Brexit: che vuol dire la parola che divide la Gran Bretagna

Occhi puntati sulla Gran Bretagna: a pochi giorni dal voto che potrebbe decretare l’uscita del Paese dall’Unione europea sono in tanti a guardare oltre Manica in attesa di capire ciò che succederà. L’attenzione dell’Europa si è accresciuta, del resto, dopo l’assassinio della deputata laburista e militante del “Remain” Jo Cox.

Il 23 giugno prossimo, infatti, giorno del referendum sulla Brexit (Britain exit) non si decideranno solo le sorti del popolo inglese, ma anche il futuro delle istituzioni europee (per la prima volta alle prese con un Paese che decide di uscire) e dell’economia comunitaria. Non a caso i mercati e la Borsa sono in fibrillazione da giorni con miliardi di euro bruciati e listini in caduta libera.

Banche nel mirino
Le più esposte sono le banche, anzitutto quelle che hanno un profilo anche britannico: sarebbero loro, in effetti, le più danneggiate nell’immediato da un’eventuale uscita del Regno Unito. Tant’è che a Francoforte la Bce sta prendendo le misure per gestire al meglio la crisi ed evitare che si scateni il panico sui mercati.

“Ci siamo disposti per il peggior scenario”, ha assicurato in un’audizione al Parlamento europeo Danièle Nouy, responsabile della vigilanza creditizia alla Banca centrale: “Abbiamo chiesto dei piani agli istituti che potrebbero più patire gli choc e li collaudiamo per essere sicuri che siano adeguati”.

aaaaa-cameron

Cameron euroscettico pentito
In questa situazione di incertezza crescente, non aiutano i toni apocalittici adottati negli ultimi giorni dal premier conservatore David Cameron (nela foto sopra), che ha lanciato l’allarme su pensioni e sanità e ha paventato il rischio di una paurosa  recessione economica se la Gran Bretagna deciderà di uscire. Proprio Cameron che prima ha indetto il referendum, durante la campagna elettorale per assicurarsi i consensi degli euroscettici, e che poi ha cambiato rotta schierandosi decisamente contro il “divorzio” del Regno Unito dall’Ue.

 

In crescita il fronte del sì
Eppure il fronte del Sì (di quelli cioè favorevoli all’uscita) va ultimamente sempre più forte tanto che, per la prima volta, i sondaggi lo danno in vantaggio sul No. Il Financial Times, considerato uno dei termometri più credibile degli umori inglesi, dà la Brexit avanti di due punti (al 46% contro il 44% del no), il Guardian di 6 punti e l’Indipendent addirittura di 10 punti.

aaa-sun

Il popolare Sun, schieratissimo per l’exit

E a dare un’ulteriore spinta al sì è stato negli ultimi giorni anche il Sun, la testata più popolare del Regno Unito, di proprietà del magnate Murdoch, che in un editoriale ha scritto: “Un’uscita dall’Ue consentirebbe di riaffermare la sovranità, abbracciare un futuro da potente nazione indipendente invidiata da tutti”. E – in un crescendo quasi rossiniano – ha aggiunto: “Stiamo per prendere la più grande decisione della nostra vita. “Dobbiamo liberarci dalla dittatura di Bruxelles, che nei nostri 43 anni di appartenenza all’Unione si è dimostrata meschina, sprecona e spaventosamente inetta nel gestire le crisi”.

 

La paura dell’immigrazione

In tempi di fragilità economica e terrorismo internazionale è soprattutto lo stop alla libera circolazione delle persone a far gola ai sudditi di Sua Maestà, preoccupati per la crescente immigrazione. Le statistiche dicono che negli ultimi tempi  sono sbarcati in UK 300.000 immigrati in più ogni anno, due terzi dei quali provenienti dagli altri Paesi dell’Unione. È questa massa di uomini che contendono posti di lavoro, assistenza e welfare a far paura al popolo inglese, che europeista convinto non è mai stato.

aaaagordon

I laburisti in campo
E se lo spettro dell’uscita dall’Ue si fa di giorno in giorno più reale il fronte del no cambia tattica: un passo indietro di Cameron (visto che la maggior parte dell’elettorato conservatore è comunque euroscettico) e un deciso passo in avanti dei leader del Labour Party nella speranza di convincere almeno gli elettori laburisti. In particolare, a scendere in campo per il “remain”, è stato per gli ultimi giorni di campagna elettorale l’ex primo ministro, Gordon Brown (nella foto qui sopra). Del resto fu proprio lui, due anni fa nei giorni del referendum sull’indipendenza della Scozia, a salvare il Regno Unito persuadendo gli scozzesi a rimanere.

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto