qualcuno. Ne ho bisogno”.

“L’omicidio perfetto è quello farmacologico”

Ora lo spettro di allarga anche alla madre dell’infermiera, Maria Rita Clerici. E sempre nelle intercettazioni telefoniche e ambientali si sente come fosse stata presa in considerazione l’idea di eliminare i figli della donna, la nonna e una zia. Il tutto ricorrendo all’omicidio perfetto. “Bisogna essere furbi”, diceva Laura Taroni, “quello farmacologico permette di [non] lasciare tracce”. Poi “è necessario eliminare i corpi”. Tanto che il marito dell’infermiera è stato cremato. Oggi, giovedì 1° dicembre, è previsto l’interrogatorio di garanzia per i due

Amanti killer: anche il padre e la suocera di lui, le notizie del 30 novembre 2016

Sembra destinato a salire il numero delle morti sospette in corsia oggetto dell’indagine dei carabinieri di Saronno (Varese), che ieri mattina ha portato all’arresto del medico anestesista Leonardo Cazzaniga e della sua amante, l’infermiera Laura Taroni, accusati di omicidio volontario. Le indagini, coordinate dalla Procura di Busto Arsizio (Varese), dopo il marito della Taroni, della cui morte la coppia è accusata in concorso, e dopo le altre quattro persone secondo le accuse uccise dal medico in corsia, si starebbero ampliando su altre possibili vittime del cosiddetto “protocollo Cazzaniga”.

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Tanti i decessi sospetti

La procura ha sequestrato copiosa documentazione relativa a tutti i casi di decesso gestiti dal dottor Cazzaniga (nella foto qui sopra con i carabinieri) in pronto soccorso negli ultimi anni. Gli investigatori stanno anche lavorando alla ricostruzione dei decessi del padre del medico (morto in ospedale mentre Cazzaniga era di turno) e della madre della sua compagna, con la quale la stessa aveva un pessimo rapporto. “Io ogni tanto ho voglia di uccidere qualcuno”, lo si sente dire nelle intercettazioni.

“Se vuoi uccido anche i bambini”

Non solo il marito di lei, “se vuoi uccido anche i bambini”. Lo si sente nelle conversazioni intercettate tra Laura Taroni, l’infermiera di 40 anni arrestata insieme all’amante, l’anestesista Leonardo Cazzaniga, 60. Il quale, per una volta, frena. “No, i bambini no”.

Tuttavia il presunto patto diabolico tra i due, accusati di aver eliminato anche 4 anziani pazienti del pronto soccorso di Saronno, si è evoluto intorno a un “delirio di onnipotenza” che ha portato a un folle “protocollo” fatto di dosaggi letali dei farmaci somministrati.

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Gli “angeli” sacrificabili

La donna chiamava i suoi figli l’angelo rosso e l’angelo blu e, secondo gli inquirenti di Busto Arsizio, era pronta a sacrificarli per “amore” di quel medico di vent’anni più grande e che si sarebbe attribuito il potere di vita e di morte sui pazienti. Poi, forse, gli veniva qualche scrupolo o più verosimilmente temeva per sé. E allora ne parlava con l’infermiera.

 

Il timore per le accuse

“Secondo te potrei essere accusato di omicidio volontario? Se si documenta che ho praticato l’eutanasia… io non sono neanche l’unico”, le chiedeva e lei: “L’eutanasia è un’altra cosa, tu firmi e ti fanno un cocktail di farmaci… loro non riuscivano nemmeno a respirare”. Ma le parole della donna non lo placavano, anzi: “E allora è omicidio volontario… potrei venire accusato”.

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Altri 14 indagati a piede libero

Se all’inizio, in questa vicenda, era stata esclusa la responsabilità di altri, ecco però che spuntano nuovi indagati a piede libero. Sono 14, quasi tutti medici di Saronno, compreso il primario del pronto soccorso e due direttori sanitari, quello in carica ora e il suo predecessore. Per loro le ipotesi di reato comprendono a vario titolo l’omessa denuncia, il favoreggiamento personale e il falso ideologico per aver certificato patologie inesistenti almeno in un caso. È stata anche varata una commissione d’inchiesta alla Regione Lombardia per capire cosa esattamente succedesse in quell’ospedale.

Una passione che diviene delirante

Molta parte di questa vicenda si intreccia intorno a una trama violenta che nasce dal rancore per la convivenza forzata in famiglia, a Lomazzo, piccola cittadina nel Comasco, e dal desiderio di liberarsi dai vincoli che impediscono una passione che non si contiene e diviene delirante.

“Li vedevano tutti, erano stati sorpresi diverse volte a scambiarsi effusioni nei reparti”, raccontano i colleghi sentiti dagli inquirenti. Ma fin qua non c’è nulla di criminale, solo molto di già visto. Il confine si staglia oltre.

Il piano contro i parenti superstiti

Lei, per evitare rapporti sessuali con il marito di 45 anni, gli “metteva dei medicinali nell’acqua per abbattergli la libido” facendo scattare poi il piano omicida basato sul “protocollo Cazzaniga” con un “cardiotonico e dei betabloccanti nel caffè” giorno dopo giorno, contemporaneamente facendo credere al marito (grazie alla complicità degli altri medici ora indagati) che fosse molto malato. Lui alla fine è morto nel giugno del 2013 e allora il delirio si è spostato sui parenti superstiti: “Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori”, “poi c’è tua zia Gabriella (…). Le avresti fatte sparire così? Non è così semplice, sono grosse. L’umido da noi passa solo una volta a settimana (…) non abbiamo più neanche i maiali”.

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Saronno: arrestati il dottore e l’infermiera-amante, tra le vittime il marito, le notizie del 29 novembre 2016

Sono accusati di aver provocato la morte di almeno 5 persone, di cui 4 pazienti dell’ospedale di Saronno più il marito di lei. Per questo un anestesista di 60 anni, Leonardo Cazzaniga, e un’infermiera, l’amante di lui, Laura Taroni, 40 (insieme nella foto sotto), sono stati arrestati dai carabinieri dopo un’indagine della procura di Busto Arsizio.

Quattro decessi al pronto soccorso

Quattro decessi hanno riguardato altrettanti anziani arrivati al pronto soccorso e poi c’è il marito dell’infermiera che, dopo l’inizio della relazione con il medico, era stata trasferita in un altro reparti.

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Sovradosaggio di farmaci

I fatti si sono verificati tra il febbraio 2012 e l’aprile 2013 e sotto accusa ci sono sovradosaggi di farmaci somministrati ripetutamente per endovena. Tra questi clorpromazina, midazolam, morfina, propofol e promazina. Per gli inquirenti, al momento, è escluso quello economico. Escluso anche il coinvolgimenti di altri dello staff sanitario.

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La denuncia di una collega nel 2014

A far partire l’inchiesta nel giugno 2014 la denuncia di un’altra infermiera. Sui due erano quindi state disposti intercettazioni, accertamenti patrimoniali e analisi della documentazione medico-legale. L’omicidio del marito dell’infermiera risale alla fine di giugno 2013. All’uomo avrebbero somministrato (non in ospedale) farmaci per debilitarlo fino a condurlo alla morte.

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