Catania, neonata morta: 6 avvisi di fine indagine a medici e un infermiere

La procura di Catania ha chiuso le indagini sulla piccola Nicole Di Pietro, deceduta dopo la nascita nella clinica Gibiino. Sono 6 le persone alle quali è stato notificato il provvedimento: la ginecologa Maria Ausilia Palermo, il neonatologo Antonio Di Pasquale e l’anestesista Giovanni Gibiino, indagati per omicidio colposo, l’ostetrica Valentina Spanò per false attestazioni, il direttore sanitario Danilo Audibert e l’infermiere Fabrizio Paglia per favoreggiamento personale. Ora le difese hanno 20 giorni per depositare memorie e chiedere eventualmente l’interrogatorio dei loro assistiti. Poi la procura deciderà – com’è probabile che faccia – che chieda il rinvio a giudizio degli indagati.

Neonata morta: sospesi tre medici: le notizie del 27 luglio

Nella morte della piccola Nicole c’entravano le decisioni dei medici, non solo la fatalità. Almeno secondo il gip di Catania, che ha sospeso per dieci mesi i tre medici indagati per omicidio colposo e falso ideologico per morte della neonata deceduta il 12 febbraio scorso. La bambina era morta dopo poche ore dopo la nascita avvenuta nella clinica Gibiino, durante la corsa in ambulanza verso Ragusa.

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Secondo l’autopsia, la piccola avrebbe potuto salvarsi solo con un parto cesareo d’urgenza. Il giudice ha ravvisato la sussistenza del “pericolo concreto ed attuale di reiterazione dei reati, ritenendo il provvedimento adeguato a scongiurare tale pericolo”.

Anche la consulenza tecnica medico-legale depositata il 29 aprile scorso aveva evidenziato a carico dei tre medici indagati “condotte gravemente colpose causalmente incidenti sulla morte della piccola”.

 

Le notizie date da Consumatrici.it il 28 maggio scorso

Morta per una “l’arresto irreversibile delle funzioni vitali consecutivo a grave sofferenza acuta fetale”. Lo scrivono i periti della procura di Catania (il medico legale Giuseppe Ragazzi, la ginecologa Claudia Giuffrida e la neonatologa Eloisa Gitto) chiamati a valutare i motivi per cui non è sopravvissuta Nicole, la neonata venuta alla luce lo scorso febbraio alla clinica Gibiino e che non ha retto alle 2 ore di ricerca di un posto in un ospedale. In pratica, secondo i medici nominati dagli inquirenti, a uccidere la bambina non sarebbero state negligenze del 118 che non ha trovato una struttura sanitaria attrezzata a ricoverare una bambina in così gravi condizioni, ma la sottovalutazione prima della nascita di una mancanza d’ossigeno.

Sottovalutata una sofferenza fetale

A proposito dell’ambulanza, infatti, scrivono i periti: “Tutte le questioni inerenti alla organizzazione del Sues 118 (sulle quali non è compito nostro entrare) non hanno nel caso in esame alcuna rilevanza causale e concausale”. Le ragioni della morte della neonata, invece, andrebbero cercare all’interno della clinica catanese dove sarebbe stato sottovalutato un tracciato che dimostrava una grave sofferenza fetale. I periti della procura si soffermano anche sulle manovre rianimatorie praticate subito dopo la nascita di Nicole dal team di medici e dall’ostetrica. Infine dalla perizia medico-legale dubbi emergono anche sulla cartella clinica della bambina, nella quale vengono sottolineate “incongruenze” incompatibili con il quadro emerso in fase di autopsia.

Inchiesta per omicidio colposo con 9 indagati

Prosegue con questo passaggio dunque l’inchiesta aperta subito dopo la morte della piccola da parte della procura di Catania che ha messo sotto inchiesta per omicidio colposo 9 medici, 5 della clinica Gibiino e 4 del sistema pubblico. Qualche giorno dopo i fatti, la Regione Siciliana aveva deciso di interrompere per 90 giorni i parti nella struttura privata a causa di “gravi lacune” emerse dopo un’ispezione dei Nas. E da Roma, dal ministero della Sanità, era giunta la minaccia di Beatrice Lorenzin di commissariare tutto il settore sull’isola.

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