Figli abbandonati in cerca delle madri, presto una nuova legge li aiuterà

Li chiamano “i figli della Madonna”, bambini nati da madri anonime che li hanno lasciati perché fossero dati in adozione. Negli anni Cinquanta ne venivano alla luce 5 mila ogni anno e dal 1975 a oggi sono state 90 mila le donne che hanno scelto il parto anonimo lasciando che i loro bambini, 400 mila, fossero adottati da famiglie che potessero offrire loro un futuro. Quel futuro che le madri naturali non potevano garantire perché spesso minorenni ripudiate dalle famiglie, innamorate di uomini sposati che avevano portato in grembo il “frutto della colpa” o così prive di mezzi economici da non poter neanche iniziare a immaginarsela la vita di un figlio.

Negli anni Cinquanta ne nascevano 5 mila l’anno

Con i decenni e l’evoluzione dei costumi, il numero dei figli della Madonna si è ridotto drasticamente. Vuoi perché le nascite si sono contratte del 39%, negli ultimi anni non ne sono nati più di 400 e nell’80% dei casi da donne migranti. Quasi tutti (il 91%), poi, non sono stati riconosciuti. E forse anche loro, un giorno, si aggiungeranno a quegli ex bambini, oggi divenuti adulti, che hanno trascorso tanto tempo a cercare i genitori naturali. Una ricerca lenta, compiuta passo dopo passo, a mano a mano che si trovava una cartella clinica, il nome di un’ostetrica o un braccialetto di riconoscimento. Il tutto nell’assenza di norme univoche che, nonostante gli adeguamenti legislativi sopraggiunti nel corso del tempo, stabilissero una via precisa per compiere questo viaggio nel passato di un figlio della Madonna.

C’è l’ok della Camera alla nuova legge, si attende il Senato

Oggi questa legge c’è quasi, dato che alla Camera è stato votato un testo che ha racconto 307 voti favorevoli, 22 contrari e 38 astenuti. Manca ancora il giro al senato perché diventi realtà, se non ci saranno emendamenti. Se invece il testo dovesse variare, occorrerà tornare al vaglio di Palazzo Madama. Ma – racconta Repubblica in una sua inchiesta – è comunque un passo in avanti. Per Anna Arecchia, presidente del Comitato nazionale per il diritto alle origini biologiche, nasce dal compendio di “8 diverse proposte dopo un lavoro durato un anno e mezzo in commissione Giustizia”. E ora, dunque, potrebbe essere più facile accedere ai dati della propria madre biologica anche – e questa è la novità principale – dopo la morte della donna.

In passato esisteva pure il mercato nero dei documenti di nascita

In passato, invece, a chi voleva risalire all’identità di chi l’aveva messo al mondo, poteva succedere di tutto. Compreso imbattersi in una sorta di mercato nero di documenti (o pezzi di documenti) asportati dai registri degli ospedali o degli istituti religiosi e dove c’erano, nonostante l’anonimato dichiarato, le generalità della puerpera. C’era poi la burocrazia che giocava contro gli ex bambini della Madonna: dal 2001, chi aveva compiuto i 25 anni, se riconosciuto, poteva far domanda al tribunale dei minori per sapere il nome della madre. Per i non riconosciuti, invece, il tempo che doveva trascorrere perché si potesse leggere l’identità della donna era di un secolo. Vale a dire mai, per un ciclo di vita normale.

Finora valeva il fai-da-te dei figli, dai Facebook a Chi l’ha visto

Aggiustamenti successivi ce n’erano stati nel 2012 con una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e nel 2013, con un pronunciamento della consulta, che dichiarava incostituzionale una legge del 1983 su affido e adozione laddove non contemplava la possibilità per un giudice dei minori di contattare una madre biologica su richiesta del figlio. Vacatio legis, questa serie, che sembra a un passo dall’essere colmata. E dunque ecco che si intravede la possibilità di percorsi più semplici rispetto alle pagine Facebook o agli appelli a Chi l’ha visto. Perché in questa ricerca non c’è solo la ricostruzione della propria identità o la rincorsa ad affetti negati. Ma a volte anche la necessità di informazioni sanitarie per malattie che i bambini della Madonna hanno sviluppato in età adulta.

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