Cannes/Almodóvar applaudito al Festival con Julieta (e la Munro)

“Fatalità”, “Fra poco” e “Silenzio”, tre splendidi racconti del premio Nobel per la letteratura 2013, la canadese Alice Munro, compresi nella raccolta “In fuga”, diventano un bel film. “Julieta” di Pedro Almodóvar, presentato e applaudito stamattina a Cannes. A conferma che quando il regista spagnolo maneggia il corpo narrativo a lui preferito, il cuore delle donne, difficilmente manca il bersaglio.

Il regista riesce a uscire dagli ultimi polpettoni

E stavolta forse il risultato è ancora più sorprendente: in primo luogo perché nelle ultime tre prove la creatività di Almodóvar sembrava un po’ essersi smarrita, ed in secondo luogo perché il film si libera finalmente di quella ossessione di voler raccontare e mostrare tutto. Forse era proprio questo il problema principale non tanto della mediocre commedia “Gli amanti passeggeri”, ma dei due polpettoni “Gli abbracci spezzati” e “La pelle in cui abito”.

 

Tanti piccoli terremoti emotivi

“Julieta” si svincola da ogni lungaggine e produce tanti piccoli terremoti emotivi. Il passato inquina il presente e si lotta strenuamente per cancellare il dolore di una vita. Quella di Julieta (da adulta Emma Suarez, da giovane Adriana Ugarte), che sta per lasciare Madrid con il suo uomo, Lorenzo (Dario Grandinetti).

Ma all’ultimo momento, complice anche un incontro inaspettato e casuale con Bea (Michelle Jenner), un’amica d’infanzia della figlia, Julieta si tira indietro. Ha ancora un conto aperto con Madrid, con la vita anche, visto che Antía, sua figlia, diventata maggiorenne, intraprende un viaggio nei Pirenei, dove si rifugia in un centro meditativo e non farà più ritorno a casa.

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Riscrivere la storia di una vita

Allora Julieta decide di andare a vivere nuovamente nel palazzo di Madrid dove lei e Antía hanno vissuto per molto tempo e di scrivere – anche se vorrebbe decisamente riscrivere – la storia della sua vita. Parte un lungo flashback in cui vediamo Julieta giovane, appena laureatasi in filologia classica, che durante un viaggio in treno conoscerà due uomini. Col primo scambierà solo due parole e, appena lui diventa invadente, si rifugerà nel vagone ristorante. Ad attenderla Xoan (Daniel Grao), bellissimo pescatore, con il quale dopo una notte di passione (e dopo aver scoperto che l’uomo dal quale si è allontanata si è suicidato) costruirà una vita insieme. Nasce Antía, ma presto Xoan morirà tragicamente durante una tempesta in mare.

I tanti interrogativi della trama

Quali segreti e silenzi si celano nei rapporti madre-figlia? Il dolore che porta Antía a sparire dalla vita di Julieta è forse dovuto al fatto che questa non le ha mai confessato che suo padre aveva un’amante, Ava, con cui peraltro Julietta stessa era in buoni rapporti? E Julieta e Xoan avevano litigato prima che lui andasse a pescare per non fare ritorno? La tempesta era cominciata prima o dopo che aveva preso il mare? E la domestica (Rossy de Palma, nella foto di apertua e qui sopra), ha raccontato tutta la vicenda ad Antía per filo e per segno? L’ha forse alterata per un risentimento nei confronti di Julieta?

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Le Fatalità ci plasmano più di quanto pensiamo

Almodóvar (nella foto qui sopra con l’attrice Emma Suarez, Julieta da Adulta) sembra voler dire che le componenti fortuite, così come quelle avverse (la “Fatalità” del racconto della Munro), ci plasmano più di quanto facciamo finta di non vedere. A nulla vale indirizzare la propria vita lungo il tragitto sperato se il vento non soffia dalla nostra parte. “Julieta” è un film denso e profondo, dove però le emozioni sono più controllate del solito e non per questo meno forti. E’ probabile che su questa versione più contenuta di Almodóvar abbia influito la scrittura nuda e precisa della Munro.

 

Qual è il prezzo del dolore?

Nelle fitte trame del quotidiano, che le donne cuciono e ricuciono a loro piacimento, tutto ciò che non sembra avere rilevanza ha invece valore. Una lettera che arriva al momento giusto, una visita dai genitori che non sono più gli stessi, una domestica che guarda di sbieco.

E il dolore, che prezzo ha? Quanto costa tenerselo dentro? Può essere cancellato dalla voglia di riabbracciare chi ce lo ha inflitto? A giudicare dal finale, sì. In fin dei conti è un po’ la regola di certi amori.

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