Delitto Alpi, il “testimone” da Londra: “Ho mentito per scappare dalla guerra”

Jelle, al secolo Ahmed Ali Rage, sta a Londra ed è lì che è stato trovato per chiedergli conto delle sue affermazioni sull’omicidio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin. Lui era il supertestimone, quello che aveva incastrato Omar Hashi Hassan, l’uomo condannato perché ritenuto uno degli assassini dei giornalisti del Tg3 uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994. “È innocente, ho accusato un innocente”, dice ora. A rintracciare Jelle, tuttavia, non sono state la magistratura e le forze dell’ordine, che da anni lo davano come irreperibile, ma la giornalista della trasmissione di “Chi l’ha visto” Chiara Cazzaniga dopo un anno di ricerche. Ed è a lei che il somalo ha fatto i nomi di uomini, probabilmente italiani, ora al vaglio della procura di Roma.

“Promesse di denaro in cambio della testimonianza”

Sono gli stessi uomini che, tre o quattro anni dopo il duplice omicidio, sono andati a cercare Jelle in Somalia, gli hanno dato il nome di Hashi da riconoscere e gli hanno promesso dei soldi. Così il “supertestimone”, con biglietto aereo pagato sempre dall’Italia, sbarca a Roma, fa il nome che gli è stato suggerito e poi scappa, senza ricevere il compenso pattuito perché se ne va prima di comparire a processo, come da accordi. La sua testimonianza, quella che varrà 26 anni di carcere ad Hashi (di cui 13 già scontati), rimarrà agli atti solo in fase di indagine, senza alcuna conferma durante il dibattimento perché Jelle non c’è più, è già diventato uccel di bosco. “Erano consapevoli che non dicevo la verità”, esclama oggi, e quel plurale si riferisce a coloro che avrebbero sfruttato la sua intenzione di lasciare il Paese d’origine, in mano ai signori della guerra dalla fine della dittatura di Siad Barre. “Volevo salvarmi, scappare dal conflitto”.

Già 10 anni fa ritrattazione a un giornalista somalo

Chiara Cazzaniga non incontra Jelle a casa sua, ma a chilometri di distanza, come dice la conduttrice Federica Sciarelli. E dall’intervista si viene a sapere che Jelle già 10 anni fa – sostiene sempre lui – aveva detto tutto a suo connazionale, un giornalista, ma nulla era venuto fuori. Sulle ragioni per le quali dice il falso, innanzitutto Jelle afferma che “volevano chiudere il caso, era solo una formalità”. Inoltre gli avrebbero suggerito di collocarsi sul luogo del delitto, riconoscendosi tra i somali che erano giunti sul posto dell’agguato. “Vi sembro io?” dice ancora adesso indicando un uomo sottile, giovane, con una camicia chiara, ritratto in uno degli scatti di quel giorno.

Le incongruenze sull’agguato già note da anni

Che non fosse lì o che, per lo meno, facesse affermazioni imprecise, lo si sarebbe potuto dimostrare fin da subito, già una quindicina d’anni fa si sarebbe potuto verificare con facilità che mentiva. Ricordando i fatti di quel 20 marzo 1994, infatti, aveva detto che Ilaria Alpi, sul fuoristrada su cui viaggiava, era seduta davanti, accanto al guidatore, mentre Hrovatin era dietro. Ma dimostravano l’esatto contrario le riprese televisive, effettuate mentre venivano estratti i corpi dei giornalisti (lei era ancora viva, sarebbe morta solo 45 minuti più tardi, dopo un pericoloso e lungo trasporto verso il porto dov’era giunto un medico militare che stava sulla nave Garibaldi).

“Abbiamo le prove di un depistaggio”, l’appello a Pignatone

“Abbiamo le prove di un depistaggio”, dice in diretta tv Luciana Alpi, ospite negli studi di “Chi l’Ha visto”. L’invito della donna, rimasta da sola dopo la morte del marito nel luglio 2010 (“è morto disperato”, dice la madre della giornalista), è rivolto agli inquirenti, ma soprattutto al procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, che ha già incontrato. “Cinque magistrati hanno indagato sull’omicidio di Ilaria e Miran”, aggiunge, “finora abbiamo ricevuto parole cortesi, ma nessun fatto”. L’unica verità, forse, l’ha detta lei quando Hashi venne condannato. Solo due parole, “povero figlio”. Non le parole di una donna che crede nella colpevolezza di colui che è indicato come l’assassino della propria figlia.

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