Draghi: fiducia anche alla Camera 535 Sì e 16 No grillini

Il governo Draghi incassa la fiducia anche alla Camera. I sì sono 535 ma arrivano anche 16 no e 4 astensioni dal M5s. Altri 40 deputati hanno espresso voto contrario.
Altri 12 parlamentari sempre del Movimento non hanno partecipato al voto. Numeri che assicurano comunque una maggioranza bulgara al premier Mario Draghi ma che non gli consentono di registrare il record: i voti favorevoli a Monti nel 2011 furono 556. Combattere la corruzione e le mafie garantendo un processo “giusto e di durata ragionevole” nel rispetto della Costituzione. Draghi sa bene che questo chiedono gli investitori stranieri da tempo al nostro Paese ma è anche certo che la strada indicata serva a riconquistare la “fiducia dei cittadini”.

Il M5Stelle ha espulso i 16 senatori che ieri hanno votato contro il governo. Fra loro (Abate, Angrisani, Crucioli, Di Micco, La Mura, Giannuzzi, Corrado, Mantero, Moronese, Mininno, Lezzi, Morra, Granato, Ortis e Lannutti) nomi noti come quello dell’ex ministro per il Sud, Barbara Lezzi, e di Nicola Morra presidente della Commissione Antimafia. Il “no” è arrivato anche da altri 5 senatori ex M5S espulsi negli scorsi mesi e confluiti nel gruppo Misto.

 

La fiducia del Senato

Il Senato accorda la fiducia al governo Draghi con 262 voti a favore, 40 contrari e due astenuti.

A votare contro il governo Draghi sono stati 15 senatori del M5s, mentre 8 sono assenti e non hanno partecipato al voto. In aggiunta, fra i contrari, ci sono i 19 parlamentari di Fratelli d’Italia, tutti i componenti del gruppo a Palazzo Madama, come annunciato.

“Il nostro sì non sarà mai incondizionato – aveva detto il capogruppo M5S al Senato Ettore Licheri nel corso della replica al Senato – sarà un sì vigile, direi guardingo.

Oggi giornata alla Camera dei deputati e replica del voto alle 20. I tempi saranno così organizzati: dalle 9 alle 16 si terrà la discussione generale. Alle 18 ci sarà la replica del Presidente del Consiglio, a cui seguiranno le dichiarazioni di voto dei rappresentanti dei gruppi parlamentari. La votazione finale per appello nominale partirà dalle 20 circa.

 

Il discorso di Draghi al Senato

E arriva il primo discorso del premier Draghi al Senato.  Lungo 51 minuti, al di là delle previsioni della vigilia che lo volevano “breve”.

“Il primo pensiero che vorrei condividere – dice il premier – riguarda la nostra responsabilità nazionale, il principale dovere a cui siamo chiamati tutti io per primo”. E’ questo uno dei primi passaggi del discorso del premier Mario Draghi al Senato.

Continua Draghi: “Il Governo farà le riforme ma affronterà anche l’emergenza. Non esiste un prima e un dopo. Siamo consci dell’insegnamento di Cavour:’… le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano’. Ma nel frattempo dobbiamo occuparci di chi soffre adesso, di chi oggi perde il lavoro o è costretto a chiudere la propria attività”.

Combattere la pandemia

“Nostro dovere è combattere con ogni mezzo la pandemia e salvaguardare le vite dei cittadini: una trincea dove combattiamo tutti insieme, il virus è nemico di tutti. E’ nel commosso ricordo di chi non c’è più che cresce il nostro impegno”.

“Prima di illustrarvi il mio programma, vorrei rivolgere un altro pensiero, partecipato e solidale, a tutti coloro che soffrono per la crisi economica che la pandemia ha scatenato, a coloro che lavorano nelle attività più colpite o fermate per motivi sanitari. Conosciamo le loro ragioni, siamo consci del loro enorme sacrificio e li ringraziamo. Ci impegniamo a fare di tutto perché possano tornare, nel più breve tempo possibile, nel riconoscimento dei loro diritti, alla normalità delle loro occupazioni”, aggiunge. “Ci impegniamo a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole”, osserva. “Un esecutivo come quello che ho l’onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca. Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti”, prosegue.

Spirito repubblicano

“Questo è lo spirito repubblicanodi un governo che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l’alta indicazione del capo dello Stato”, sottolinea il premier. “La crescita di un’economia di un Paese non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un Paese”.

Grazie a Conte

E ancora: “Si è detto e scritto che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d’accordo. Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità”, osserva Draghi che ha ringraziato il suo predecessore Giuseppe Conte per il lavoro fatto, tra gli applausi di una parte del Senato.

Il voto di fiducia alle 22

Stamattina alle 10 Mario Draghi si presenta al Senato per il suo primo discorso dal premier. La votazione sulla fiducia avrà inizio, invece, alle 22.

Al termine si recherà a Montecitorio a consegnarne il testo. Al Senato il dibattito riprenderà alle 12.30.

La coesione sociale e della politica. Il rigore contro le nuove varianti del Covid. La necessità di procedere a passo ancora più spedito nel piano vaccini. Il presidente del Consiglio Mario Draghi prepara il suo esordio in Parlamento. Il suo discorso non sarà lungo – una ventina di minuti circa – e sarà in gran parte incentrato sulle emergenze e le priorità del Paese. Il Covid, innanzitutto. Ma anche il Recovery Plan con la sua forte impronta ambientalista e le tre grandi riforme da mettere in campo: quella del fisco, quella digitale, quella della giustizia civile.

