Unioni civili: tutti gli ostacoli all’approvazione della legge

Contrordine: il problema della legge sulle unioni civili non è (o non è solo) la stepchild adoption, ma l’eccessiva equiparazione con il matrimonio.

Non è ancora approdato in Parlamento (la discussione in aula al Senato è prevista per fine gennaio) eppure il testo di legge che dovrebbe finalmente regolarizzare le unioni civili nel nostro Paese, il cosiddetto ddl Cirinnà, continua a incontrare ostacoli nel suo cammino.

I precedenti “negativi” di Dico e Pacs

Nulla di nuovo, in effetti, come “insegnano” i precedenti sui Dico e i Pacs (i vari nomi con cui in passato è stato chiamato l’istituto giuridico per regolarizzare le coppie di fatto) che mai hanno visto la luce.

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Che cos’è la stepchild adoption
Finora a far storcere maggiormente il naso sulla legge ai cattolici di maggioranza (Ncd e parte del Pd) e opposizione era stata la cosiddetta stepchild adoption, ossia la possibilità per un partner della coppia di adottare i figli naturali del compagno, regolata dall’articolo 5.

Il provvedimento infatti – secondo i detrattori – non sarebbe altro che un viatico alla pratica dell’utero in affitto (o maternità surrogata) vietata nel nostro Paese anche alle coppie eterosessuali sterili e in gran voga, invece, tra le star statunitensi che aggirano così i “fastidi” della gravidanza usando il grembo di un’altra donna. 
Ma, tralasciando le opinioni sugli usi leciti o distorti della maternità surrogata, il fatto è che la legge non ne parla e soprattutto non la consente ecco perché sul punto sia la prima firmataria, Monica Cirinnà, sia il premier Renzi e tutto il governo hanno sempre mostrato il pugno duro e nessuna volontà di trattare, con buona pace di Ncd e company. Del resto la stepchild adoption è già permessa in Italia da molti anni, sia per le coppie sposate che per i conviventi.

Ma in campo ci sono anche la Consulta e Mattarella

In queste ore però sul cammino del ddl è spuntato un altro ostacolo, ben più grande del precedente, visto che coinvolge direttamente la Consulta e la Presidenza della Repubblica. E se sulle adozioni il governo è deciso ad andare avanti in questo caso sarebbe pronto a un intervento per modificare il testo.

Il nodo da sciogliere è una sentenza della Corte Costituzionale dell’aprile del 2010 che lo stesso Quirinale, sondato dall’esecutivo per capirne gli orientamenti sulla legge, avrebbe citato.

 

“I coniugi persone di sesso diverso”

Così dice la sentenza: “I costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso”. Ecco allora il vero problema del ddl Cirinnà: non le adozioni ma il rischio che queste unioni civili siano troppo “uguali” al matrimonio che la Costituzione consente solo agli eterosessuali.

Gli emendamenti che prepara il governo

Per questo motivo il governo starebbe preparando degli emendamenti ad hoc agli articoli 2 e 3 della legge quelli che richiamano direttamente agli articoli del Codice civile che regolano il matrimonio e dunque quelli più a rischio di incostituzionalità. Perché è proprio questo il pericolo maggiore per il ddl se resta così com’è: che una volta approvato dal Parlamento il presidente della Repubblica non lo possa firmare perché contrario alla Costituzione.

E interviene anche il presidente della Cei

Infine non aiuta, ma di certo non stupisce, il recente intervento del cardinal Bagnasco, presidente della Cei, che non solo  ha approvato il Family Day (in programma ironia della sorte il 30 gennaio proprio nei giorni della discussione al Senato), ma a proposito del ddl Cirinnà è stato oltremodo esplicito: “Mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare”.  Come se una cosa escludesse l’altra.

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