Raffaello Sanzio ucciso a 37 anni da una polmonite aggravata da un errore

Morì a soli 37 anni stroncato da una polmonite aggravata da un errore medico: potrebbe sembrare un episodio di cronaca legato a Covid-19, e invece è l’ultima ricostruzione della misteriosa morte di Raffaello Sanzio, elaborata a 500 anni di distanza dagli esperti dell’Università di Milano-Bicocca.

 

Testimonianze raccolte dall’Università di Milano Bicocca

La loro analisi, basata su testimonianze dirette e indirette dell’epoca, porta a escludere malaria, tifo e sifilide come cause del decesso, arrivando a puntare il dito contro la pratica del salasso che avrebbe ulteriormente indebolito il pittore già provato dalla febbre. I risultati sono pubblicati su Internal and Emergency Medicine, la rivista della Società italiana di medicina interna (Simi).

 

Le notizie messe a confronto

Per cercare una soluzione al giallo della morte di Raffaello, i ricercatori hanno confrontato le informazioni contenute ne “Le vite” del Vasari con testimonianze di personaggi storici coevi del pittore e presenti a Roma in quel periodo, come quella di Alfonso Paolucci, ambasciatore del duca di Ferrara Alfonso I d’Este o alcuni documenti riscoperti nell’Ottocento dallo storico dell’arte Giuseppe Campori.

 

Una forma di polmonite

“Il decorso della malattia unito ad altri sintomi indurrebbe a pensare a una forma di polmonite”, spiega Michele Augusto Riva, ricercatore di Storia della medicina dell’Università di Milano-Bicocca. “Non possiamo affermarlo con sicurezza né possiamo ipotizzare se sia stata di origine batterica o virale come l’attuale Covid-19, ma tra le varie cause è quella che più corrisponde a quanto ci viene raccontato: un decorso acuto ma non immediato, la mancanza di perdita di coscienza, assenza di sintomi gastroenterici e febbre continua”.

Il salasso sbagliato

A peggiorare il quadro clinico ci sarebbe stato anche un errore medico: la pratica del salasso, assolutamente sconsigliata in caso di febbre polmonare. “Vasari ci dice che il pittore nascose ai medici di essere uscito spesso nelle notti precedenti per scorribande amorose. Non conoscendo la condotta del paziente e non potendo inquadrare meglio l’origine della febbre – ipotizza Riva – i medici avrebbero sbagliato a insistere con il salasso”.

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