Risoluzione sintetica

Al termine della riunione fra i capigruppo al Senato, la maggioranza che sostiene il governo Draghi ha sottoscritto una risoluzione unica che depositerà in aula alla ripresa della discussione sulla fiducia. Firmata dai sei capigruppo di Pd, M5s, Leu, Iv, Lega e FI in ordine di grandezza, si limita a confermare la fiducia usando la formula generica: “Udite le comunicazioni esprime fiducia”.

 

Domani alle 20 il voto alla Camera

È fissato per le ore 20 di domani l’inizio della votazione sulla fiducia sul governo Draghi nell’Aula della Camera. La decisione è stata assunta dai capigruppo, a quanto si apprende, per ragioni di diretta tv sollevate da diversi gruppi.

Vano invito al silenzio

L’invito al silenzio rivolto in Cdm dal presidente del Consiglio mirava proprio a sminare possibili polemiche prima del voto di fiducia. Ma, per quanto riguarda la giornata di ieri, non ha funzionato.

Sarà il primo discorso di mercoledì 17 febbraio al Senato di Mario Draghi a indicare infatti la via di una collaborazione in nome del comune impegno a superare le emergenze del Paese. Si prova intanto a comporre il rebus dei sottosegretari – c’è l’ipotesi di farli giurare venerdì – trovando una soluzione che riduca tensioni e malcontenti, riequilibrando le deleghe tra partiti.

Intanto proprio i partiti invocano un metodo di coordinamento tra i ministri e con le segreterie e i gruppi: sembra destinata ad essere archiviata la stagione dei “capi delegazione”, si attende capire dal premier come intenda procedere. Ma i segretari sembrano già muoversi: Matteo Salvini e Nicola Zingaretti si incontrano alla Camera, per circa mezz’ora, alla fine di una giornata molto tesa.

Un vertice segreto che non lo è…

Il vertice doveva restare segreto ma ilfattoquotidiano.it immortala entrambi i leader all’uscita e Salvini non nega: “Abbiamo parlato di lavoro, del prossimo blocco dei licenziamenti, bisognerà parlare con le parti sociali”. Il Nazareno tace ma il leghista dice di più, che vedrà anche i segretari di M5s, Fi, Iv. I vertici tra i leader potrebbero diventare la camera di compensazione della larghissima maggioranza, spiegano più fonti.

L’incontro tra Pd e Lega sembra essere un primo tentativo: è andato bene e testimonia, dicono i leghisti, la volontà di stare in maggioranza con spirito collaborativo. Draghi intanto lavora per tutto il giorno a Palazzo Chigi, dove viene visto entrare il ministro per l’innovazione tecnologica Vittorio Colao oltre al capo della Polizia Franco Gabrielli. Nel governo e nella maggioranza si infiamma il dibattito sulle misure anti Covid, nonostante da Palazzo Chigi trapeli che la decisione di chiusura con gli impianti è stata concordata dal premier con il ministro della Salute Roberto Speranza.

 

Il governo Draghi ha giurato

Il governo Draghi da ieri è all’opera, in attesa della fiducia di mercoledì prossimo al Senato. Superare l’emergenza sanitaria, con un’accelerazione della campagna di vaccinazione, e intanto dare fondamenta solide, con il Recovery plan, a una ripresa economica che si annuncia “lenta”: è la missione del governo guidato da Mario Draghi, in un momento molto duro per il Paese.

Nel discorso sulla fiducia alle Camere, il presidente del Consiglio traccerà la via, indicando le sue priorità.

Chi ha avuto modo di parlargli negli ultimi giorni prevede che lo farà, come nel suo stile, con un discorso dalle linee essenziali, breve e senza fronzoli: ogni singola parola sarà pesata nell’intervento programmatico che Draghi avrebbe già iniziato a impostare. E dovrebbe essere molto concreto, sui punti cardine dell’azione dell’esecutivo e nel segno del dialogo con il Parlamento. L’europeismo sarà, come già anticipato nelle consultazioni ai partiti, il primo tratto fondante del governo. In Ue Draghi si prepara a far valere il suo peso nella direzione di una maggiore integrazione, a partire dalla politica di bilancio, con la spinta a Eurobond permanenti, dopo l’esperimento di Next Generation Eu. In politica estera, l’atlantismo è il faro.

I temi all’ordine del giorno

Giovani, ambiente, vaccini, sono altre tre parole chiave per l’ex presidente della Bce. Insieme alla “coesione sociale”. Ci sono da superare – ha osservato nei giorni scorsi il premier -cinque emergenze: sanitaria, economica, sociale, educativa, culturale.

Si sta preparando anche il gruppo dei sottosegretari. Si annuncia uno squadrone per compensare i vari appetiti dei tanti partiti che sostengono la maggioranza.

Primi atti ristori e fisco

Primo atto del governo di Mario Draghi: affrontare le emergenze che vanno risolte nel più breve tempo possibile, varando il decreto legge ristori quinquies. Il provvedimento, che di fatto rappresenta la prima manovra del nuovo esecutivo, può già contare su un plafond di 32 miliardi di euro. Il dl oltre a garantire le risorse necessarie per la proroga dei ristori, della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti, dovrebbe anche risolvere il problema degli atti fiscali.

 

Il governo di Mario Draghi e i 23 ministri hanno giurato al Quirinale nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’esecutivo è nelle sue funzioni.

Draghi e tutti i ministri hanno recitato di fronte al Capo dello Stato la seguente formula: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.

Poi il presidente del Consiglio è andato a Palazzo Chigi accolto, nel cortile, dal picchetto d’onore composto da diverse armi.

Il rito della campanella

Giuseppe Conte ha passato, quindi, la campanella a Mario Draghi, nella tradizionale cerimonia che segna il passaggio di consegne (nella foto). Con il passaggio della campanella il nuovo presidente del Consiglio si è insediato ufficialmente alla guida del governo.

Conte quindi ha lasciato Palazzo Chigi tra gli applausi dei dipendenti e dando la mano la sua fidanzata Olivia (vedi foto sopra).

La prima riunione del Cdm

A Palazzo Chigi c’è stata poco dopo le 14 la prima riunione del Consiglio dei ministri presieduta dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Il Cdm, che è iniziato in anticipo rispetto alla convocazione prevista, ufficializza la nomina del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha aperto il cdm con un discorso sulle priorità dell’Esecutivo partendo da un presupposto – raccontano diversi partecipanti alla riunione – che una di queste priorità sarà quella di “mettere in sicurezza il paese”, anche grazie al lavoro di una squadra “coesa” e senza “interessi di parte”.  “Il nostro sarà un governo ambientalista”, ha ancora detto il premier.

 

La riunione dei 5 Stelle

La cronaca politica fa registrare per le 18 una riunione del gruppo dei senatori 5Stelle, che sono abbastanza scossi dal cambio di premier e maggioranza.

 

Gli auguri di Merkel e Macron e quelli della Cei

La cancelliera tedesca Angela Merkel ci tiene a fare a Draghi gli auguri “di ogni bene” e in un tweet scrive: “Italia e Germania collaborano per un’Europa forte e unita e per un multilateralismo che offra ai nostri giovani un futuro migliore”. E il presidente francesce Emmanuel Macron aggiunge: “Auguri a Draghi, insieme abbiamo molto da fare”.

Un messaggio per il futuro arriva al nuovo premier anche dal presidente della Cei, il cardinal Bassetti, che dice: “La Chiesa è pronta a collaborare”.

Il giuramento a mezzogiorno

Appuntamento al Quinirale del governo Draghi a mezzogiorno per il giuramento. Sarà formato da 8 ministri “tecnici” e da 15 politici. Ma ai tecnici vanno tutti i ministeri chiave.

La nuova squadra di ministri, che registra un terzo di donne, dà spazio a tutti i partiti dell’ampia maggioranza che sostiene l’esecutivo, con – appunto – figure di fiducia del premier in dicasteri chiave.
Draghi è salito, come annunciato, al Colle ieri sera alle 19 e dopo quaranta minuti di colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto positivamente la riserva.
Poi è uscito dallo studio del capo dello Stato e ha letto i 23 nomi. Asciutto nello stile, non ha aggiunto alcun commento davanti alle telecamere.
Solo lasciando il Quirinale si lascia andare per un attimo: “In bocca al lupo”, ha risposto ai fotografi che lo attendevano sommergendolo di flash.
Il giuramento è iniziato tre minuti prima delle 12. Ha iniziato il primo ministro Draghi, seguito dal ministro per i rapporti con il Parlamento D’Incà.
Mercoledì la fiducia al Senato

Il presidente del Consiglio terrà nell’Aula del Senato le comunicazioni sulla fiducia al suo governo mercoledì a partire dalle 10.

Dopo aver tenuto il suo discorso al Senato, Draghi si recherà alla Camera per consegnare il testo delle proprie dichiarazioni programmatiche.

Otto donne nel nuovo governo

Sono, dunque, otto, su un totale di ventitre’, le donne ministro del governo Draghi, mentre gli uomini sono quindici.

La compagine ‘rosa’ del governo è composta da Marta Cartabia, Luciana Lamorgese, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Fabiana Dadone, Elena Bonetti, Erika Stefani e Cristina Messa. Gli uomini sono Dario Franceschini, Andrea Orlando, Federico D’Incà, Vittorio Colao, Renato Brunetta, Massimo Garavaglia, Luigi Di Maio, Lorenzo Guerini, Daniele Franco, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Roberto Cingolani, Enrico Giovannini, Patrizio Bianchi e Roberto Speranza.

Otto ministri sono tecnici. Si tratta di Marta Cartabia (Giustizia), Luciana Lamorgese (Interni); Vittorio Colao (Innovazione tecnologica); Daniele Franco (Economia), Roberto Cingolani (Ambiente e transizione ecologica); Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Patrizio Bianchi (Istruzione) e Cristina Messa (Università).

La riserva sciolta alle 19 di venerdì 12 febbraio

La riserva sul primo governo Draghi della storia italiana è stata sciolta poco prima delle 20. Il nei premier Draghi era arrivato puntualissimo al Quirinale, per concordare le ultime mosse col presidente Mattarella.
Il governo giurerà domani, sabato 13 febbraio, a mezzogiorno.
Il nuovo esecutivo è formata da un mix di politici e tecnici di altissimo profilo.

