La mela è avvelenata, Greenpeace: “2 meleti su 3 pieni di pesticidi”

I nostri meleti sono pieni di pesticidi. Lo rivela Greenpeace, nel rapporto, presentato ieri, “The Bitter Taste of Europe’s Apple Production – and how Ecological Solutions can Bloom”, con i risultati delle analisi di 85 campioni di acqua e suolo prelevati in 12 Paesi europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna, Svizzera e Ungheria).
Il rapporto presenta 36 campioni di acqua e 49 di suolo, raccolti a marzo e aprile in meleti a gestione convenzionale e analizzati per verificare la presenza di residui di pesticidi.

 

L’Italia: “per il 70% dei pesticidi tossicità elevata”
I risultati dimostrano quanto l’agricoltura tradizionale, per produrre la frutta che finisce sulle nostre tavole, usi una quantità elevata di antimicrobici. E l’Italia, uno dei maggiori produttori di mele europei e paese dove vengono nebulizzati ogni anno 175.000 tonnellate di pesticidi, cioè circa 3 kg a persona, non fa eccezione. “Due terzi dei campioni di suolo e acqua prelevati nei meleti europei contengono residui di pesticidi e il 70% dei pesticidi identificati hanno livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. In un singolo campione di suolo raccolto in Italia sono state rilevate fino a 13 sostanze chimiche diverse, e 10 in un campione di acqua, un vero e proprio cocktail di pesticidi”.

 

53 pesticidi in 85 campioni
Quanto al totale delle analisi, “Su 85 campioni, sono stati rilevati 53 pesticidi differenti. Il 78% dei campioni di suolo e il 72% dei campioni di acqua contenevano residui di almeno un pesticida”.
Greenpeace ha inoltre evidenziato che “7 dei pesticidi trovati non sono attualmente approvati nell’Ue, ma possono essere utilizzati solo via eccezionali deroghe temporanee. La presenza di questi residui potrebbe essere il risultato di applicazioni pregresse, mentre in un caso potrebbe trattarsi di un fenomeno di degradazione”.

 

L’alternativa? Esiste
Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia, sottolinea che “L’Italia è uno dei maggiori produttori di mele a livello europeo. Abbandonare un modello agricolo fortemente dipendente dai prodotti chimici è fondamentale, anche per proteggere i nostri agricoltori e le loro famiglie, che sono i primi a essere direttamente esposti. L’imponente uso di queste sostanze nella produzione intensiva di mele è un altro fallimento dell’agricoltura industriale”.
Secondo il rapporto di Greenpeace, che ha lanciato la sua campagna So cosa mangio, “Una produzione di mele sostenibile, senza contaminazione del suolo e delle acque, è fattibile”. Sul sito l’associazione presenta una serie di soluzioni sostenibili già adottate nella produzione di mele per ridurre l’utilizzo di pesticidi chimici.

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