“Imbutini”, la pasta speciale creata da un’infermiera chef

Flavia Valentini, una infermiera sessantenne di Ozzano, in provincia di Bologna, si è inventata gli “Imbutini” un tipo di pasta che fino ad oggi non esisteva sul mercato.

Come nasce una pasta nuova?

“Da brava emiliana, ho sempre preparato tortellini, tagliatelle e simili. Circa cinque anni fa, in un negozio dell’usato della catena Mercatopoli, mi è capitato fra le mani un attrezzo da cucina che mi era stato venduto come utile per fare le orecchiette e l’ho sperimentato”.

Funzionava?

“Assolutamente no! Ritagliava semplicemente dei cerchietti di pasta che non c’entravano niente con le orecchiette. Allora, quella volta, per non buttare tutto, ho dato manualmente una forma particolare ai cerchietti e li ho cucinati per cena. La sorpresa è stata constatare che la pasta con quella forma non si afflosciava con la cottura e il sugo veniva trattenuto dentro i piccoli imbuti che avevo creato, esaltando il gusto complessivo del piatto. A quel punto ho cominciato a fare qualche esperimento usando farine diverse e condendo con sughi diversi. Il risultato era che gli imbutini si sposavano a meraviglia con qualunque tipo di condimento mettessi.

È sicura che sia davvero una pasta che non esisteva prima?

“Assolutamente sì. Lo feci verificare subito da una persona che lavorava all’ufficio brevetti. Confermò che la mia idea era rigorosamente nuova. Allora depositai nome, immagine, ingredienti… insomma il marchio.

Beh, a quel punto era fatta, no?

“Magari! Dietro una intuizione ci vuole tanta, ma tanta determinazione per farne un vero prodotto. Ci ho messo cinque anni per farne una pasta commerciabile. Tu puoi avere tutte le buone idee del mondo, ma se non riesci a produrle industrialmente non vai da nessuna parte. Mica potevo mettere in piedi la filiera delle sfogline! Dovevo trovare qualcuno che sapesse costruire una macchina in grado di produrre gli imbutini a livello industriale. Avevo anche cercato di coinvolgere ingegneri dell’Università, ma si erano arresi. Le aziende che fabbricavano macchinari per produrre la pasta mi dicevano che per fare un semplice prototipo servivano almeno cinquecentomila euro. E chi li aveva?”

Si è arresa?

Flavia ride con la sua bella risata larga.

“Arrendermi io? Mai! Finalmente trovai una azienda di Argelato che si era incuriosita e accettò di incontrarmi. Uno dei titolari mi ha confessato poi che quando arrivò a casa mia e si accorse che non ero una azienda ma un semplice privato, gli venne un accidente. Ma l’importante fu che accettarono la sfida. Io proposi un accordo: se la cosa funzionava, saremmo stati soci. Prima costruirono un prototipo di plastica, e una volta collaudato e verificato che funzionava, ne costruirono uno industriale a tutti gli effetti”.

A quel punto gli imbutini potevano mettere il naso fuori di casa, giusto?

“Veramente serviva ancora un passaggio: chi li produceva c’era, ma serviva qualcuno che li commercializzasse. Sembra la tela di Penelope, vero? Ma alla fine ci siamo riusciti. Ora è il Pastificio “Arte della pasta” di Minerbio che li vende ai negozi.

Com’è andato il collaudo?

“Giusto: è stato un vero e proprio collaudo. Un supermercato Conad di Ozzano li ha messi sullo scaffale e neanche il tempo di esporli che sono andati a ruba. Il Comune di Ozzano si è detto interessato a farne un prodotto tipico della zona, con laboratori, sagre… insomma ci muoviamo. Nel frattempo, siccome vogliamo pensare in grande, li abbiamo fatti avere anche a un famoso ristorante di Londra che li ha adottati”.

Come mai Londra?

“Perché il mio sogno è di farli assaggiare a Joanne Rowling, la creatrice di Harry Potter. Gli imbutini assomigliano al cappello del famoso maghetto. Scommettiamo che riesco a far venire la scrittrice a Ozzano?”

Scommettiamo? Io non scommetterò mai contro una che riesce a realizzare i suoi sogni!

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