Questo l’elenco letto dal presidente Draghi: Vittorio Colao all’innovazione tecnologica (e al coordinamento del Recovery Plan).

Renato Brunetta Pubblica amministrazione

Maria Stella Gelmni affari regionali

Mara Carfagna al Sud

Elena Bonetti Pari opportunità

Erika Stefani alle Disabilità

Massimo Graravaglia al Turismo

Luigi Di Maio agli Esteri

Luciana Lamorgese Interni

Marta Cartabia alla Giustizia

Daniele Franco all’Economia

Giancarlo Giorgetti Sviluppo economico

Patuanelli

Roberto Cingolani alla Transizione ecologica

Giovannini alle Infrastrutture

Orlando al Lavoro

Patrizio Bianchi all’Istuzione

Dario Franceschini alla Cultura

Roberto Speranza alla Salute.

La squadra presentata in anticipo al Quirinale

Il presidente incaricato Mario Draghi prepara nel weekend la squadra per recarsi da Mattarella e sciogliere il mandato con la bozza delle lista dei ministri. Non si sa se vorrà anticipare la visita al Colle. Intanto Di Battista (nella foto in basso) annuncia che lascerà il movimento. Conferma dell’appoggio a Draghi anche dalla Direzione del Pd. Invece “In Parlamento su alcuni temi caldi ci sarà una maggioranza più orientata verso centrodestra”, secondo Matteo Salvini.
Draghi dovrebbe salire al Quirinale dopo aver ponderato ogni scelta, senza mosse frettolose. E non è detto che sciolga già nelle prossime ore, come i partiti si aspettano, la riserva: potrebbe salire al Quirinale questa sera o prendersi ancora due giorni di tempo per comporre la lista e poi giurare con i suoi ministri entro la settimana prossima. Prendersi tutto il tempo necessario, è l’indicazione che sarebbe arrivata anche dal Colle.

Il toto ministri scalda gli animi degli aspiranti

 

Una delle convinzioni che rimbalza, secondo l’Agenzia AdnKronos, è che Draghi voglia una squadra equilibrata anche dal punto di vista della presenza femminile, “un 50-50”, sostengono diverse voci. E che questo indirizzo possa incidere anche nella scelta sugli ‘innesti’ politici che andranno a far parte del gabinetto del nuovo premier. Mandandoli all’aria. Ne sa qualcosa il Pd, che in cima alla sua lista vede Dario Franceschini, Andrea Orlando e Lorenzo Guerini: uno dei tre potrebbe essere scalzato da Debora Serracchiani o dall’ex ministra Roberta Pinotti.

E i 5 Stelle? Stesso discorso. A rischiare sarebbe per lo più il ‘secondo’ in pole, ovvero Stefano Patuanelli, che potrebbe essere superato all’ultima curva da Fabiana Dadone, ad esempio. O dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, che tuttavia lascia trapelare di voler restare salda al suo posto, pronta a scaldarsi per la sfida a un secondo giro da prima cittadina.

Apparentemente meno problematica, la questione parità di genere, per gli altri partiti coinvolti. In Fi, infatti, occhi puntati – oltre che su Antonio Tajani – sulle due capigruppo Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini, mentre la Lega vanta la carta Giulia Bongiorno da giocare, sempre in coda al super favoritissimo Giancarlo Giorgetti.

Il partito di Renzi non fa mistero di volere ancora Teresa Bellanova in squadra. Per i partiti minori l’ex ministra Emma Bonino potrebbe essere la scelta ideale, mentre per Leu il nome sembra essere uno solo: il ministro uscente Roberto Speranza.

Sul fronte dei tecnici, spuntano anche nuovi nomi. Come quello di Livio de Santoli, prorettore della Sapienza esperto di sostenibilità, al ministero della Transizione ecologica, dove continua però ad essere in pole l’ex ministro Enrico Giovannini, che godrebbe di un sostegno trasversale. Ma c’è anche un altro nome che, paradossalmente, agita i 5 Stelle, ed è quello del premier uscente Giuseppe Conte: “per noi andrebbe benissimo – dice un big che aspira un posto del governo – l’importante è che non entri in quota M5S”.

La gara ai ministeri economici

Sui ministeri economici la convinzione diffusa è che Draghi metta suoi uomini. O donne, visto il peso che le quote rosa potrebbero assumere nel suo gabinetto, con l’economista Lucrezia Reichlin tra i nomi più gettonati. Oltre al suo, continuano a circolare quelli di Daniele Franco (super favorito) e Luigi Federico Signorini (Bankitalia), Ignazio Angeloni (Vigilanza Bce), Dario Scannapieco (Bei) e Ernesto Maria Ruffini (Agenzia delle Entrate).

Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina, è il nome che rimbalza di più per il ministero degli Esteri, anche se in molti credono che alla fine Di Maio la spunti, restando al suo posto. Altro big grillino che potrebbe entrare in squadra è Riccardo Fraccaro, ma con una deminutio: ovvero spostarsi da Palazzo Chigi al ministero dello Sport, ma pur sempre con una casella salda nel governo.

