Il Tar: la Sardegna non può imporre i tamponi ai turisti che arrivano

“Le disposizioni dettate per la gestione dell’emergenza nazionale (e sovranazionale) da Covid-19 e per l’emanazione dei necessari interventi di tutela della salute – si legge nel provvedimento – attribuiscono al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (D.P.C.M.) la competenza primaria all’adozione delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica in atto”. L’ordinanza della Sardegna, “impugnata nella parte in cui, agli articoli 10, 11 e 12, detta, con decorrenza dal 14 settembre 2020, regole riguardanti coloro che intendono fare ingresso nel territorio regionale, non risulta emanata nel rigoroso rispetto delle disposizioni del Governo e comunque in presenza di situazioni sopravvenute (dopo l’emanazione dell’ultimo D.P.C.M, in data 7 settembre 2020) di tale urgenza da dover giustificare un intervento che risulta limitativo della circolazione delle persone fra le regioni nonché da e verso l’estero”.

 

Perché la Regione non può farlo

Le disposizioni dell’ordinanza sono “limitative della circolazione delle persone tenuto conto che, oltre a prevedere per tutti coloro che, anche in assenza di sintomi della malattia, intendono fare ingresso nel territorio regionale, la presentazione, all’atto dell’imbarco, dell’esito di un test (sierologico o molecolare o antigenico rapido), effettuato nelle 48 ore precedenti, costringono coloro che non avessero effettuato preventivamente il test ad effettuarlo, a mezzo di tampone, entro 48 ore dall’ingresso nel territorio regionale, in strutture pubbliche o private accreditate presenti nella regione, prevedendo per gli stessi “l’isolamento domiciliare”, fino all’esito negativo degli stessi esami e salvo ulteriori diverse disposizioni dell’Azienda sanitaria competente”.

Non c’è un  rzischio sanitario aggravato

Anche sull’aggravamento del rischio sanitario, richiamato nell’ordinanza Solinas, e che ha determinato l’adozione delle misure contestare, “non sembra comunque di tale rilevanza da giustificare l’adozione di una misura che incide sulla libera circolazione delle persone ed interviene solo pochi giorni dopo l’adozione dell’ultimo D.P.C.M., in data 7 settembre 2020, che già ha tenuto conto dell’evolversi in tutte le regioni dell’epidemia in corso. L’indicato rilevante incremento dei contagi nella Sardegna – prosegue il presidente del Tar Sardegna – si è verificato in relazione al forte afflusso turistico del mese di agosto in condizioni che non sono peraltro destinate a ripetersi con l’imminente termine della stagione estiva.

Non risulta dimostrata- infine –  una insostenibile pressione sul sistema sanitario regionale, tale da imporre limitazioni alla libera circolazione delle persone, anche perché l’incremento del numero dei contagiati nella regione è stato in buona parte determinato dall’incremento del numero dei test e della rilevazione del virus in numerosi soggetti asintomatici”. Ora tocca all’organo collegiale pronunciarsi il prossimo 7 ottobre.

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