Massacra l’ex e confessa: “Mi è partito l’embolo”

È la seconda volta in pochi giorni: una giovane coppia, la crisi che allontana lei e le coltellate di lui che la uccidono. Dopo il caso dell’omicidio-suicidio di Firenze, a essere uccisa a Magnago, a poca distanza dall’aeroporto di milanese di Malpensa, questa volta è stata Deborah Desiree Fuso (nella foto sotto), 24 anni, dal suo ex, Arturo Saraceno, 33.

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Dopo il delitto ha confessato

“Lei era qui per un chiarimento, abbiamo litigato per l’ennesima volta e mi è partito un embolo”, ha detto l’uomo confessando il delitto. Gli inquirenti hanno disposto test alcolemici e tossicologici su Arturo Saraceno (nell’immagine sotto).

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La lite iniziata nell’appartamento di lui

Sono stati insieme per 6 anni lasciandosi 4 volte e poi, a metà aprile, la ragazza ha detto basta: troppo soffocante quella relazione. Ma ha accettato martedì 17 aprile di andare a casa di Arturo per parlare. Deborah si aspettava di litigare, non di morire nell’appartamento al terzo piano di via Cardinal Ferrari 3, lo stesso in cui la coppia a convissuto fino a poche settimane fa. Non ha nemmeno fatto in tempo a scappare perché Arturo Saraceno, operaio originario di Potenza, l’ha assassinata con una quindicina di coltellate.

Interrogato per 6 ore

Uccisa lei, l’uomo, denunciato in passato per possesso di un coltello, ha puntato la lama da carne contro di sé, all’altezza del torace, ma si è provocato lesioni non mortali. È stato trovato sanguinante nell’androne, tra l’ascensore e le scale. Ricoverato in codice rosso all’ospedale di Legnano, è stato sedato, medicato e poi dimesso perché giudicato non in gravi condizioni. Quindi è stato interrogato per 6 ore dagli inquirenti.

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Gli amici: “Era geloso”

I vicini hanno parlato di frequenti scontri tra i due ragazzi mentre gli amici raccontano: “Se la vedeva parlare con un altro ragazzo in un locale si avvicinava immediatamente. Era geloso”. Sul posto è giunta la pm di Busto Arsizio, Maria Cardellicchio, mentre i carabinieri della compagnia di Legnano, al comando del capitano Francesco Cantarella, e del comando provinciale di Milano, agli ordini del colonnello Canio Giuseppe La Gala, stanno lavorando alla ricostruzione di una storia finita in modo così tragico (sotto un momento in cui i due giovani erano ancora felici).

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