La Cartabia in Pole per la gistizia

Ci sono poi i nomi di Marta Cartabia, in pole per la Giustizia, e Luciana Lamorgese confermata all’Interno, mentre l’ex Guardasigilli Paola Severino difficilmente entrerà in squadra per l’avversione, evidente, di Forza Italia. Se alla Difesa dovesse arrivare un tecnico, con Guerini che potrebbe spostarsi assumendo la ‘pesante’ delega all’Intelligence, potrebbe farsi spazio il Generale Claudio Graziano, ex capo di stato maggiore della Difesa.

Alla sanità, se Speranza non dovesse essere confermato, circola il nome di Rocco Bellantone, direttore del governo clinico del Gemelli e preside della Facoltà di Medicina della Cattolica di Roma. In sole tre settimane, Bellantone ha creato e poi diretto il Covid Hospital Columbus Gemelli con 350 posti letto in attivo, le sue capacità gestionali potrebbero anche proiettarlo a occupare un altro posto non di governo ma altrettanto determinante: quello del super commissario all’emergenza Domenico Arcuri, finito nel mirino di diverse forze politiche. Siamo, però, ancora nell’ordine delle ipotesi, perché al momento nulla è certo. “Può darsi che oggi abbia chiuso sui tecnici e si muova sui partiti”, dice una fonte del governo uscente.

Rousseau anticipa i risultati

Sono arrivate in anticipo le comunicazione del notaio del voto su Rousseau. Hanno votato 74.500. I Sì hanno ottenuto il 59,3%.

Con 44177 voti, il sì ha prevalso nella votazione su Rousseau per decidere se il M5S debba sostenere il governo di Mario Draghi. C’è quindi anche il via libera all’esecutivo. Possibile che ora Draghi acceleri la salita al Quirinale per discuterlo col presidente Mattarella.

Il commento ufficiale è stato affidato al reggente Crimi, che ha sottolineato il valore della partecipazione al voto di quasi 75.000 iscritti. Secondo Crimi, quelli (come Toninelli) che hanno votato No, dovranno esprimersi a favore del nuovo governo. Infatti l’esisto del voto “è vincolante per gli iscritti”.

 

Il primo commento di Luigi Di Maio

È stato affidato alla sua pagina Facebook il primo commento di Luifi Di Maio. Eccolo: “La responsabilità è il prezzo della grandezza.
Oggi i nostri iscritti hanno dimostrato ancora una volta grande maturità, lealtà verso le istituzioni e senso di appartenenza al Paese.
In uno dei momenti più drammatici della nostra storia recente, il MoVimento 5 Stelle sceglie la strada del coraggio e della partecipazione, ma soprattutto sceglie la via europea, sceglie un insieme di valori e diritti di cui tutti noi beneficiamo ogni giorno e dietro ai quali, purtroppo non di rado, si nascondono egoismi e personalismi.
La fedeltà alla Nazione, oggi, si è mostrata più forte della propaganda.
Questo è il M5S.
Questo è il Movimento che riconosco e in cui ho scelto di spendere tutto me stesso.
Voglio ringraziare ogni singolo attivista e iscritto alla piattaforma Rousseau che ha espresso il proprio voto.
L’intelligenza collettiva ha prevalso sul singolo e ha mostrato nuovamente la sua forza, una forza buona e adulta, che deve spronarci a fare meglio, ancora di più, per la nostra Italia.
La legalità, la giustizia, lo stop ai privilegi, la protezione dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile, l’acqua pubblica e molto altro.
Siamo ancora questo. Anzi, da oggi lo siamo con maggiore consapevolezza.

Ringrazio anche

Beppe Grillo

per il grande contributo offerto in questa fase.

Il pensiero è libero solo quando libere sono le persone.
Viva il Movimento 5 Stelle.
Viva l’Italia”.

 

 

La comunicazione è arrivata sul Blog delle Stelle. Dal tardo pomeriggio di ieri su legge che “Il Garante, il Capo politico, i Presidenti dei gruppi di Camera e Senato del MoVimento 5 Stelle hanno partecipato alle consultazioni con il Presidente incaricato Mario Draghi, al fine di capire se ci siano le condizioni per sostenere un Governo a sua guida.

La delegazione ha riscontrato una concordanza col presidente incaricato di porre, come tema prioritario, la transizione ecologica ed energetica del Paese.

Per rendere concreta questa prospettiva, il MoVimento ha proposto l’istituzione di un Super Ministero per la transizione Ecologica, che sia centrale nell’azione di governo.

C’è stata una comune volontà di proseguire il lavoro fatto dal Governo Conte sui progetti del Recovery Plan. C’è stato un riconoscimento, da parte del Presidente incaricato, del ruolo svolto dal Movimento che ha riportato centrali i temi dell’onestà e trasparenza nella gestione della cosa pubblica.

Abbiamo favorevolmente accolto la prospettiva di arrivare a un bilancio comune europeo, ispirato ai princípi di solidarietà e di reciproco sostegno dei paesi membri.

Abbiamo ribadito che il MoVimento 5 Stelle non sarà disponibile in alcun modo a sostenere l’attivazione del Mes.

Abbiamo sottolineato come la riforma della prescrizione abbia come soddisfacente punto d’incontro politico, l’accordo precedentemente raggiunto con il Partito Democratico e Liberi E Uguali, oltre il quale il MoVimento non è disposto ad andare.

Il Presidente Draghi ha sostenuto l’importanza del Reddito di Cittadinanza, dichiarando la volontà di rafforzare ulteriormente questo strumento.

Si è trovata una comune visione sul ruolo dell’intervento pubblico in economia, necessario per sostenere la crisi di molti settori produttivi, sopraggiunta a causa della pandemia”.

 

Il quesito su cui si vota

Su queste premesse e questi impegni, che per il MoVimento sono imprescindibili, poniamo il seguente quesito all’assemblea degli iscritti: “Sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?”.

La consultazione si concluderà alle ore 18 e subito dopo verranno comunicati da Roberto Casaleggio i risultati.

 

Ieri il colpo di scena

Colpo di scena sul governo Draghi, quando sembrava tutto concluso. Lo scontro tra i Cinque Stelle costringe Grillo a rinviare il voto degli iscritti su Rousseau per evitare una spaccatura che può essere fatale al tentativo dell’ex presidente della Bce.

‘Aspettiamo a votare che Draghi abbia le idee chiare, un po’ di pazienza. Ho detto no alla Lega e lui mi ha risposto… non lo so, vediamo…’, dice Grillo nel video in cui definisce Draghi ‘un grillino’.

Arriva la replica di Salvini: ‘Incredibile Grillo. Noi confermiamo il nostro atteggiamento costruttivo, responsabile, positivo e che ci porta a non parlare di ministeri e a non mettere veti’.

Il sì a Draghi da Berlusconi, Zingaretti, Salvini e la delegazione del M5S aveva chiuso il secondo giro di consultazioni del presidente incaricato.

 

Conte preoccupato sul perimetro del programma

 

l’ex premier, Giuseppe Conte, oggi al Corriere della Sera, rivela una preoccupazione: “È evidente che, essendo il quadro delle forze che si dichiarano disponibili ad appoggiare la maggioranza molto esteso, possa risentirne la coesione tra le forze stesse”. Il rischio è che possano aumentare “le difficoltà nell’azione di governo, rispetto a questioni che esulino dalla stretta emergenza”.

Le priorità, anche per Conte, non cambiano: nuovo decreto Ristori, completare la campagna vaccinale, completare il Recovery plan.

Il secondo round di martedì

Prosegue il secondo round round di Mario Draghi. Prima di salire al Colle e sciogliere la riserva, l’ex presidente della Bce deve tornare al tavolo con i partiti più grandi e incontrare – come promesso – parti sociali e enti locali domani mercoledì. Ma a quel punto non potrà ancora dichiarare chiusa la partita: il Movimento 5s ha deciso di ascoltare la base con tanto di votazione online che si concluderà giovedì alle 13. La direzione di marcia dei vertici è chiara: hanno aperto al governo Draghi in nome della responsabilità. Luigi Di Maio assicura che le battaglie di bandiera non verranno rinnegate e che i 5s “continueranno a essere determinanti”. Invoca compattezza ancora una volta Giuseppe Conte che ai gruppi parlamentari è anche tornato ad assicurare di “non voler entrare nel governo”.

 

Ministri e programma

Il lavoro sui punti programmatici, che mostrano un respiro ampio e che rispondono alle sollecitazioni arrivate più volte da Bruxelles, va di pari passo con la formazione della squadra. Sempre più possibile che alla fine Draghi scelga una formula mista, con alcuni tecnici nei ministeri chiave e la presenza di alcuni politici. Avere luogotenenti dei partiti nell’esecutivo potrebbe infatti garantire una navigazione più sicura in Parlamento. La maggioranza larghissima, che va dal Pd alla Lega, pronta a sostenere Draghi rischia di rendere l’esame dei provvedimenti alla Camera e al Senato ricco di insidie.

Alle 17 su La7 continuerà il punto di Mentana con il suo Speciale dedicato alla crisi.

 

Il nuovo giro iniziato l’8 gennaio

Oggi inizia il nuovo giro di Mario Draghi, l’ultimo, probabilmente. Obiettivo: far incastrare tutti i tasselli di una nuova larghissima maggioranza (dal Pd e Leu fino all’inaspettata Lega, dal M5s a Forza Italia), per poi salire al Quirinale con il puzzle finito e sciogliere la riserva dell’incarico ricevuto il 3 febbraio. Accadrà probabilmente mercoledì 10 febbraio o forse addirittura prima, per un possibile giuramento del nuovo governo Venerdì.

 

Le parole di Conte

Ieri sera il premier uscente Giuseppe Conte ha parlato in un’assemblea congiunta dei gruppi M5S. L’ex premier avrebbe fatto un’apertura all’esecutivo di Mario Draghi. “Non è il momento dell’auto-isolamento, non possiamo trascurare il bene del Paese”, spiega Conte che, tuttavia, sottolinea di “non volere” entrare nell’esecutivo”. Noi abbiamo una grande responsabilità verso il paese ma non dimentichiamo chi collabora lealmente e chi lo fa in modo irresponsabile: sappiamo chi ci ha voltato le spalle ed ora cerca di entrare per lucrare qualche vantaggio. Si cercherà di porre condizioni tali che alcuni soggetti non potranno più rimanere al tavolo. Ma noi, invece, al tavolo dobbiamo rimanere perché dobbiamo dare una prospettiva al paese e altre soluzioni diverse ora non ci sono”.

Al presidente Mattarella, Draghi potrebbe riferire mercoledì 10 o addirittura la sera prima, dopo i colloqui con i partiti. Nella migliore delle previsioni, il successore di Giuseppe Conte e la sua squadra potrebbero giurare entro venerdì 12.

 

L’apertura di Lega e 5Stelle

Apertura di Lega e M5S al governo di Mario Draghi. Archiviato il primo giro di consultazioni con tutte le forze politiche, l’ex presidente della Bce incontrerà le parti sociali domani mattina. Il presidente del Consiglio incaricato vedrà poi di nuovo i partiti dal pomeriggio fino a martedì per un secondo giro di confronti.

Intanto può si può ragionare finalmente con le chiare posizioni assunte dai partiti in questi tre giorni di faccia a faccia.

L’ex presidente Bce al momento può contare su un sostegno che va oltre la “formula Ursula”: ma se e come includere il partito di Matteo Salvini non è una carta facile da giocare. I vertici del Pd ribadiscono il proprio appoggio ma sedere accanto all’avversario di sempre fa emergere qualche nervosismo nel partito. Che va sommato allo scetticismo di LeU e alle divisioni che attraversano i 5s.

 

Lunedì e martedì secondo giro

Le forze politiche ora guardano a Draghi e alla sintesi di cui si dovrà fare carico. Terminato il primo giro di consultazioni, lunedì e martedì il premier incaricato si appresta a farne un secondo: lo schema è identico, prima le forze più piccole, poi i partiti più grandi ma i tempi sono meno dilatati. E partirà anche il dialogo con le parti sociali.

Le consultazione del sabato

 

Proseguono le consultazioni di Draghi, che stamattina vedrà Lega e Movimento5Stelle. Previsto un pre-vertice dei dirigenti del Movimento con Grillo, a cui dovrebbe partecipare anche Conte, che però non dovrebbe far parte della delegazione che incontra il presidente incaricato.

Il fondatore dei 5 stelle apre all’ex presidente della Bce. Ieri il no invece della Meloni al governo di Draghi. Salvini chiede ministri della Lega. Renzi assicura il sostegno “a prescindere” da parte di Iv.

 

Verso una maggioranza larga

Ora dopo ora si consolida la maggioranza che sosterrà il governo Draghi. Sarà larga e potrebbe andare oltre il perimetro del modello Ursula: Pd, Forza Italia e Italia Viva ma anche i 5S e LeU ci stanno e i segnali di apertura da parte della Lega sono sempre più netti. Matteo Salvini si smarca dall’alleata Meloni, che non voterà la fiducia al nuovo esecutivo: il leader leghista fa addirittura intendere di volere entrare nella squadra, con tanto di ministri. 

E scende in campo direttamente Beppe Grillo nel tentativo di far virare definitivamente i cinquestelle: il fondatore del Movimento approda a Roma ed è pronto a partecipare alle consultazioni.

Una strada meno stretta per Draghi (le notizie del 5 febbraio)

 

La strada per un governo Draghi si fa meno stretta. Dopo il Pd e Iv, anche Forza Italia dice sì a un esecutivo guidato dall’ex banchiere centrale.

Apre il M5s e anche una parte della Lega vorrebbe appoggiarlo. Una spinta la dà anche Giuseppe Conte, che non ci sta a essere considerato “un sabotatore” e tantomeno un “ostacolo” al nuovo esecutivo. E il Colle apprezza e registra un moderato ottimismo sulla possibilità di una soluzione della crisi. Segnali che la Borsa festeggia e anche lo spread: scende sotto quota 100, un record che non si vedeva dalla fine del 2015.

Al termine del primo giorno di consultazioni del premier, duqnue, incaricato Mario Draghi, non sono ancora chiari i numeri della base parlamentare di cui potrà godere il suo esecutivo, anche se “rispetto alle incertezze di mercoledì,l’apertura di M5s fa “vedere” a Draghi la maggioranza in entrambe le Camere, anche in caso di scissione dei parlamentari vicini a Alessandro Di Battista. Se poi si aggiungesse nel sostegno anche la Lega, il nuovo esecutivo avrebbe una maggioranza blindata.

A Montecitorio l’ex presidente della Bce, con l’appoggio di M5s, arriverebbe a 441/451 voti: 191 del Movimento, 93 del Pd, 91 di Fi, 28 di Iv, 4 di Azione, 15 di Centro Democratico di Tabacci, 4 del Maie, 4 delle minoranze linguistiche, 12 di Nci. Leu al momento sarebbe spaccata tra i 7 di Art.1 che sembrano più favorevoli e i 5 di Sinistra italiana che stanno riflettendo, in attesa delle decisioni di M5s e anche della Lega e Fdi, con i quali Si non vuole “mischiare i propri voti”.

 

Da ieri le consultazioni

Iniziano oggi le consultazioni di Mario Draghi con i rappresentanti delle forze politiche, che dovrebbero iniziare nel pomeriggio in uno studio di Montecitorio e potrebbero durare un paio di giorni. Mattarella non ha posto limiti temporali al tentativo di Draghi di formare un governo, anche perché entrambi hanno convenuto sulla complessità della situazione.

È prematuro ogni accenno ad una ipotetica squadra di governo, a nomi e profili di ministri, anche perché Capo dello Stato e presidente incaricato non hanno e non avranno certo difficoltà a trovare un punto di incontro nell’individuare le personalità adatte ad entrare nel tipo di esecutivo che si cerca di far nascere.

Impossibile avventurarsi in previsioni su se, come e quando avrà successo il tentativo di Draghi. Solo dopo i confronti interni ai partiti e i colloqui con essi, il premier incaricato riuscirà a capire entro quale perimetro parlamentare potrà muoversi un suo eventuale governo, quindi con quale programma e naturalmente con quali uomini.

 

Ha accettato “con riserva”

Mario Draghi ha accettato “con riserva” l’incarico di formare il nuovo governo che gli ha dato Mattarella, col quale è stato per più di un’ora a colloquio.

“Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che mi ha voluto accordare”, ha detto il presidente incaricato dopo il colloquio con Mattarella.

Ora Draghi procederà a sue consultazioni con le forze sociali e politiche. Draghi incontrerà anche il premier uscente Giuseppe Conte.

L’appuntamento di Draghi con Mattarella era a mezzogiorno, ma la navigazione del nuovo timoniere già si annuncia tempestosa. I 4Stelle, scottati per il rifiuto a Conte, fanno già spaere: “Non lo voteremo”.

Il Conte ter naufraga in mezzo a un mare di veti e il presidente della Repubblica convoca al Quirinale la principale riserva della Repubblica, Mario Draghi. All’ex numero uno della Bce sarà affidato il compito di dare vita a un nuovo esecutivo e di “alto profilo” che nella pienezza dei propri poteri possa combattere il virus, fronteggiare la crisi sociale e gestire gli oltre 200 miliardi di euro del Recovery plan.

 

Reazione positiva in Borsa

Spread tra Btp e Bund in calo questa mattina dopo l’annuncio che Mario Draghi incontrerà questa mattina il presidente Mattarella per vagliare l’ipotesi di un nuovo governo. Il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco è sceso a 107 punti dai 116 della chiusura di ieri.Il rendimento del Btp è a quota 0,58%.

I futures su Ftse Mib segnano invece un balzo del 2,7%.

 

Il No di Crimi

“Il MoVimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi”: lo mette in chiaro su Facebook il capo politico del M5S, Vito Crimi. Anche Beppe Grillo ha ripetuto il No di Crimi: “Nessun sostegno a Draghi”:

La difficile giornata del 2 febbraio

La crisi sanitaria ed economica “richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l’attività ridotta al minimo”. Lo ha detto stasera il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che per questo nega la possibilità di elezioni anticipate.

“Allo stato attuale permangono distanze alla luce della quali non ho registrato unanime disponibilità per dare vita alla maggioranza”, afferma il presidente che annuncia un premier di “alto profilo”.

Per domani a mezzogiorno è stato convocato al Quirinale Mario Draghi, un nome che potrebbe sbloccare la crisi.

Terminato alle 21 di ieri sera, per poi riprendere stamattina alle 9, il tavolo sul cronoprogramma avviato a Montecitorio dal presidente della Camera Roberto Fico. La deadline per chiudere è fissata alle 13. Poi il presidente della Camera dovrebbe recarsi da Mattarella. Si procede a rilento, tra mugugni, schermaglie e difficoltà, con la convinzione che la partita decisiva si giochi su altri tavoli.

Ma il lavoro va avanti, nonostante ci sia incertezza persino sulla stesura di un documento finale, al momento non così scontato. Lo vorrebbe nero su bianco Italia Viva, per gli altri alleati di governo la questione non sembra determinante, mentre il ‘responsabile’ Bruno Tabacci replica deciso: il sigillo sul programma deve metterlo una sola persona, Giuseppe Conte, che al tavolo non c’è.

Divide ancora il Mes

Continua a dividere soprattutto il Mes, riportato sul tavolo dai renziani, che hanno chiesto almeno un ricorso parziale al fondo Salva Stati, previa valutazione delle misure da finanziare. Anche il ‘responsabile’ Bruno Tabacci si è detto favorevole, mentre il Pd ha ribadito come occorra finanziare con maggiori risorse la sanità. Ma il no, netto e convinto, è arrivato da M5S, come da attese: sul salva Stati il Movimento non è disposto a trattare.

Ulteriori distanze tra i partiti

Distanze sono state registrate anche sulla riforma fiscale, nonché sulle riforme istituzionali e il Recovery plan. Italia viva ha chiesto l’istituzione di una commissione bicamerale sulle riforme – idea calata sul tavolo nel gelo degli alleati- che si occupi, fra le altre cose, di legge elettorale. I renziani, su questo fronte, hanno sparigliato ribadendo sì la loro propensione al maggioritario, ma dicendosi disponibili ad accettare anche il proporzionale a patto che vengano reintrodotte le preferenze, un’accelerazione che sembra non essere stata molto gradita dai dem.

Al contrario, il M5S è tornata a chiedere a gran voce il ritorno delle preferenze – in questo in linea con i renziani- e il voto ai diciottenni anche per il Senato. Anche sulle politiche del lavoro, frizioni e distanze al tavolo. Italia viva ha chiesto un salto di qualità per Anpal e Inps -nel mirino, come era da aspettarsi, Pasquale Tridico- indisponendo ulteriormente i 5 Stelle.

 

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